Speciale Iran e Mercati: parte il blocco navale di Trump

Se da un lato Usa e Iran sembrano pronti a riprendere i combattimenti, dall'altro diversi Paesi mediatori continuano a lavorare per una soluzione diplomatica
Autore: Team Advisory
Bandiera Iran con aerei militari

Photo by Anton Petrus/Getty Images

Dopo i primi colloqui senza esito tra USA e Iran a Islamabad nei giorni scorsi, alle 16 di oggi è entrato in vigore il blocco navale statunitense, posizionato al di fuori dello Stretto di Hormuz, volto a bloccare il passaggio di tutte le navi provenienti o dirette verso porti iraniani.

La mediazione prosegue

L’obiettivo di Trump è ostacolare sia le esportazioni iraniane sia i Paesi che più beneficiano di questi traffici, in primis la Cina, principale importatore di petrolio iraniano. Aggiungendo questa leva militare, il presidente degli Stati Uniti intende spingere Teheran ad accelerare un possibile accordo. Se da un lato le due parti sembrano pronte a riprendere i combattimenti, alcune testate come Axios e WSJ sottolineano come diversi Paesi mediatori stiano continuando a lavorare per una soluzione diplomatica. Pakistan, Egitto e Turchia continueranno a fare da ponte tra USA e Iran, cercando di riportare le parti a un nuovo accordo.

Secondo indiscrezioni, la porta non sarebbe chiusa e i due fronti starebbero continuando a trattare, seppur in modo non ufficiale. L’ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, ha dichiarato che i colloqui di Islamabad non sono falliti, ma hanno posto le basi per un processo diplomatico.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che le parti erano “a pochi passi” da un accordo prima che gli Stati Uniti “cambiassero le regole del gioco”, una versione non confermata da funzionari USA e fonti regionali, pur riconoscendo i progressi compiuti.

Infine, secondo il New York Post, gli ufficiali iraniani starebbero valutando di abbandonare l’arricchimento di uranio in seguito alle condizioni degli USA per terminare la guerra. Quest’ultima notizia ha calmierato il prezzo del petrolio dopo un’apertura al netto rialzo.

Israele e Libano

Il primo ministro israeliano Netanyahu è intervenuto con alcune dichiarazioni: in primo luogo, sul delicato tema libanese, ha sottolineato che Israele mira a ottenere maggiore sicurezza su quel fronte. Proprio Israele e Libano dovrebbero incontrarsi a Washington per un round di colloqui diretti nel tentativo di contenere il secondo fronte di guerra. Dall’altra parte, il premier israeliano ha ribadito che il cessate il fuoco, ancora in vigore nonostante il mancato esito dei negoziati, resta a rischio. Ufficiali iraniani, invece, considerano un bluff il blocco imposto da Trump e si dicono pronti a rispondere duramente qualora venisse applicato pienamente.

Opec

Il timore di una nuova escalation ha spinto l’OPEC a rivedere al ribasso le stime di domanda globale di petrolio per il secondo trimestre del 2026, portandole a 105,07 milioni di barili al giorno dai precedenti 105,57 milioni, indicando come principale fattore la guerra in Iran e le tensioni geopolitiche che stanno rallentando temporaneamente la crescita dei consumi sia nei Paesi OCSE sia in quelli non OCSE.

Nonostante questo aggiustamento nel breve periodo, il cartello ha lasciato invariata la previsione di crescita della domanda su base annua per il 2026 e il 2027, segnalando un recupero atteso nella seconda parte dell’anno. Sul fronte dell’offerta, la produzione del gruppo OPEC+ è scesa a circa 35,06 milioni di barili al giorno, riflettendo le difficoltà operative e logistiche legate al conflitto e alle restrizioni sulle esportazioni, in un contesto di forte volatilità dei mercati energetici.

Mercati e macrovariabili

La possibilità di escalation ha sostenuto il rialzo del petrolio e una reazione negativa dei mercati, sebbene la speranza di una soluzione diplomatica abbia limitato le perdite. Il greggio WTI si attesta in area 101 dollari al barile, mentre il Brent è poco sopra i 100 dollari.

I listini europei sono in rosso: Euro Stoxx 50 a -0,55%, FTSE MIB a -0,27% e DAX a -0,61%; nonostante ciò, la performance degli ultimi giorni resta positiva. Apertura leggermente negativa per Wall Street, con l’S&P 500 a -0,3% e il Nasdaq a -0,4%, mentre la reazione sull’azionario rimane contenuta.

Più marcata invece la dinamica sull’obbligazionario, con nuovi rialzi dei rendimenti: il Bund decennale è saldamente sopra il 3% e il BTP in area 3,86%, mentre il Treasury resta poco mosso al 3,10%. Anche l’oro è in calo, a 4.700 dollari l’oncia, mentre si registra un parziale rafforzamento del dollaro, nonostante dati macro-deboli mantengano il cambio EUR/USD sopra quota 1,17.



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