Speciale Iran e Mercati: diluvio di bombe e prove di mediazione

Undicesimo giorno di guerra: bombardamenti al massimo sull'Iran. Trump ha chiamato Putin per ragionare su una soluzione onorevole per tutti, anche Cina e Russia si fanno avanti come mediatori  

Autore: Marino Masotti
Bandiera Iran con aerei militari

Photo by Anton Petrus/Getty Images

Guerra: undicesimo giorno 

Volge al termine una giornata caratterizzata dal ritrovato appetito per il rischio dopo i commenti di ieri del Presidente Trump in merito ad una fine del conflitto in arrivo "molto presto".
Pur in assenza di indicazioni più esplicite, gli operatori hanno intravisto i germi dell’ormai noto TACO, la tendenza del Presidente ad alleviare la tensione dopo aver raggiunto il punto di stress dei mercati. Trump ha parlato anche di interventi mirati a contenere il prezzo del petrolio, quali possibili limitazioni alle esportazioni ed un allentamento del Jones Act (una legge protezionista del 1920). Tutto ciò ha contribuito ad un rientro ulteriore dei prezzi dell'energia, chiaramente più marcato per il WTI del Texas.

Entrano in gioco Putin e altri mediatori

Trump ha inoltre avuto una conversazione con il presidente Vladimir Putin, dove è stata discussa la possibilità di ridurre le sanzioni sul petrolio russo. la misura  assolverebbe al duplice scopo di contenere il rincaro e indurre il Cremlino ad un maggior impegno nei negoziati con l’Ucraina.
La Russia è anche un alleato chiave dell’Iran e alcuni funzionari statunitensi temono che Mosca possa fornire aiuti o intelligence a Teheran. Il consigliere di politica estera del Cremlino Yuri Ushakov ha definito la telefonata (durata circa un’ora) «franca e professionale»; Putin avrebbe presentato a Trump diverse proposte per porre fine alla guerra con l’Iran. Ed è proprio il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi che ha affermato alla TV di Stato iraniana che Francia, Cina e Russia avrebbero contattato l’Iran per discutere possibili condizioni per un cessate il fuoco. Insomma, dietro le quinte si fanno più insistenti i tentativi di una mediazione. Lo speaker del parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha tuttavia affermato che la Repubblica Islamica non sarebbe «assolutamente» alla ricerca di un cessate il fuoco, negando la prossimità di una fine delle ostilità come affermato da Trump.

Ultime dal fronte

Il conflitto prosegue: è di stamattina la notizia del dispiegamento dei missili Patriot nella Turchia occidentale ad opera della NATO, dopo il lancio di ieri di un secondo missile balistico iraniano. Sono proseguiti gli attacchi iraniani a Israele, con allerte nelle località di Tel Aviv e Gerusalemme. Anche sui paesi del Golfo continuano ad arrivare missili.
Il Presidente iraniano Pezeshkian ha nuovamente lanciato un appello ai paesi vicini, promettendo una riduzione delle tensioni a patto che i loro «spazio aereo, territorio e acque» non vengano utilizzati come piattaforme di lancio per attacchi diretti all’Iran. Collaborazione che per il momento non sembra interessare gli Emirati, a giudicare dall’esplosione di una petroliera nelle vicinanze di Abu Dhabi. E lo stop della raffineria di Ruwais (la più grande degli Emirati, con una capacità di 0,9 milioni di barili giorno) si aggiunge alla lista delle interruzioni alla produzione degli ultimi giorni, dopo un attacco di droni iraniani.
Attualmente, alcune indiscrezioni riferiscono un taglio produttivo pari a 7.6 milioni di barili al giorno, principalmente dovuto agli stop di Arabia Saudita (2-2.5 milioni) e Iraq (2.9 milioni), con la restante parte dovuta ad Emirati e Kuwait.

Pioggia di bombe sull'Iran

In conferenza stampa, il segretario della difesa Pete Hegseth ha annunciato che oggi gli USA starebbero conducendo il più intenso bombardamento in territorio iraniano dall’inizio dell’ostilità. E come segnalato dal Generale della Air Force Dan Caine, gli USA avrebbero finora colpito oltre 5.000 obiettivi iraniani e distrutto oltre 50 navi: i lanci di missili balistici sarebbero infine diminuiti del 90% e quelli di droni del 83% dall’inizio dell’operazione. I mercati USA sembrano quindi credere all’ipotesi di un climax che porti a maggiori distensioni nei prossimi giorni, con l’S&P 500 che ha recuperato il territorio negativo registrato in mattinata dai futures. Tonici anche gli indici europei, sebbene il Cancelliere tedesco Merz abbia espresso preoccupazione per «l’apparente mancanza di un piano congiunto su come questa guerra possa essere portata ad una conclusione convincente». In calo lo spread del BTP rispetto al Bund tedesco, ora sui minimi degli ultimi giorni in area 68 punti. La distensione dei toni sul mercato si è quindi riflessa sul tendenziale indebolimento del dollaro, tornato alla soglia di 1.165 contro l’euro, premiando materie prime industriali (tonico il rame, +1,5%) ed i metalli preziosi (l’oro ritrova i 5200 dollari l’oncia).

 



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