Settore Energetico - Extraprofitti, pressing sulla Commissione europea

Cresce il consenso in Ue per una tassa sugli extraprofitti. “I singoli Stati membri possono procedere autonomamente”, ha ricordato il commissario Dombrovskis

Autore: Redazione
Veduta aerea di un impianto chimico al crepuscolo.

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Fatto

Si allarga il consenso per l’introduzione di una tassa sugli extraprofitti - per le società del comparto energetico - a livello Ue, dopo le dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil. Oltre ai sei Paesi che il mese scorso hanno inviato una lettera in questo senso alla presidenza di turno irlandese del Consiglio, Germania, Italia, Austria, Polonia, Spagna e Portogallo, si sono dichiarati aperti alla proposta anche altri Stati Ue, tra i quali la Francia.

Ricordiamo che a fine agosto i ministri delle Finanze di Germania, Italia, Austria, Polonia e Portogallo, insieme al ministro dell’Economia spagnolo, avevano inviato una lettera congiunta alla Commissione europea per chiedere un confronto su un “quadro europeo per la tassazione degli extraprofitti”, che tenga conto delle lezioni apprese dall’introduzione di una misura analoga nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

La risposta della Commissione europea era stata che “la tassazione degli extraprofitti è di competenza degli Stati membri”. Il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha ribadito che “in questa fase” l’esecutivo comunitario non ha intenzione di proporre una tassa sugli extraprofitti. “I singoli Stati membri possono procedere autonomamente”, ha ricordato Dombrovskis.

Effetto

In tema di tassazione degli extra profitti, ricordiamo che il 30 luglio il Portogallo ha approvato una tassa del 33% sugli extraprofitti realizzati nel 2026 dalle società petrolifere e della raffinazione che beneficeranno dell’aumento dei prezzi dell’energia conseguente al conflitto con l’Iran. Il prelievo si applicherà esclusivamente alla quota di utili 2026 superiore di oltre il 20% rispetto alla media degli utili registrati nel periodo 2024-2025.

Nel settembre 2022 la Commissione Europea aveva varato proposte regolamentari per affrontare l’emergenza elettrica e introdurre un contributo di solidarietà a carico del settore dei combustibili fossili. Tale contributo, applicato ai settori oil, gas, carbone e raffinazione, era pari ad almeno il 33% degli extraprofitti realizzati nel 2022, definiti come la quota di utili superiore del 20% rispetto alla media degli utili imponibili del periodo 2019-2021.

Il Governo italiano aveva introdotto una tassazione più elevata, pari al 50% degli extraprofitti, con Eni che aveva versato circa 1,4 miliardi di euro. La Spagna aveva introdotto una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche pari all’1,2% dei ricavi netti (con esclusione delle società sotto 1 miliardo di euro di ricavi), mentre l’Austria aveva applicato una tassa del 40% sugli extraprofitti generati nel periodo 2022-2023, ridotta al 33% in caso di reinvestimento degli stessi in progetti di transizione verso le energie rinnovabili.

Ricordiamo infine che il Governo italiano a fine febbraio con il Decreto Bollette aveva già introdotto un incremento temporaneo dell’Irap del 2% per il 2026 e 2027 per le società Energetiche e le Utility.

Ieri in un’intervista a Repubblica, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato che il Governo italiano starebbe valutando l’introduzione di un tetto ai prezzi dell’elettricità e del gas anche in assenza di un’approvazione preventiva da parte della Commissione Europea.


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