Oltre l'S&P 500: come dosare l'America con gli indici Russell
Nella nuova puntata di ETF sul ring, Ferretti (Vanguard) propone di spacchettare gli Stati Uniti sfruttando quattro indici che tengono conto di capitalizzazione e “anima” Growth o Value.
Gli Stati Uniti hanno un peso preponderante sull'azionario globale, e chi replica la capitalizzazione di mercato mondiale finisce spesso per avere un'esposizione americana molto elevata. Da questa dinamica nasce la “provocazione” di Francesco Maria Ferretti (Sales Executive di Vanguard), che a ETF sul Ring propone di guardare ai diversi pacchetti in cui possiamo suddividere gli USA, per poi affiancargli il resto del mondo, una volta annichilita la quota a stelle e strisce.
L'idea: gli USA in dettaglio, il resto del mondo in un colpo solo
La società di gestione patrimoniale ha strutturato una gamma di quattro ETF sugli indici Russell e un sesto prodotto sull'FTSE All-World ex US. Quest'ultimo, appunto, copre i mercati internazionali esclusi gli Stati Uniti.
Il cuore della parte americana, per Ferretti, resta l'S&P 500, mentre i Russell aggiungono ciascuno una sfumatura peculiare:
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Russell 1000 Growth, con le aziende che possiedono le migliori prospettive di crescita degli utili, orientate all’innovazione.
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Russell 1000 Value, con le società “tradizionali” scambiate a prezzi contenuti rispetto al “valore di bilancio” e agli utili già prodotti.
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Russell Midcap, con le aziende a media capitalizzazione.
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Russell 2000, con focus sulle small cap.
Attraverso questi indici, l'investitore può esprimere diverse preferenze: growth contro value e grandi contro medie e piccole aziende. Inoltre, emerge anche un'America diversa da quella delle sole Big Tech.
Il comportamento storico
Uno dei passaggi centrali riguarda il comportamento dei fattori in una fase di politica monetaria a tendenza restrittiva. Secondo l’esperienza storica e i "libri di scuola" richiamati da Ferretti, il growth è più esposto. Mentre il value, più legato a settori come industriali, energia, utility, salute e materie prime, è considerato più difensivo.
Tra large e small cap il quadro è meno netto. Il segmento delle grandi è dominato dal tech e quindi sensibile ai tassi, mentre le mid e small cap hanno una diversificazione settoriale maggiore, ma spesso sono in fase di investimento e già indebitate. Ferretti invita però alla prudenza: i mercati sorprendono, e Vanguard preferisce non basarsi su scenari previsionali ma su una logia market cap.
Frontiera efficiente e rischi veri
Partendo da un portafoglio basato sull'FTSE All-World ex US, l'aggiunta di Russell 1000 Value sposta, in teoria, la frontiera efficiente verso più rendimento potenziale con volatilità contenuta. Le small cap, invece, aggiungono volatilità e storicamente non sempre hanno avuto rendimenti soddisfacenti, anche se il passato non si replica necessariamente nel futuro e c'è chi le vede pronte a un riscatto.
Il rischio maggiore, avverte Ferretti, non sta nel singolo prodotto ma nel portafoglio costruito male: abbandonare la logica di capitalizzazione per inseguire le proprie view e, magari, sbagliare la scommessa. Da qui l'indicazione di tenere il portafoglio market cap come nucleo centrale e usare questi ETF come complemento "satellite" dell'S&P 500, non come alternativa.
Occhio infine alle sovrapposizioni: Growth e Value condividono alcuni titoli grazie a caratteristiche considerate spesso positive. Se sono sovrapposizioni “virtuose” o meno lo dirà il tempo, ma è fondamentale considerare il rischio di una concentrazione non controllata.
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Comunicazione di marketing - Nel podcast vengono trattati diversi prodotti, di cui se ne segnalano due:
- Vanguard Russell 1000 U.S. Growth UCITS ETF - (USD) Accumulating - ISIN:IE000J7AY5Y3
- Vanguard Russell 1000 U.S. Value UCITS ETF - (USD) Accumulating - ISIN:IE000US24HF4
Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

