Speciale Iran e mercati - Dubbi sul secondo round di negoziati
I mercati attendono l'incontro fra Usa e Iran che dovrebbe svolgersi in Pakistan. Gli Usa hanno inviato i delegati nel Paese, ma l'Iran sembra aver smentito la sua partecipazione

Photo by Anton Petrus/Getty Images
I mercati sono rimasti in territorio negativo nel corso della giornata, dopo le notizie sfavorevoli emerse nel weekend e non ancora smentite. Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, mentre il blocco navale statunitense è ancora attivo.
L’attenzione si sposta ora su domani, giorno in cui sono previsti due eventi chiave. Il primo è un altro incontro negoziale organizzato a Islamabad, in Pakistan. La delegazione statunitense, guidata dal vicepresidente JD Vance e accompagnata da Witkoff e Kushner, pare essere attualmente in viaggio verso il Paese. L’Iran ha negato la propria partecipazione, ma secondo fonti pakistane si tratterebbe di una mossa tattica e resterebbe aperta la possibilità di un coinvolgimento nei colloqui.
Il secondo evento è la scadenza del cessate il fuoco, prevista per la serata. Gli Stati Uniti puntano ad accelerare i negoziati prima di questo termine. Trump ha minacciato attacchi a infrastrutture civili, come centrali elettriche e ponti, nel caso in cui Teheran non dovesse partecipare all’incontro. Un secondo round di colloqui renderebbe probabile un’estensione del cessate il fuoco per poter chiarire i dettagli di un accordo più duraturo. Nel frattempo, secondo un ufficiale libanese, Washington starebbe valutando anche un’estensione della tregua tra Israele e Libano.
Emergono inoltre alcuni dettagli sull’apertura dello Stretto di Hormuz: un parlamentare iraniano ha condiviso una proposta per la sua gestione. Mohammad Reza Rezaei Kouchi ha pubblicato misure che includono restrizioni, tariffe e meccanismi di controllo. Il piano prevede il divieto di transito per le navi legate a Israele, ai Paesi considerati ostili e a quelli coinvolti in azioni contro il “fronte della resistenza”.
Il mancato rispetto delle misure comporterebbe il fermo dell’imbarcazione, sanzioni finanziarie e la confisca del 20% del carico.
Il petrolio ha allentato il rimbalzo dopo i timori di una netta escalation nel weekend: Brent a 94 dollari al barile e WTI a 89, gas TTF sotto i 40 euro al megawattora.
Giornata molto negativa sui listini, anche se è necessario considerare la naturale presa di profitto dopo due settimane di rally: FTSE MIB -1,20%, DAX -0,90%, Euro Stoxx -1,14%. Anche l’obbligazionario è sotto pressione, con il Bund poco sotto il 3%, il BTP al 3,73% e il Treasury stabile al 4,25%. In calo anche l’oro, a 4800 dollari l’oncia, e il cambio, sotto 1,18.
I mercati in generale perdono terreno, ma non tornano ai livelli precedenti all’annuncio dell’apertura dello Stretto e del nuovo round di negoziati, a conferma che il sentiment resta al momento moderatamente ottimista.
Il punto focale sarà lo svolgimento o meno dei negoziati e l’eventuale estensione del cessate il fuoco.
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