Speciale Iran e Mercati - Wall Street ad un soffio dai record
Il Wall Street Journal riporta come tra le parti ci sarebbe un’intesa sulla prosecuzione dei negoziati, sebbene ancora non siano stati fissati data e luogo dei prossimi incontrii

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Avanti con il negoziato
Intonazione tendenzialmente ancora positiva per i mercati, che vedono nell’assenza di escalation l’essenza stessa della de-escalation, supportati dalle dichiarazioni costruttive del Presidente USA sulla possibilità di un nuovo round di negoziati nei prossimi due giorni.
Il Wall Street Journal riporta come tra le parti ci sarebbe un’intesa sulla prosecuzione dei negoziati, sebbene ancora non siano stati fissati data e luogo dei prossimi incontri. La situazione, quindi si presenta come uno stallo di fatto, per il momento nessuna nave in partenza da un porto iraniano avrebbe provato a forzare il blocco navale statunitense.
Stoccaggi iraniani colmi
Secondo il Financial Times, la Repubblica Islamica starebbe riempiendo a pieno regime gli stoccaggi domestici di petrolio, vista l’impossibilità (presunta o reale) di esportare ulteriore greggio via nave; dieci, massimo quindici, i giorni prima che l’Iran si trovi a dover sospendere l’estrazione petrolifera a causa degli stoccaggi pieni. È quindi ragionevole considerare, tra le varie ipotesi, la possibilità che gli Stati Uniti prolunghino il cessate il fuoco (in scadenza il prossimo 22 aprile) per colpire le finanze della Repubblica Islamica senza sparare nemmeno un proiettile. Scenario che tuttavia si concilia male con le più recenti indiscrezioni del Washington Post, che riferiscono dell’invio di migliaia di truppe USA addizionali (6.000 sulla portaerei USS George H.W. Bush e sulle navi di scorta, 4.200 circa sulla USS Boxer) oltre alle circa 50.000 stimate attualmente impegnate nel conflitto.
Borse e variabili macro
Il prezzo del petrolio Brent continua a consolidare in area 94-95 dollari per barile, scommettendo su una tattica di pressione incrementale che non porti tuttavia ad una escalation. La fase di stabilità del petrolio si accompagna a un nuovo slancio rialzista dei listini: l’S&P500 è tornato vicino ai 7.000 punti, recuperando in pochi giorni la correzione causata dalla guerra, mentre il Nasdaq si riavvicina anch’esso ai massimi storici. Più faticoso il recupero delle Borse europee: oggi il DAX segna un +0,33%, mentre FTSE MIB ed Euro Stoxx restano in territorio negativo. Il mercato obbligazionario appare più restio al rimbalzo: il Bund decennale si mantiene in area 3%, il BTP al 3,79%, con uno spread intorno agli 80 punti base; il Treasury decennale è stabile al 4,25%.
Anche l’oro ha ripreso terreno, portandosi sopra i 4.800 dollari l’oncia, confermando una temporanea correlazione positiva con l’azionario. Si registra inoltre un deciso indebolimento del dollaro, sostenuto anche da dati macroeconomici meno negativi del previsto, con il cambio in area 1,18.
e più recenti indiscrezioni sui negoziati fra Usa e Iran, andati male nel fine settimana, riaccendono le speranze dei mercati, sostenendo il sentimento di risk-on.
Le ricostruzioni raccontano infatti di una mancata intesa sulla proposta USA di sospensione di qualsiasi attività nucleare sostenuta dalla Repubblica Islamica per i prossimi vent’anni, a cui lo stato persiano avrebbe risposto offrendo un impegno a cinque anni.
Nonostante la postura più aggressiva degli Stati Uniti, intenti da ieri a controllare il flusso di navi che passano per lo Stretto, i mercati hanno guardato oltre. Se il vero problema è intendersi solamente su una scadenza temporale (cinque o vent’anni che siano), allora le parti hanno già raggiunto un terreno comune, di cui però ancora non sono state condivise le direttrici.
I titoli industriali e gli energivori hanno avuto una reazione positiva, mentre gli energetici hanno ceduto il passo.
Un altro elemento punta nella direzione della de-escalation: la pressione sulla Cina.
Dopo una prima ripresa del prezzo del petrolio, poi rientrata, i mercati hanno colto il significato ultimo di questa azione (il blocco navale): se è sicuramente indiscutibile la pressione che gli Stati Uniti vogliono mettere sulla Repubblica Islamica, il ragionamento successivo va diretto a quelle navi che attraccano e partono dai porti iraniani, perlopiù cinesi.
Gli USA stanno quindi cercando da un lato di limitare gli approvvigionamenti alla Repubblica Islamica, dall’altro di tagliare i rifornimenti che in questo ultimo mese e mezzo hanno dato alla Cina un importante vantaggio rispetto agli altri paesi asiatici, in virtù delle pressoché ininterrotte forniture di idrocarburi iraniani che hanno, se non impedito, almeno limitato i danni sul fronte energetico.
Il tono rimane quindi tendenzialmente costruttivo, con indici azionari diffusamente positivi.
Sul fronte obbligazionario, il decennale italiano ritorna appena sotto la soglia del 3.80% ed il Bund tedesco rimane in area 3.03%, nel contesto di uno spread in consolidamento sotto agli 80 punti base.
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