Speciale Iran e Mercati: alle dichiarazioni di Trump non segue la de-escalation
Nuove esplosioni sono state registrate da una nave al largo di Ras Laffan. Il Wall Street Journal ha inoltre parlato di un tentativo emiratino di formare una coalizione per riaprire lo Stretto

Photo by Sir Francis Canker Photography/Getty Images
La situazione in Medio Oriente non è lineare, ma in questi ultimi due giorni gli operatori di mercato si sono concentrati solo sulle notizie positive in arrivo dall'Iran, facendo salire le Borse.
Le parole distensive del Presidente iraniano Masoud Pezeshkian sulla volontà della Repubblica Islamica di concludere la guerra (in cambio di garanzie sulla fine delle aggressioni) hanno sostenuto gli asset rischiosi, nonostante la parziale smentita del Ministro degli Esteri Araghchi. Quest’ultimo ha confermato che sono stati scambiati dei messaggi con gli USA, ma ha aggiunto che non c'è stata alcuna negoziazione formale.
Il piatto forte, però, l’ha servito Donald Trump. Il presidente Usa ha dichiarato che il conflitto potrebbe durare altre "due o tre settimane" al massimo, salvo che, nel frattempo, le parti non abbiano raggiunto un accordo.
La luce in fondo al tunnel ha sostenuto la violenta ripresa dei mercati USA, preludio della fortunata sessione asiatica di stanotte (svetta il KOSPI, +8.44%) e del buon andamento delle borse europee.
Non è stata fornita alcuna indicazione sulla riapertura di Hormuz, verso il quale Trump sembra mostrare meno interesse.
Il conflitto non si ferma
Alle indicazioni positive non ha purtroppo fatto seguito un’effettiva de-escalation sul campo. La giornata si è aperta con le esplosioni registrate da una nave al largo di Ras Laffan (Qatar), e con le indiscrezioni del Wall Street Journal. Il giornale finanziario ha parlato di un tentativo emiratino di formare una coalizione per aprire lo Stretto anche manu militari. Coalizione di cui è difficile immaginare la composizione, visto il recente rifiuto di Spagna, Francia e Italia di mettere a disposizione il proprio spazio aereo e le proprie basi. I soli paesi del Golfo non potrebbero fornire un apporto sufficiente.
Una terza portaerei, la USS George H. W. Bush, si sta inoltre avvicinando al Mediterraneo.
L’impressione è quindi quella di una preparazione della exit strategy statunitense, che potrebbe avvenire nelle prossime settimane, in vista del bilaterale Xi-Trump previsto per i prossimi 14-15 maggio.
L’attenzione ora è rivolta al discorso ufficiale che il Presidente Usa terrà fra poche ore alla Casa Bianca (3 del mattino, ora italiana).
L’opinione degli esperti
È interessante il commento di alcune divisioni di trading delle grandi banche d’investimento (Bloomberg cita Goldman Sachs e JPMorgan), che avrebbero riferito come, dietro al violento movimento di ieri, ci fosse innanzitutto un posizionamento short di partenza molto marcato degli hedge funds e dei CTA (soggetti trend-follower dalle strategie sistematiche), che avrebbe subìto un cosiddetto squeeze (la corsa agli acquisti per chiudere le posizioni short), esacerbato dai corposi flussi in acquisto di fine mese (e trimestre) ad opera dei fondi pensione e dell’attività dei dealers ai fini di copertura dai movimenti di mercato. Questa la tesi dei traders più vicini alle attività dei grandi hedge fund.
Quale che sia la natura della reazione positiva dei mercati, la giornata prosegue con tassi in calo sull’obbligazionario europeo, il BTP decennale è ritornato in area 3.86%, anche grazie al rientro dello spread in area 87 punti base. Il decennale tedesco continua ad oscillare intorno al 3.00%
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