Borse dell'Asia in calo, forti ribassi dei listini legati all'high tech

L’indice MSCI Asia Pacific è in calo dello 0,5%. Nikkei di Tokyo -0,7%. Poco mosso lo yen su dollaro, a 159. Bond governativo giapponese a dieci anni al 2,75%, sui massimi degli ultimi ventinove anni

Autore: Marino Masotti
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Il petrolio scende dopo la decisione degli Stati Uniti di lasciare altro tempo al negoziato con l’Iran. Le obbligazioni sembrano volersi stabilizzare dopo il forte incremento dei tassi di rendimento, le ultime oscillazioni contribuiscono a penalizzare le azioni, soprattutto quelle dell’High Tech. Ieri il Nasdaq ha perso lo 0,5%.

Iran

“Mi è stato chiesto dall’Arabia Saudita, dal Qatar, dagli Emirati Arabi Uniti e altri se potevamo rimandare di due o tre giorni" l'attacco all'Iran. Lo ha detto Donald Trump sottolineando che gli hanno chiesto un "breve lasso di tempo perché ritengono di essere ormai molto vicini a raggiungere un accordo". 

L’indice MSCI Asia Pacific è in calo dello 0,5%.

Giappone

Nikkei della borsa di Tokyo -0,7%. Poco mosso lo yen su dollaro, a 159. Bond governativo a dieci anni al 2,75%, sui massimi degli ultimi ventinove anni. Il trent’anni, al 4,11% non è mai stato così alto nella storia.
L’economia giapponese è cresciuta molto più rapidamente del previsto all’inizio dell’anno, rafforzando le argomentazioni a favore di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bank of Japan, Dal rapporto diffuso dal Cabinet Office, il PIL reale è aumentato del 2,1% su base annualizzata nel primo trimestre. Il dato ha superato le previsioni degli economisti, che stimavano una crescita dell’1,7%, segnando inoltre un’accelerazione rispetto al ritmo dello 0,8% registrato nel trimestre precedente, rivisto al ribasso. A sostenere la crescita sono stati soprattutto consumi privati e commercio, risultati più forti delle attese.
Il rapporto evidenzia che l’economia ha guadagnato slancio tra gennaio e marzo, prima che si manifestassero pienamente gli effetti del conflitto in Iran. La solidità dell’espansione offre ai responsabili politici margini per sostenere che l’economia sia sufficientemente resiliente da reggere costi di finanziamento più elevati, mentre la banca centrale prosegue nel processo di normalizzazione della politica monetaria e cerca di contenere i rischi inflazionistici al rialzo.
“Il governo potrebbe mostrarsi più favorevole ad accettare ulteriori rialzi dei tassi alla luce di questi dati”, ha dichiarato Takayuki Toji, senior economist di Japan Post Insurance. “Questo potrebbe lasciare spazio alla BOJ per aumentare i tassi già prima della prossima pubblicazione del PIL, potenzialmente tra giugno e luglio.”
Secondo Bloomberg Economics: “La solida crescita del PIL giapponese nel primo trimestre rafforza le ragioni che spingono la BOJ a continuare il ritiro degli stimoli monetari attraverso ulteriori rialzi dei tassi… Continuiamo ad aspettarci che la BOJ porti il tasso di riferimento all’1% a giugno, anche se lo scenario resta tutt’altro che certo.”

