Speciale Iran e mercati - Blocco navale USA per spingere Teheran ai negoziati
Le capacità di stoccaggio del petrolio stanno terminando. Le stime parlano di 12-22 giorni prima che la Repubblica Islamica si trovi costretta a chiudere i pozzi, danneggiandoli permanentemente.

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Donald Trump starebbe valutando la possibilità di proseguire il blocco navale per diversi mesi; l'obiettivo del tycoon è quello di spingere l’Iran al tavolo dei negoziati. Le nuove proposte di Teheran sono state giudicate migliori rispetto alle precedenti, ma ancora insufficienti.
Dal canto suo, l’Iran minaccia azioni militari qualora il blocco navale nello Stretto di Hormuz perduri. Il Rial iraniano continua a indebolirsi toccando nuovi minimi storici contro il dollaro, le esportazioni di petrolio sono diminuite del 70% e le capacità di stoccaggio stanno terminando. Le stime parlano di 12-22 giorni prima che la Repubblica Islamica si trovi costretta a chiudere i pozzi, danneggiandoli permanentemente.
La pressione sul petrolio continua a crescere, con il WTI in area 105 dollari al barile e lo spread rispetto al Brent che si sta nuovamente restringendo. Le dinamiche del mercato petrolifero rischiano di assumere sempre più un carattere strutturale. Un primo segnale è rappresentato dall’uscita dall’OPEC annunciata ieri dagli Emirati Arabi Uniti. La motivazione principale potrebbe essere la volontà di aumentare liberamente la produzione di petrolio, attualmente stimata intorno al 60-65% della capacità totale. Inoltre, gli Emirati sono stati tra i Paesi del Golfo più colpiti dall’Iran e tra i più vicini politicamente agli Stati Uniti, essendo firmatari degli Accordi di Abramo e membri dell’I2U2, l’alleanza quadrilaterale tra Stati Uniti, India, Emirati Arabi Uniti e Israele.
I listini statunitensi hanno aperto in lieve calo, le Borse europee seguono più o meno lo stesso andamento: DAX -0,2%, Euro Stoxx -0,4% e FTSE MIB -0,5%.
L’obbligazionario segue il rialzo del petrolio, con il Bund decennale vicino al 3,1% e il BTP al 3,95%. In rialzo anche il Treasury USA al 4,4%, accompagnato da forti volumi di acquisto di put sul trentennale statunitense e dal timore di toni hawkish da parte della Fed, che si riunirà questa sera.
Si rafforza il dollaro, con il cambio EUR/USD sotto quota 1,17, mentre USD/JPY sale a 160, livello considerato come soglia di emergenza per la Bank of Japan. Oro in forte ribasso a 4.500 dollari l’oncia.
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