Speciale Iran e Mercati: entrano in campo le riserve
Dodicesimo giorno di guerra. I paesi consumatori di petrolio si accordano per rilasciare 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, segnale positivo ma il petrolio accelera al rialzo

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Guerra: dodicesimo giorno
Continua a regnare sovrana la volatilità sui mercati, in balìa del flusso (talvolta contrastante) di notizie dal Medio Oriente. È il caso del tweet pubblicato ieri sera dal Segretario dell’Energia Chris Wright, che affermava come gli USA avessero scortato con successo una nave in transito attraverso lo Stretto di Hormuz, causando la violenta reazione al ribasso del petrolio Brent fino ad un minimo di circa 81 dollari (solo poche ore prima il barile torreggiava sopra alla soglia dei 94). Reazione durata il tempo necessario a prendere atto della quasi immediata cancellazione del tweet, e dopo della smentita ufficiale della Casa Bianca, a cui è seguito l’altrettanto repentino ritorno alle porte dei 92 dollari. E ad aggravare la percezione dei mercati, le indiscrezioni della CNN da fonti dell’intelligence statunitense sul piazzamento di mine nello Stretto ad opera della Repubblica Islamica. Il Presidente Trump si è affrettato a smentire la notizia, intimando tuttavia gli iraniani a rimuovere qualsiasi eventuale ordigno piazzato, atto che rappresenterebbe «un passo gigante nella giusta direzione». E nel frattempo il Comando Centrale USA ha riferito di aver distrutto ben 16 posamine nei pressi dello Stretto, tra le altre imbarcazioni distrutte.
Entrano in campo le riserve
Se fino ad oggi a catalizzare l’attenzione dei mercati sono stati i problemi, il focus della giornata odierna è stato invece sulle soluzioni, con importanti passi in avanti sul rilascio congiunto di riserve strategiche di petrolio da parte dei paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), arrivato nel pomeriggio all’approvazione. La decisione è stata infatti per il rilascio sul mercato di 400 milioni di barili, sebbene non sia stato chiarito il «ritmo» in termini di barili al giorno, questione fondamentale per il successo dell’iniziativa. Come ormai di consueto, il mercato ha reagito con momentanee prese di profitto sul petrolio, per poi riassestarsi sui livelli precedenti all’annuncio, in assenza di ulteriori e più precise indicazioni. L’ultimo rilascio congiunto di riserve strategiche è avvenuto nella primavera del 2022 all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina: all’epoca la decisione fu per l’impiego di 182.7 milioni di barili, con gli USA che immisero sul mercato da soli tra 1 milione e 900.000 barili al giorno nei tre mesi successivi.
Via dal rischio
Penalizzati gli asset rischiosi, che nel contesto di incertezza cedono terreno in favore della liquidità e quindi del dollaro, in area 1.156. Nemmeno i governativi offrono rifugio, con il decennale italiano che ha ritrovato l’area del 3.66%, anche grazie ad un allargamento dello spread a 73 punti rispetto al Bund tedesco.
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