Speciale Iran e Mercati: verso la scadenza dell'ultimatum

In caso di mancato accordo tra le parti, è possibile un'escalation che porterebbe a duri attacchi sul territorio iraniano
Autore: Team Advisory
Bandiera Iran con aerei militari

Photo by Anton Petrus/Getty Images

Questa notte, alle 2:00 italiane di mercoledì 8 aprile, scade l’ultimatum lanciato dal presidente Usa Donald Trump nei confronti dell’Iran. Le condizioni prevedono il raggiungimento di un cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz; in caso contrario, sono stati minacciati pesantissimi attacchi contro infrastrutture civili, come ponti e centrali energetiche. 

I possibili scenari

Gli scenari possibili al momento sono tre. Il primo è il mancato accordo tra le parti, con una conseguente escalation che porterebbe a duri attacchi in Iran e, potenzialmente, alla chiusura completa dello Stretto di Hormuz. Negli ultimi giorni è aumentato il flusso di imbarcazioni in transito nello stretto, sebbene in molti casi non siano note né la bandiera né le motivazioni del passaggio: non è chiaro se si tratti di navi “amiche “per l’Iran o se il transito sia stato consentito tramite il pagamento di una tassa.

Il secondo scenario prevede un accordo tra le parti, con un possibile cessate il fuoco temporaneo. Pochi giorni fa, Axios ha riportato l’ipotesi di una tregua temporanea di 45 giorni, finalizzata a raggiungere un’intesa più duratura. Tuttavia, questa possibilità è stata ridimensionata da alcune autorità statunitensi e anche l’Iran sembra poco incline ad accettare una soluzione temporanea.

La terza ipotesi è un nuovo rinvio dell’ultimatum, nel caso in cui le parti stiano avanzando verso un accordo, ma non siano ancora pronte a formalizzarlo. 

Divisioni negli Usa

Nel frattempo, secondo fonti interne, emergono divisioni significative all’interno dell’amministrazione Trump: il presidente, il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth (che sarebbe anche a rischio impeachment) sarebbero più inclini a una linea dura. Al contrario, il vicepresidente JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner sembrerebbero favorire una soluzione diplomatica. Tra i Paesi alleati, Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti spingono affinché gli Stati Uniti accettino un eventuale cessate il fuoco solo a condizioni fortemente favorevoli: piena libertà di navigazione nello Stretto e distruzione del materiale nucleare. Dall’altra parte, Pakistan, Egitto e Turchia continuano a svolgere un ruolo di mediazione. 

Va inoltre ricordato che l’Iran ha presentato un nuovo piano articolato in dieci condizioni per un accordo: tra queste, la cessazione degli attacchi contro il Paese e i suoi alleati, la rimozione delle sanzioni e la possibilità di continuare l’arricchimento dell’uranio. La principale novità rispetto alle proposte precedenti riguarda l’ufficializzazione dell’introduzione di una tassa di 2 milioni di dollari per ogni imbarcazione in transito nello Stretto. 

Gli attacchi (intanto) proseguono

Il prezzo del petrolio resta elevato, con il WTI in area 115 dollari al barile, anche a seguito degli attacchi alle infrastrutture militari sull’isola di Kharg, uno degli obiettivi più sensibili per Teheran. Proseguono anche i bombardamenti iraniani: nella notte, l’Arabia Saudita ha intercettato sette missili balistici diretti verso centrali elettriche, mentre Israele ha invitato la popolazione iraniana a evitare l’uso della rete ferroviaria fino alle 21:00 ora locale, in un avviso senza precedenti rivolto a infrastrutture di questo tipo.

Il nuovo picco del greggio tinge di rosso le Borse il FTSE MIB rimane flat, mentre lo Stoxx 600 segna -0,50%; negli USA il Nasdaq apre a -0,60%, mentre S&P a -0,50%. Invece, il dollaro e i metalli preziosi si muovono poco: il cambio EUR/USD è a 1,156 e l’oro si attesta a 4.650 dollari l’oncia. I tassi, invece, registrano un rialzo significativo: il BTP decennale è al 3,91%, il Bund al 3%, con lo spread tra i due stabile intorno ai 90 punti base.



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