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Settore petrolifero sui massimi storici a valle della guerra in Iran
L'indice Stoxx Oil & Gas è cresciuto del +30% da inizio anno

L'indice Stoxx Oil & Gas (+1,50%) estende i guadagni, portandosi sui nuovi massimi storici.
I prezzi del petrolio continuano a correre, con il Brent costantemente sopra i 100 dollari al barile, mentre persistono le preoccupazioni per le interruzioni delle forniture derivanti dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Lo Stretto di Hormuz rimane in gran parte bloccato e le richieste statunitensi di aiuto da parte degli alleati per il controllo dello stretto sono state per lo più respinte.
Performance stellari
Dal primo gennaio ad oggi il guadagno del settore energetico europeo sfiora il +30%, confrontandosi con il +1,50% dell'indice Stoxx 600. La prospettiva di un'inflazione e di un costo del carburante più elevati ha invece penalizzato Lusso -16%, Media -15% e Automotive -12%.
In grande spolvero i titoli Oil & Gas quotati a Piazza Affari: Tenaris +43%, Eni +42%, Saipem +39% figurano rispettivamente al settimo, all'ottavo e al nono posto tra i componenti.
Tra i migliori figurano Nordex +53%, Repsol +50%, Neste Oil +45%, Galp +42%.
Oltreoceano, per le stesse ragioni, l'indice S&P Oil & Gass viaggia da inizio anno con un guadagno del +27%.
Stretto di Hormuz
Secondo UBS, le scorte globali di petrolio potrebbero raggiungere minimi storici entro poche settimane se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere effettivamente chiuso.
L'economista Arend Kapteyn ha avvertito in una nota che l'attuale ritmo di riduzione delle scorte indica "livelli minimi storici entro la fine di aprile", aumentando il rischio di una grave crisi dell'offerta e di un forte aumento dei prezzi del greggio.
Kapteyn ha scritto che i flussi di petrolio provenienti dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti, insieme alle continue esportazioni iraniane e al rilascio dalle scorte dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, "potrebbero compensare circa la metà del petrolio perso" a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz.
Ciononostante, ha affermato che rimarrebbe comunque "un deficit di circa 10 milioni di barili al giorno", che costringerebbe a un rapido esaurimento delle scorte globali di greggio e prodotti raffinati.
Se il giacimento di Hormuz rimanesse chiuso, Kapteyn ritiene che il petrolio potrebbe "raggiungere, in via prudenziale, circa 120 dollari al barile entro la fine di marzo e 150 dollari al barile entro la fine di aprile", con prezzi che potrebbero salire fino a 160 dollari al barile in assenza di un chiaro crollo della domanda.
Per investire sul settore Energy europeo:
Da inizio 2026: +32,0%
Lo strumento (STNX) punta a replicare la performance dell'indice MSCI Europe Energy cha a sua volta investe nelle principali azioni del settore energetico europeo. I dividendi delle singole società non vengono distribuiti ma reinvestiti nel fondo (accumulazione). L’indice di spesa complessiva è pari allo 0,30% annuo. Valuta di denominazione Euro. Leggi il documento KID.

Per investire sul settore Energy statunitense:
Isin IE00BWBXM492
Da inizio 2026: +33,0%
Lo strumento (SXLE) punta a replicare la performance dell'indice S&P Energy Select Sector che raggruppa le società energetiche statunitensi di grandi dimensioni appartenenti all'indice S&P500. Non distribuisce dividendi. L'indice di spesa complessiva è pari a 0,15%. Valuta di denominazione Usd. Leggi il documento KID.

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