Elezioni di midterm in arrivo: come cambierà il Congresso?

Gli scenari possibili e i cambi di potere al vertice della Casa Bianca dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti.

Autore: Macro Research Team
Trump parla durante un incontro con leader aziendali presso la residenza dell’ambasciatore USA.

Photo by Andrew Harnik/Getty Images

Martedì 3 novembre si terranno negli Stati Uniti le elezioni di midterm: saranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 del Senato. I Democratici puntano a conquistare entrambe le camere per limitare il potere dei Repubblicani e del presidente Donald Trump. Alla Camera la maggioranza richiede 218 seggi, esattamente quelli oggi detenuti dai Repubblicani: perderne uno significherebbe scendere sotto la soglia. Ai Democratici, fermi a 214, ne servono quattro in più. Al Senato i Repubblicani hanno 53 seggi e potrebbero conservarne il controllo anche con 50, grazie al voto decisivo del vicepresidente in caso di parità. La partita si gioca dunque su margini strettissimi.

Secondo i sondaggi, la perdita della Camera da parte dei Repubblicani appare pressoché certa, in linea con la tendenza storica del partito del presidente a perdere seggi nelle elezioni di metà mandato. Il Senato resta invece più incerto: perderlo sarebbe la sorpresa più negativa per Trump. Storicamente, tuttavia, la perdita di entrambe le camere è rara.

Conquistare il Congresso non equivale a ottenere i due terzi dei seggi, soglia necessaria per superare il veto presidenziale e non prevista dai sondaggi per nessuno dei due partiti. Trump potrebbe quindi rifiutare di firmare una legge approvata dal Congresso, bloccandone l’entrata in vigore. Questo rende improbabili grandi cambiamenti di policy dopo il voto. Resterebbero inoltre gli ordini esecutivi, già ampiamente impiegati dal presidente per attuare politiche senza approvazione parlamentare e superare lo stallo legislativo.

Un Congresso potenzialmente democratico rafforzerebbe comunque il controllo sull’amministrazione attraverso la guida delle commissioni e maggiori poteri d’indagine. Conquistando anche il Senato, i Democratici inciderebbero sulle conferme delle nomine presidenziali: giudici, vertici delle agenzie federali e membri del Board della Fed. La sola Camera potrebbe avviare indagini, citazioni e un eventuale impeachment, ma la rimozione del presidente richiederebbe 67 voti al Senato: senza questi, resterebbe soprattutto un’arma politica. Con un Congresso diviso prevarrebbe il gridlock, ossia lo stallo legislativo, con poche possibilità di approvare grandi riforme di parte. Un Senato repubblicano continuerebbe invece a confermare le nomine presidenziali, Fed compresa, preservando questa leva di Trump sulla banca centrale.

L’impatto politico più netto deriverebbe probabilmente da un republican sweep, cioè dalla conferma repubblicana in entrambe le camere. Questo risultato darebbe nuovo impulso all’agenda di Trump, ampliando lo spazio per tagli fiscali, incentivi agli investimenti, deregolamentazione, maggiore spesa per la difesa e politiche migratorie più restrittive.

In sintesi, se i sondaggi saranno confermati, le midterm non ribalteranno gli equilibri di potere. Sia da «anatra zoppa», perdendo una camera, sia da «orso ferito», perdendole entrambe ma senza una maggioranza avversaria dei due terzi, Trump conserverebbe veto e ordini esecutivi. I Democratici aumenterebbero soprattutto la capacità di ostacolare e rallentare l’amministrazione, più che di imporre una propria agenda legislativa. Lo scenario di maggiore impatto, ma considerato il meno probabile, resta il controllo repubblicano di tutto il Congresso.



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