Cina 

Indice Hang Seng di Hong Kong +0,5%, CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen -0,5%. Taiex di Taipei -1,7%, nella scia della flessione del SOX, l’indice delle società dell’industria dei semiconduttori.
La Cina ha accettato di acquistare almeno 17 miliardi di dollari di prodotti agricoli statunitensi all'anno fino al 2028, ha dichiarato la Casa Bianca. L'impegno è scaturito nel corso vertice tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente Xi Jinping della scorsa settimana e si aggiungerà agli impegni di acquisto di soia assunti nell'ottobre 2025.
La dichiarazione della Casa Bianca è giunta un giorno dopo che il Ministero del Commercio cinese ha reso noti alcuni degli accordi commerciali raggiunti da Pechino e Washington durante il vertice.
Il Ceo di Nvidia, Jensen Huang, prevede che la Cina finirà per aprire il proprio mercato ai chip statunitensi di fascia alta in grado di addestrare ed eseguire sistemi di intelligenza artificiale. Lo ha dichiarato in un'intervista a Bloomberg Television.
I dati macroeconomici di aprile diffusi domenica notte sono stati una doccia fredda, dopo mesi di relativa resilienza il rallentamento si è fatto generalizzato e le voci che chiedono stimoli più decisi si fanno sempre più forti.
Nomura, Société Générale, Goldman Sachs e Bloomberg Economics concordano: le autorità non possono permettersi di restare a guardare. "Pechino non ha margine per l'autocompiacenza", scrivono gli economisti di Nomura guidati da Ting Lu. Eppure il governo sembra intenzionato a non affrettare le risposte. La spesa fiscale è già stata ridotta a marzo, e la Banca Popolare Cinese non ha dato alcun segnale di allentamento monetario, in un contesto di abbondante liquidità ma scarsa domanda di credito. Lo shock energetico legato alla guerra in Iran ha inoltre spinto verso l'alto le aspettative d'inflazione, rendendo più complicato un taglio dei tassi. Molti economisti si attendono comunque una riduzione del coefficiente di riserva obbligatoria (RRR). Il prossimo appuntamento chiave sarà il Politburo di luglio, quando il Partito riesaminerà le politiche economiche: quella resterà la finestra più probabile per eventuali interventi. "La posizione sembra ancora quella di procedere con cautela", ha dichiarato Jing Liu, capo economista per la Grande Cina di HSBC. "Il nostro scenario base è nessuno stimolo aggiuntivo, almeno per ora.”
Sul fronte dei consumi, la debolezza è trasversale. Le vendite di auto sono crollate del 15% su base annua — il peggior dato dalla fase acuta del Covid — penalizzate dalla riduzione dei sussidi per i veicoli elettrici e dall'impatto dello shock petrolifero sulle auto a benzina. In forte calo anche elettrodomestici e mobili, un tempo sostenuti da incentivi governativi. Persino oro e gioielli hanno subito un tracollo del 21%, dopo la frenesia speculativa degli ultimi anni.
Sul fronte estero il quadro resta più roseo: le esportazioni continuano a correre grazie alla domanda globale di tecnologia e prodotti per l'energia verde. Ma una debolezza prolungata degli investimenti e dei consumi interni potrebbe mettere a rischio l'obiettivo di crescita del 4,5-5% fissato per quest'anno. Secondo Macquarie il PIL potrebbe espandersi solo del 4,1% nel secondo trimestre; Goldman Sachs è più ottimista e stima un 4,7%, contro il 5% del primo trimestre.

Corea del Sud

Indice Kospi della borsa di Seul -3,7%.
In rialzo del 75% quest'anno, la rapida ascesa dell'indice Kospi sudcoreano è stata in gran parte trainata da Samsung Electronics Co. e SK Hynix Inc., che hanno rappresentato i due terzi dell'aumento.
I guadagni vertiginosi di poche società legate al ciclo degli investimenti nell’intelligenza artificiale stanno alimentando i timori di surriscaldamento del mercato più caldo del pianeta negli ultimi dodici mesi.
L'impennata riflette profitti record per i produttori di chip e, con valutazioni ancora inferiori a quelle dei concorrenti regionali e globali, alcuni investitori sentiti da Bloomberg sostengono che il rally non presenti gli eccessi tipici dei precedenti cicli di boom e crollo.
Allo stesso tempo, si stanno accumulando segnali di euforia. I principali indicatori di mercato che mostrano una crescita degli utili disomogenea, una volatilità crescente e un debito a margine record stanno iniziando a far riflettere alcuni investitori.
"Questa è una festa di cui ci si vuole godere rimanendo vicini all’uscita", ha affermato Mo Young, gestore di portafoglio presso RootN Global Investors a Seoul.

Australia

L’indice S&P ASX 200 è in rialzo dello 0,8%. 

Morgan Stanley prevede che il mercato azionario australiano tornerà a livelli record entro la metà del prossimo anno, grazie all'impennata dei prezzi delle materie prime che stimolerà gli utili nei settori dei materiali e dell'energia.
Chris Nicol, stratega azionario australiano, ha previsto che l'indice S&P/ASX 200 raggiungerà i 9250 punti nei prossimi 12 mesi, con un guadagno dell'8% rispetto al livello di martedì. Questo supererebbe il massimo storico di 9200,9 punti raggiunto a marzo.

Morgan Stanley si aspettava in precedenza che il mercato azionario australiano raggiungesse tale obiettivo entro la fine del 2026, ma Nicol ha posticipato la sua previsione di sei mesi per riflettere l'impatto dei tre aumenti consecutivi dei tassi di interesse da parte della Reserve Bank of Australia e dello shock energetico causato dalla guerra.



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