Terzo trimestre, mercati tra utili record e fragilità diffuse
Guerra in Iran, errori di Fed e Tesoro e rendimenti in salita pesano sui mercati, ma gli utili aziendali fanno da scudo. L'analisi di Donatella Principe, Intermonte.
Un trimestre «a luci e ombre» per i mercati finanziari. Secondo Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte, a pesare sono state tre variabili: la guerra in Iran, gli errori di politica economica e la stagione delle trimestrali.
Il conflitto, iniziato a fine febbraio, dura da oltre sette mesi. Dopo il memorandum of understanding di fine giugno non si vede una fine, e Trump ha ammesso che non si chiuderà prima delle elezioni di metà mandato. Ne derivano una crisi energetica che persiste e un'inflazione resistente, con le banche centrali ancora «dietro la curva».
Fed e Tesoro Usa hanno perso credibilità, sbagliando anche la comunicazione. A settembre la Fed ha dovuto alzare i tassi, ma prospetta un solo rialzo fino al 2027, contro i tre scontati dal mercato. I rendimenti sono saliti: il trentennale è salito sopra al 5,7% e il decennale ha superato quota 5,3%, ben oltre il 4,5% che lo scorso anno era stato indicato come soglia “di dolore” per un passo indietro di Trump sui dazi.
A sostenere le Borse sono gli utili: otto trimestri consecutivi di crescita a due cifre negli Stati Uniti, oltre il 25% negli ultimi due, e ora anche Europa e Asia. Ma i risultati sono concentrati. Senza Amazon e Alphabet la crescita degli utili dell'S&P scenderebbe dal 45% al 27%. La concentrazione degli utili si traduce in concentrazione delle performance: mentre l’S&P500 a capitalizzazione viaggia vicino ai massimi storici, l'indice a pesi uguali chiude in calo da sette settimane. A salire non è il “titolo medio” americano. Senza dimenticare il secondo rischio secondo Principe: che le stime degli analisti siano troppo ottimistiche. La bolla questa volta forse non è nel mercato ma negli utili.
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