Speciale Iran e mercati - Delusione per il vertice Trump-Xi, salgono i rendimenti
Gli investitori hanno reagito negativamente all’esito dell’incontro, il petrolio WTI è balzato fino a 105 dollari al barile

Photo by Anton Petrus/Getty Images
In questi giorni c'era molta attesa per l’incontro tra i presidenti di Cina e Usa, Xi Jinping e Donald Trump. Si sperava che le due potenze riuscissero a trovare un’intesa per coinvolgere anche Pechino nei negoziati tra USA e Iran.
Qualche punto di convergenza è emerso: Washington e Pechino hanno concordato che lo Stretto di Hormuz debba rimanere aperto per garantire il libero flusso dell’energia e che l’Iran non possa mai dotarsi di un’arma nucleare. Xi si è inoltre detto disponibile a sostenere il processo negoziale e ha dichiarato che la Cina non fornirà equipaggiamento militare a Teheran.
Tuttavia, nonostante le buone intenzioni delle parti, mancano ancora accordi concreti che coinvolgano effettivamente la Cina nel processo di pace. Il mercato ha reagito negativamente all’esito dell’incontro, con il petrolio WTI balzato fino a 105 dollari al barile.
I toni di Trump restano duri nei confronti dell’Iran e non è ancora chiaro se ci sarà un nuovo incontro con Teheran. Nel frattempo, il cessate il fuoco regge, sebbene rimanga estremamente fragile. Emergono comunque alcune notizie più distensive: il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha dichiarato di aver concordato con gli Stati Uniti di posticipare i negoziati sul nucleare arricchito a una seconda fase e che i colloqui tramite mediatori dovrebbero continuare. Ha però avvertito anche che il Paese è pronto sia ai negoziati sia alla guerra.
Il rialzo del petrolio ha spinto diversi tassi su nuovi massimi recenti: il Bund decennale sui massimi dal 2011, il trentennale giapponese sui massimi dal 1999, il Treasury decennale sopra il 4,5% e il trentennale sopra il 5%. La pressione sui mercati obbligazionari si è trasmessa anche agli indici azionari: S&P 500 -1,14%, Nasdaq -1,57%, FTSE MIB -2%, Euro Stoxx 50 -1,80%.
Forte correzione anche sui metalli preziosi: argento -10%, oro -2,50%, con il dollaro che si è rafforzato fino a 1,162.
In questo articolo
Advertisement

