Speciale Iran e Mercati: lo Stretto di Hormuz riapre domani, o venerdì
Le navi in transito dovranno pagare una tassa di 2 milioni di dollari all'Iran: l'incasso sarà condiviso con l’Oman. Nonostante le incertezze, la reazione dei mercati alla tregua è fortemente positiva

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Tregua pakistana
Poco prima della scadenza dell’ultimatum, nella notte di ieri, Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco sul documento proposto dal Pakistan. La durata è di 15 giorni: le condizioni prevedono l’interruzione degli attacchi e la possibilità di consentire il passaggio delle imbarcazioni nello Stretto di Hormuz. Questa soluzione temporanea rappresenta un punto di partenza per la redazione di un accordo futuro più stabile e di più ampia portata.
Le basi del negoziato
L’Iran avrebbe presentato alla Casa Bianca, tramite intermediari, un piano in 10 punti. In sintesi, le richieste includono: la fine permanente degli attacchi contro Iran e alleati, la revoca delle sanzioni, la riapertura dello Stretto con l’introduzione di una tassa di 2 milioni di dollari per nave (i cui proventi verrebbero condivisi con l’Oman) e il controllo del passaggio. Anche Israele ha accettato il cessate il fuoco; tuttavia, fonti israeliane indicano che il Libano non rientrerebbe nella pausa delle ostilità.
Il Pakistan ha invitato per venerdì a Islamabad due delegazioni per discutere la seconda fase dei negoziati: quella statunitense, guidata da Witkoff, Kushner e Vance. Dall’altro lato, il presidente iraniano Pezeshkian ha confermato la partecipazione dell’Iran ai colloqui.
Hormuz riapre domani o venerdì
Il vicepresidente Vance ha dichiarato che i negoziati stanno procedendo positivamente e che lo Stretto verrà presto ufficialmente riaperto. Questa indicazione è stata confermata anche da un funzionario iraniano, secondo cui l’apertura potrebbe avvenire tra giovedì e venerdì, prima dell’incontro a Islamabad, a condizione che il cessate il fuoco venga rispettato. La riapertura sarebbe inizialmente limitata e coordinata con le forze militari iraniane. Inoltre, gli Stati Uniti starebbero lavorando con l’Iran per la rimozione di materiale nucleare. Infine, Trump ha affermato che potrebbe esserci un’iniziativa congiunta tra Stati Uniti e Iran per la gestione dei pedaggi nello Stretto di Hormuz.
Tregua subito violata
Nonostante questi sviluppi, la tregua resta fragile. In primo luogo, continuano a essere segnalati attacchi da parte dei Paesi del Golfo (rilevante quello all’ oleodotto saudita Est-Ovest che collega Golfo Persico e Mar Rosso, ampiamente utilizzato per evitare le esportazioni dallo Stretto), ed entrambe le parti si sono dichiarate pronte a intervenire nuovamente in caso di violazioni. In secondo luogo, Trump prosegue con una linea di forte pressione sugli alleati, annunciando dazi del 50% con effetto immediato per qualsiasi Paese che fornisca armi a Teheran, senza eccezioni. Inoltre, resta da verificare la concreta attuazione degli accordi: al momento lo Stretto rimane chiuso, Israele intende proseguire gli attacchi in Libano, in contrasto con le richieste iraniane, e l’incontro a Islamabad appare probabile, ma non ancora certo.
I mercati danno credito alla pace
Nonostante le numerose incertezze, la reazione dei mercati è stata fortemente positiva: le borse europee registrano rialzi tra il +4% e il +5,5%, mentre le statunitensi sono in forte crescita (S&P +2,50%, Nasdaq +3,0%). Marcato il movimento sui tassi, con il BTP decennale sceso da un picco del 4% al 3,65% e il Bund decennale tornato in area 2,90%, con conseguente compressione dello spread. In forte rialzo anche il cambio, in area 1,17, così come i metalli preziosi. In netto calo invece Brent e WTI, entrambi sotto i 95 dollari al barile, e il TTF, sceso sotto i 45 euro per megawattora
el suo discorso alla nazione di mercoledì, il Presidente USA non ha dato messaggi distensivi, al contrario ha riaffermato propositi bellicosi.
Il riferimento alla durata dei principali conflitti dell’ultimo secolo (dalla Seconda Guerra Mondiale alla Guerra del Vietnam, come la logorante esperienza irachena), motivato ufficialmente dal contrasto con i "soli" trentadue giorni dell’operazione in Medio Oriente, non ha fatto altro che riportare alla memoria il ricordo di interventi prolungatisi più del previsto.
L’impressione dei mercati è stata quindi negativa e diretta verso un prolungamento del conflitto oltre le scadenze finora dichiarate (attualmente, ancora "due o tre settimane").
Il WTI supera il Brent
Trump ha delegato la riapertura dello Stretto di Hormuz agli alleati direttamente dipendenti dalle importazioni mediorientali. Torna quindi a spaventare il petrolio, con il benchmark statunitense WTI che ha sorpassato l’omologo europeo (il Brent) sfiorando i 114 dollari al barile. Sale a 200 dollari il prezzo di un barile di diesel in Europa (record dal 2022), con il mercato che inizia a prezzare una riduzione delle forniture nelle prossime settimane.
Poco convincente è stata anche la riunione virtuale tenuta dal Regno Unito con altri 35 paesi, che ha rimandato alla prossima settimana un incontro tra gli strateghi militari dei paesi coinvolti per elaborare una soluzione concreta per la riapertura dello Stretto.
I paesi dell’Unione Europea hanno comunque sottolineato come l’invio di qualsiasi mezzo militare sarà in primis subordinato alla cessazione delle ostilità, in quanto lo scopo primario è lo sminamento dello Stretto e l’aumento della fiducia degli operatori marittimi. Macron ha sostenuto proprio questo punto, riferendo come sia "non realistico" provare a riaprire lo Stretto con la forza.
Oman e Iran
A dare (sebbene poco) ossigeno alla seduta odierna, è stata la notizia di un accordo congiunto a cui starebbero lavorando Oman e Iran per il monitoraggio del traffico nello Stretto. E' quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro iraniano Kazem Gharibabadi, secondo il quale anche in tempo di pace il traffico dell’area dovrebbe rimanere sotto la supervisione dei due paesi. Un segnale minore di distensione, in quanto evidenzia il mantenimento di canali diplomatici con i paesi dell’area (pur nel contesto dei molteplici attacchi, soprattutto agli Emirati).
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