Asia in rosso, il petrolio supera i 100 dollari al barile

L’impennata dei prezzi del petrolio, alimentata dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, ha scosso gli investitori e riacceso i timori di nuove pressioni inflazionistiche globali

Autore: Redazione
Tra raffinerie e pozzi, la città vive al ritmo dell'industria petrolifera.

Le borse asiatiche sono crollate.

L’impennata dei prezzi del petrolio, alimentata dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, ha scosso gli investitori e riacceso i timori di nuove pressioni inflazionistiche globali, proprio mentre molte banche centrali si stavano preparando ad allentare la politica monetaria.

Inoltre, l’Iran ha nominato Mojtaba Khamenei come successore del padre Ali Khamenei alla guida suprema, una mossa che i mercati interpretano come la continuazione di politiche intransigenti e di tensioni geopolitiche prolungate.

Il prezzo del greggio è balzato sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da anni, arrivando a superare anche i 110 dollari.

Il Nikkei 225 del Giappone è crollato di oltre il 5%. La scorsa settimana aveva già perso più del 5%.

Il KOSPI della Corea del Sud è sceso del 5,9%.

In Cina, gli investitori hanno analizzato nuovi dati economici che hanno fornito segnali contrastanti sulle prospettive della più grande economia della regione.

L’indice dei prezzi al consumo cinese è salito dell’1,3% a febbraio rispetto all’anno precedente, accelerando rispetto al modesto aumento di gennaio, mentre i prezzi alla produzione hanno continuato a diminuire, anche se il ritmo della deflazione si è attenuato.

I dati sull’inflazione suggeriscono che la domanda interna potrebbe stabilizzarsi gradualmente, ma il forte aumento dei prezzi globali dell’energia rischia di aggiungere nuove pressioni sui costi per imprese e consumatori.

Lo Shanghai Shenzhen CSI 300 è sceso dell'1%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha perso l'1,9%.



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