Il Kospi si riprende, borse dell’Asia su
Seul guadagna il 10% dopo aver perso più del 18% tra martedì e mercoledì. Gli acquisti hanno riguardato anche il Kosdaq, il segmento dedicato alle società più piccole

Le borse asiatiche hanno chiuso la sessione in rialzo, nonostante le preoccupazioni legate alla crisi in Medio Oriente.
L’Iran avrebbe smentito di aver contattato gli Stati Uniti per negoziare la fine del conflitto. “Il miglioramento (dei mercati ndr) dipenderà dalle notizie che arriveranno dal Medio Oriente nei prossimi giorni”, ha affermato Tim Waterer, analista capo dei mercati presso KCM Trade. “Il sentiment dei mercati può cambiare in un attimo a seconda che sembri più probabile un’escalation o una de-scalation.”
Il rimbalzo più significativo è stato quello dell’indice Kospi della Corea del Sud, che guadagna il 10% dopo due giorni di forti ribassi (Seul ha perso più del 18% tra martedì e mercoledì). Secondo Bloomberg, a risollevare l’indice sono stati gli investitori esteri, che hanno comprato circa 957 milioni di dollari di titoli. Gli acquisti hanno riguardato anche il Kosdaq, il segmento dedicato alle società più piccole.
I titoli più virtuosi sono stati quelli del settore Automotive e Semiconduttori. Samsung Electronics +11%, Hyundai Motor Company +10%, SK Hynix +12%.
In Cina, l’indice CSI 300 sale del +0,7%, lo Shanghai Composite del +0,4%, lo Shenzhen del +0,8%. L’Hang Seng di Hong Kong ha chiuso intorno alla parità. Pechino ha fissato per il 2026 un obiettivo di crescita del prodotto interno lordo tra il 4,5% e il 5%, di poco inferiore al 5% registrato negli ultimi tre anni. Si tratta del target di crescita annuale più basso dal 1991.
Pechino punta a stimolare una maggiore spesa da parte delle famiglie, tuttavia sembra che le misure previste non saranno ultra-espansive. Il rapporto presentato al parlamento nazionale mantiene il sostegno fiscale di quest’anno più o meno allo stesso livello del 2025, inoltre il governo ha ridotto i sussidi per l’acquisto di beni di consumo. I finanziamenti destinati al programma di rottamazione sui vecchi elettrodomestici e veicoli sono stati ridotti a 250 miliardi di yuan (34 miliardi di dollari) dai precedenti 300 miliardi di yuan.
“Il passaggio verso un’economia più basata sui consumi difficilmente si materializzerà se prima non verrà stabilizzato il settore immobiliare”, ha affermato Carlos Casanova, economista senior per l’Asia presso Union Bancaire Privée a Hong Kong.
I consumi delle famiglie rappresentano circa il 40% dell’economia cinese, ben al di sotto della media globale del 55% e del 60% delle economie più sviluppate.
“Nonostante l’affermazione di voler riequilibrare l’economia verso i consumi, i piani politici concreti per farlo restano timidi”, ha dichiarato Julian Evans-Pritchard, capo economista per la Cina presso Capital Economics.
In Giappone, l’indice Nikkei 225 e il Topix sono saliti entrambi del 2% circa, trainati dal settore bancario e elettronico. Gli strategist di Citigroup hanno sottolineato che le azioni giapponesi sono tra quelle meglio posizionate a livello globale per un forte rimbalzo, e hanno indicato il Nikkei 225 come una buona opportunità per strategie di “buy the dip” (acquistare sui ribassi).
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