Banche italiane sempre più leggere e digitali, lo sportello chiude

I numeri del cambiamento della rete: Banco BPM, al momento della fusione tra Banco Popolare e BPM nel 2017 contava circa 2.500 filiali, oggi siamo a 1.400 e probabilmente scenderanno ancora

Banca italiana in crisi Filiali chiudono e cresce il wealth management

Bancomat e filiali in ritirata: un fenomeno diffuso

La Banca Centrale Europea ha invitato i cittadini a tenere sempre un po’ di contante con sé. Un consiglio che si scontra con una realtà sempre più evidente: gli sportelli bancari e i bancomat stanno scomparendo, soprattutto fuori dai grandi centri urbani.

Anche nei centri città il numero di filiali è in forte calo. In provincia la situazione è ancora più marcata, con territori che faticano a trovare punti di accesso fisici ai servizi bancari.

La chiusura delle filiali: i numeri del cambiamento

Il ridimensionamento della rete bancaria è concreto. Un esempio emblematico è Banco BPM: al momento della fusione tra Banco Popolare e BPM contava circa 2.500 filiali, oggi scese a 1.400.

In passato il valore di una banca veniva misurato anche dal numero degli sportelli. Ogni filiale poteva valere fino a un milione di euro. Oggi questo modello non regge più: le filiali hanno perso valore perché i clienti utilizzano sempre più i canali digitali.

Dalla banca di territorio alla banca digitale

Il cambiamento è evidente anche in aree tradizionalmente ricche come la Brianza, dove restano poche realtà locali come le BCC o banche territoriali, mentre i grandi gruppi si ritirano.

Un’eccezione rilevante è rappresentata da Poste Italiane, che continua a mantenere una distribuzione capillare sul territorio, diventando di fatto un presidio sostitutivo rispetto alle banche tradizionali.

Come fanno utili oggi le banche

Il modello di business bancario sta cambiando. In passato i profitti derivavano soprattutto dal margine di interesse, favorito da tassi elevati. Tra il 2024 e il 2025 questo ha sostenuto utili molto importanti.

Con i tassi in discesa, le banche stanno spostando la loro attenzione verso le commissioni nette, in particolare quelle legate al wealth management, ovvero la gestione del risparmio.

Dal risparmio amministrato al risparmio gestito

L’obiettivo dei grandi gruppi è spostare i clienti da strumenti come i BTP verso prodotti di gestione del risparmio, più redditizi in termini commissionali.

Intesa Sanpaolo ha anticipato questa strategia già da anni. Anche Banco BPM, BPER e altre banche si muovono nella stessa direzione, seppur con tempi e vincoli diversi.

Il caso Monte dei Paschi e Mediobanca

L’operazione tra Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca ha una forte valenza industriale, oltre che politica. L’obiettivo è rafforzare la top line di MPS attraverso l’accesso a fabbriche prodotto come Compass e il wealth management.

Monte dei Paschi presenta una copertura patrimoniale molto solida, che consente dividendi e potenziali buyback. Resta però aperto il tema di come Mediobanca potrebbe essere riorganizzata in futuro.

Credito, sofferenze e solidità patrimoniale

Le banche italiane mostrano oggi indicatori patrimoniali elevati, con Common Equity Tier 1 solidi e politiche di dividendo robuste.

Tuttavia, sul fronte del credito prevale la prudenza: si presta meno e solo a soggetti affidabili, per evitare un aumento delle sofferenze e del costo del rischio.

Lo stock di crediti deteriorati è in forte calo e non emergono segnali di deterioramento significativo.

Il rapporto tra banche e Stato

Il legame tra banche e debito pubblico resta forte. Gli istituti acquistano BTP come forma di macro hedging, sfruttando il differenziale tra tassi riconosciuti ai clienti e rendimenti dei titoli di Stato.

Questo meccanismo sostiene il margine di interesse nel breve periodo, ma nel tempo sarà monitorato dagli analisti per valutarne l’impatto reale sulla redditività.

Prospettive per il 2026 e titoli bancari

Le prospettive per il 2026 sono giudicate complessivamente positive. I multipli di mercato restano bassi e alcune banche risultano particolarmente interessanti.

Monte dei Paschi di Siena viene considerata la banca più “cheap”, mentre Intesa Sanpaolo e BPER sono viste come ben posizionate per intercettare i flussi della gestione del risparmio in Italia.

Le politiche di dividendo dovrebbero rimanere inalterate, con payout elevati e possibili buyback, a conferma di un settore che non cresce in modo esplosivo ma resta solido e redditizio.