Speciale Iran e Mercati: salgono borse e bond, in calo lo spread

Si allarga il fronte dei paesi che preferiscono non schierarsi, negli scorsi giorni le autorità italiane avrebbero rifiutato l’atterraggio dei bombardieri statunitensi presso la base di Sigonella

Autore: Team Advisory
Bandiera Iran con aerei militari

Photo by Anton Petrus/Getty Images

Guerra finita e Stretto di Hormuz chiuso

Giornata all’insegna del risk-on sui mercati dopo che Trump, secondo i retroscena del Wall Street Journal, non sarebbe interessato a riaprire lo Stretto di Hormuz al termine dell’operazione militare, in quanto questo allungherebbe la durata inizialmente pianificata dell’intervento in Medio Oriente oltre l’orizzonte del 4-6 settimane.
Indicazione che da un lato si presta ad un’interpretazione positiva, in quanto la presenza militare USA potrebbe presto venir meno anche senza la riapertura dello Stretto, ma che lascia molti interrogativi tra cui il destino di questo punto di passaggio fondamentale nell’economia globale.
I fatti tuttavia dicono il contrario, con il numero di unità statunitensi stanziate in Medio Oriente che non dà segnali di riduzione, ma anzi si accumulano nei giorni le indiscrezioni di nuovi invii di truppe a supporto di un possibile intervento di terra.

L'Iran alza il livello dello scontro  

Nel frattempo l’Iran prova la via dell’escalation, colpendo una petroliera del Kuwait al largo della costa di Dubai, il primo attacco diretto ad una petroliera negli ultimi dieci giorni. La Repubblica Islamica infatti ha avuto la “cura”, se così si può dire, di bersagliare perlopiù installazioni militari statunitensi e, quasi simmetricamente, stabilimenti produttivi dell’area (come l’impianto di produzione di alluminio emiratino ad Abu Dhabi nel fine settimana, dopo aver subìto un attacco ad uno stabilimento di produzione d’acciaio).

L'Italia non concede la base di Sigonella 

Intanto, si allarga il fronte dei paesi che preferiscono non schierarsi nel conflitto: dopo la Spagna di Sanchez, è di oggi la notizia che negli scorsi giorni le autorità italiane avrebbero rifiutato l’atterraggio dei bombardieri statunitensi presso la base di Sigonella, trattandosi di attività al di fuori di quelle regolate nei trattati bilaterali (operazioni di routine e\o logistiche) e quindi dipendenti dall’approvazione parlamentare.

Mercati 

Nonostante le tensioni sul fronte politico, la giornata di chiusura di questo (geopoliticamente intenso) trimestre mostra un posizionamento costruttivo, con diffuse performance positive sui listini occidentali. Quelli asiatici invece, dopo una partenza d’anno stellare hanno pagato il maggior pegno a causa della forte esposizione alle forniture energetiche del Golfo. La giornata rimane quindi all’insegna dell’appetito per il rischio, visibile nell’apprezzamento dell’euro sul dollaro che ha riportato il cambio in area 1.152 dopo essere sceso sostanzialmente sui minimi degli ultimi 12 mesi negli scorsi giorni. L’andamento forte degli asset rischiosi cozza tuttavia con i livelli sostenuti del prezzo del petrolio, che non accennano a cedere il passo.

La settimana si apre con l’entrata nel conflitto da parte dei ribelli Houthi, che hanno lanciato missili balistici dallo Yemen su Israele a seguito dell’attacco ad un impianto nucleare iraniano. La lettura implicita dei mercati non è stata tanto quella di un generico allargamento dei fronti di combattimento, quanto quella di una minaccia addizionale alle forniture di greggio e prodotti raffinati che oggi stanno trovando sfogo nel porto saudita di Yanbu, nel Mar Rosso. Il porto riceve infatti cinque milioni di barili di greggio al giorno, pompati dall’oleodotto che i sauditi hanno prontamente portato a piena capacità nelle scorse settimane (sette milioni di barili al giorno, di cui due destinati alla raffinazione locale), e che al momento costituiscono la singola valvola di sfogo più rilevante a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz.
Il petrolio non è stato tuttavia l’unica materia prima ad aprire in rialzo: tonico anche l’alluminio, dopo la notizia del danneggiamento dello stabilimento di Emirates Global Aluminium (EGA), il più importante produttore d’alluminio del Medio Oriente, e di Aluminium Bahrain, che insieme costituiscono una parte rilevante della produzione dell’area. Il Medio Oriente pesa circa per il 9% della produzione globale di alluminio, e proprio in virtù di questa rilevanza oggi le principali società specializzate nell’estrazione e nella produzione del metallo vivono una seduta particolare tonica.

Preparativi di sbarco e negoziati

Nel frattempo, procede l’arrivo di truppe statunitensi nell’area, con la presenza della USS Tripoli (la «piccola portaerei» statunitense, riconvertita a nave per l’assalto anfibio) confermata a partire da venerdì. Il New York Times ha riportato indiscrezioni secondo cui sarebbero 50.000 le unità a disposizione per un eventuale intervento di terra. Molteplici i possibili obiettivi, a seconda della fonte: il Financial Times sostiene che l’operazione possa riguardare la presa dell’isola di Kharg, l’hub petrolifero da cui parte il 90% delle esportazioni di petrolio iraniane, mentre il Wall Street Journal afferma che l’obiettivo degli USA potrebbe essere l’uranio arricchito custodito nei pressi dei siti nucleari. Una terza via, ipotizzata negli scorsi giorni, sarebbe quella del controllo delle isole nell’area dello Stretto, per ripristinare il traffico marittimo dell’area. Quale che sia il reale obiettivo, l’accumulo di unità nell’area certamente cozza con le dichiarazioni del Presidente USA, che continua a riferire di «good negotiations» in corso, nonostante il rifiuto del piano in 15 punti presentato dagli statunitensi.

Mercato 

Complessivamente positiva tuttavia la reazione degli asset rischiosi nella giornata odierna, con i principali indici USA che hanno aperto nel segno del verde, pur con un rallentamento degli entusiasmi nella prima parte della seduta. Giornata positiva anche per il comparto obbligazionario, con il decennale italiano ritornato sotto la soglia del 4.0%, seppur nel contesto di uno spread invariato di 95 punti base addizionali rispetto al bund tedesco. Colpisce sicuramente la forza del dollaro, che da inizio giornata sta continuando ad apprezzarsi sull’euro, attestandosi sotto la soglia di 1.146 nel pomeriggio.



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