Speciale Iran e Mercati - Tra impasse negoziale e segnali di dialogo

Se da un lato Washington e Teheran non si sono nuovamente incontrate, dall’altro il ministro degli Esteri iraniano si sta muovendo per consolidare la propria rete di alleanze nell’area mediorientale

Autore: Redazione
Bandiere Iran, USA, Israele

Photo by Anton Petrus/Getty Images

Petrolio poco mosso dall’inizio della giornata: due notizie contrastanti sul conflitto in Medio Oriente mantengono il quadro in un limbo di incertezza.

Da un lato, il mancato svolgimento dei colloqui di sabato tra USA e Iran a Islamabad (Pakistan) ha alimentato i timori di nuova tensione. Dall’altro, Axios riporta che, secondo fonti statunitensi, Teheran avrebbe proposto agli USA un nuovo accordo per favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz, rinviando però le discussioni su nucleare e uranio arricchito. Proprio su questo tema, il presidente americano Donald Trump ha convocato i suoi principali consiglieri nella Situation Room per valutare la nuova proposta iraniana nella giornata odierna.

Se da un lato Washington e Teheran non si sono nuovamente incontrate, dall’altro il ministro degli Esteri iraniano Araghchi si sta muovendo per consolidare la propria rete di alleanze nell’area e confrontarsi con più interlocutori sugli sviluppi della guerra e sulle sue implicazioni, tra Stretto di Hormuz e dossier nucleare. Questo weekend è stato sia in Pakistan, per parlare con i mediatori, sia in Oman, la sponda opposta dello Stretto di Hormuz e possibile beneficiario di una parte dei pedaggi delle navi; questa postilla compariva in uno dei punti della precedente proposta iraniana consegnata agli statunitensi.

L’incontro più rilevante è però quello di oggi in Russia per l'incontro con Vladimir Putin a San Pietroburgo. Il Cremlino ha mostrato il proprio supporto all’Iran, auspicando che il Paese trovi presto la pace e dichiarando di voler fare tutto il possibile per raggiungerla. È necessario ricordare che, secondo indiscrezioni, la Russia avrebbe fornito supporto di intelligence all’Iran per difendersi dagli attacchi israelo-statunitensi: il sostegno, quindi, non è stato soltanto simbolico. Nel corso dell’incontro, il ministro iraniano ha incolpato gli Stati Uniti e le loro richieste eccessive per il fallimento dei colloqui.

La situazione resta in una fase di immobilità: è incerta la data di un possibile nuovo round di negoziati e lo Stretto di Hormuz rimane di fatto occluso dai due blocchi. Sul piano formale reggono i due cessate il fuoco, sebbene la tensione tra Libano e Israele resti molto elevata, con diverse violazioni da entrambe le parti, in particolare nel tratto tra il sud del Libano e il nord di Israele. Prosegue inoltre il controllo israeliano su una porzione limitata del territorio libanese.

Petrolio Brent ancora sopra i 100 dollari al barile: l’incertezza tra Stretto di Hormuz e possibili negoziati ha spinto greggio e gas oltre il +10% nella scorsa settimana. Borse indecise tra Europa e Stati Uniti: S&P 500 e Nasdaq leggermente negativi, mentre DAX, FTSE MIB ed Euro Stoxx sono piatti o in lieve rialzo.

Rendimenti ancora in aumento, sia oggi sia su base settimanale, con il Bund decennale stabilmente sopra il 3% e il Treasury oltre il 4,3%, non lontano dalla soglia psicologica del 4,5%. Metalli preziosi in fase laterale da alcune settimane: oro a 4.700 dollari l’oncia. Cambio EUR/USD in area 1,17.

 



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