Settembre, mese delle banche centrali: l'inflazione decide tutto
Inflazione eurozona al 3,3%, BCE verso nuovo rialzo. Fed in bilico prima delle mid-term. Giappone: yen e bond spingono verso un rialzo. Dominanza fiscale sui mercati.

BCE: nuovo rialzo quasi certo, shock energetico al centro
Il dato complessivo dell'inflazione nell'area euro è risalito dal 2,9% al 3,3%, sopra il target del 2% per il sesto mese consecutivo e oltre il limite del 3%. Il dettaglio però arricchisce la lettura: non è la dinamica dei fondamentali dei prezzi ad accelerare, ma soprattutto l'energia, salita del +14,3%, ai massimi da gennaio 2023. Il nodo cruciale per la BCE è se lo shock energetico si fermerà lì o se continuerà a minare salari, servizi e aspettative. Per ora gli effetti di secondo livello non si vedono con chiarezza, ma Francoforte non vuole restare dietro la curva. Il mercato sconta quasi come certezza una nuova stretta la prossima settimana. La BCE è diventata più falco, più compatta e più credibile nella lotta all'inflazione.
Fed: rialzo in bilico tra inflazione e elezioni di mid-term
La Fed si riunirà tra due settimane e il mercato guarda al report sul lavoro americano di venerdì. La disoccupazione è attesa stabile, ma i salari sono ancora attesi sotto la dinamica dei prezzi. È una questione economica, ma anche politica: con le elezioni di medio termine all'orizzonte, un rialzo del costo del denaro prima del voto resta una scelta delicata. Per gli americani il rialzo dei tassi appare però sempre più probabile.
Giappone: tre segnali convergono verso un rialzo
È sempre più difficile per Ueda giustificare l'attendismo quando tre tipi di segnali convergono nella stessa direzione: segnali rassicuranti dall'economia, segnali preoccupanti dai bond e segnali di pericolo dallo yen. Lo yen si è rafforzato rapidamente nella settimana, facendo pensare a un intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone. I dati della Bank of Japan hanno però raccontato un'altra storia: non intervento ufficiale, ma riposizionamento dei trader dopo un eccesso di posizioni corte sulla valuta nipponica. Ueda sembra riconquistare credibilità, mentre Bessent, segretario del Tesoro americano, la sta mettendo a dura prova: il tentativo del Tesoro di influenzare la parte lunga della curva con buyback di debito non ha convinto il mercato, producendo più un effetto collaterale negativo sul dollaro che una stabilizzazione duratura dei rendimenti.
Dal mondo monetario al mondo fiscale: la vera svolta dei mercati
Il rialzo dei rendimenti non è solo una storia americana. Dai minimi del Covid a oggi i tassi lunghi sono saliti in molti paesi più di quanto spieghino le sole mosse delle banche centrali. Stiamo passando da un mondo di dominanza monetaria a un mondo di dominanza fiscale: a guidare i rendimenti non sono più soltanto Fed, BCE e Bank of Japan, ma governi, deficit, debito e spesa pubblica.
I governi davanti al caro energia hanno scelto quasi ovunque la strada politicamente più facile: sussidi e supporti fiscali. Ma sostenere la domanda mentre i prezzi salgono può alimentare proprio l'inflazione che si vorrebbe combattere. La Germania offre un esempio lampante: il Bund è passato da rendimenti ampiamente negativi ai tempi del Covid a oltre il 3,3%, sorpassando ampiamente l'azione della BCE, e questo pur in un contesto di protratta recessione. Non ha pesato solo l'inflazione, ma i timori sulla spesa pubblica e il premio per il rischio politico. Le prossime elezioni regionali in Germania potrebbero essere il trailer di un film in cui la politica fiscale diventa la vera protagonista che muove i mercati.
La conclusione per gli investitori è chiara: mentre l'attenzione è catturata dall'azionario, dall'AI e dagli strepitosi numeri delle trimestrali, le risposte più importanti per i portafogli potrebbero arrivare dai bond vigilantes.


