Speciale Iran e Mercati: la guerra deprime l'euro, BTP sotto il 4%

Giornata positiva per il comparto obbligazionario, con il tasso di rendimento del decennale americano a 4,33%, da 4,43% della chiusura della scorsa settimana. BTP al 3,98%. Bund al 3,03%. 

Autore: Team Advisory
Bandiera Iran con aerei militari

Photo by Anton Petrus/Getty Images

Dal Golfo Persico al Mar Rosso

La settimana si apre con l’entrata nel conflitto da parte dei ribelli Houthi, che hanno lanciato missili balistici dallo Yemen su Israele a seguito dell’attacco ad un impianto nucleare iraniano. La lettura implicita dei mercati non è stata tanto quella di un generico allargamento dei fronti di combattimento, quanto quella di una minaccia addizionale alle forniture di greggio e prodotti raffinati che oggi stanno trovando sfogo nel porto saudita di Yanbu, nel Mar Rosso. Il porto ricevi infatti cinque milioni di barili di greggio al giorno, pompati dall’oleodotto che i sauditi hanno prontamente portato a piena capacità nelle scorse settimane (sette milioni di barili al giorno, di cui due destinati alla raffinazione locale), e che al momento costituiscono la singola valvola di sfogo più rilevante a seguito della chiusura dello Stretto di Hormuz.
Il petrolio non è stato tuttavia l’unica materia prima ad aprire in rialzo: tonico anche l’alluminio, dopo la notizia del danneggiamento dello stabilimento di Emirates Global Aluminium (EGA), il più importante produttore d’alluminio del Medio Oriente, e di Aluminium Bahrain, che insieme costituiscono una parte rilevante della produzione dell’area. Il Medio Oriente pesa circa per il 9% della produzione globale di alluminio, e proprio in virtù di questa rilevanza oggi le principali società specializzate nell’estrazione e nella produzione del metallo vivono una seduta particolare tonica.

Preparativi di sbarco e negoziati

Nel frattempo, procede l’arrivo di truppe statunitensi nell’area, con la presenza della USS Tripoli (la «piccola portaerei» statunitense, riconvertita a nave per l’assalto anfibio) confermata a partire da venerdì. Il New York Times ha riportato indiscrezioni secondo cui sarebbero 50.000 le unità a disposizione per un eventuale intervento di terra. Molteplici i possibili obiettivi, a seconda della fonte: il Financial Times sostiene che l’operazione possa riguardare la presa dell’isola di Kharg, l’hub petrolifero da cui parte il 90% delle esportazioni di petrolio iraniane, mentre il Wall Street Journal afferma che l’obiettivo degli USA potrebbe essere l’uranio arricchito custodito nei pressi dei siti nucleari. Una terza via, ipotizzata negli scorsi giorni, sarebbe quella del controllo delle isole nell’area dello Stretto, per ripristinare il traffico marittimo dell’area. Quale che sia il reale obiettivo, l’accumulo di unità nell’area certamente cozza con le dichiarazioni del Presidente USA, che continua a riferire di «good negotiations» in corso, nonostante il rifiuto del piano in 15 punti presentato dagli statunitensi.

Mercato 

Complessivamente positiva tuttavia la reazione degli asset rischiosi nella giornata odierna, con i principali indici USA che hanno aperto nel segno del verde, pur con un rallentamento degli entusiasmi nella prima parte della seduta. Giornata positiva anche per il comparto obbligazionario, con il decennale italiano ritornato sotto la soglia del 4.0%, seppur nel contesto di uno spread invariato di 95 punti base addizionali rispetto al bund tedesco. Colpisce sicuramente la forza del dollaro, che da inizio giornata sta continuando ad apprezzarsi sull’euro, attestandosi sotto la soglia di 1.146 nel pomeriggio.



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