Focus sui Mercati Finanziari
Il future dell'indice Eurostoxx è in rialzo dello 0,5%. Petrolio Brent in ribasso dell'1%. Trump estende di 10 giorni il periodo di sospensione degli attacchi alle strutture energetiche iraniane

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Borse di notte
Il nuovo rinvio dell'ultimatum all'Iran annunciato stanotte da Donald Trump ha fermato la corsa del petrolio ed ha risollevato parzialmente la propensione al rischio. Il presidente degli Stati Uniti ha detto che la decisione di prolungare fio al 6 aprile il periodo di assenza di attacchi sulle installazione energetiche di Teheran è collegata al buon esito di questa prima fase del negoziato. Il Wall Street Journal riporta che il Pentagono sta lavorando all'invio in Medio Oriente di un contingente da diecimila soldati.
Le borse dell'Asia Pacifico sono contrastate.
Giappone. Indice Nikkei -0,1% (-9% da inizio mese). Lo yen è sempre più prossimo a quota 160 su dollaro, sui massimi di lungo periodo. Il ministro delle finanze giapponese ha paventato la possibilità di intraprendere "azioni coraggiose" per contrastare le fluttuazioni valutarie, un riferimento a un intervento, dato che lo yen si è avvicinato a una soglia oltre la quale le autorità sono intervenute sul mercato in diverse occasioni nel 2024. "In sostanza, si tratta di rispondere con fermezza, anche adottando misure coraggiose", ha dichiarato venerdì il ministro delle finanze Satsuki Katayama, interpellato sulla debolezza dello yen.
Cina. Hang Seng di Hong Kong +0,8% (-6% da inizio mese). CSI 300 dei listini di Shanghai e Shenzhen +0,8% (-4,5% da inizio mese). Taiex di Taiwan -0,7%, nella scia del ribasso dei tech di Wall Street. Le imprese industriali cinesi hanno visto i loro profitti aumentare del 15,2% rispetto all'anno precedente nei primi due mesi del 2026, secondo i dati pubblicati venerdì dall'Ufficio nazionale di statistica. Escludendo il picco causato dalla pandemia nel 2021, si tratta del miglior inizio d'anno dal 2018.
Corea del Sud. Indice Kospi -0,7%. La Korea National Oil Corporation (KNOC) sta valutando la fattibilità di spedire petrolio greggio dalle sue filiali internazionali al mercato interno, secondo quanto riportato dal Chosun Daily.
India. Indice BSE Sensex di Mumbai -1,5%, la borsa riapre dopo la festività di ieri e si allinea al resto dell'Asia.
Il future dell'Eurostoxx è in rialzo dello 0,5%.
Punto sul mercato
Secondo l'Ocse, il Pil mondiale dovrebbe rallentare dal +3,3% del 2025 al +2,9% del 2026, una percentuale invariata rispetto alle precedenti stime di dicembre. Per il 2027, l'Ocse prevede una crescita mondiale al +3% (una sforbiciata di 0,1 punti rispetto al precedente Outlook di dicembre). Nessuna delle crepe emerse nel sistema economico mondiale nelle ultime tre settimane raggiungerà un livello tale da provocare un crollo della crescita statunitense o globale, la previsione ottimista è di Barclays. Vai all'approfondimento nella sezione ETF.
Macrovariabili
Petrolio (Brent a 107,2 usd)
Il greggio del Mare del Nord ha guadagnato ieri oltre il 5%, stamattina è in ribasso dell'1%. La settimana presenta un bilancio in rosso del -4% e arriva dopo cinque consecutive al rialzo. Lo scetticismo dei mercati resta alto. Tuttavia, secondo gli analisti di Macquarie Group, se la guerra dovesse iniziare a volgere al termine a breve, i prezzi del petrolio scenderanno rapidamente nei prossimi mesi, pur rimanendo sopra i livelli prebellici. Tuttavia, se il conflitto dovesse protrarsi fino alla fine di giugno, i prezzi potrebbero salire fino a 200 dollari al barile. "Con il passare dei giorni, la pressione sul mercato aumenta. I paesi asiatici stanno attingendo alle riserve e valutando possibili adeguamenti della domanda", ha affermato Mukesh Sahdev, fondatore e CEO della società di consulenza australiana XAnalysts.
Operatività
Quadro di breve in fortissima tensione, tuttavia riteniamo che acquistare sopra i 100 usd in ottica di lungo periodo sia molto rischioso. Consigliabile stare alla finestra o alleggerire/chiudere le posizioni in profitto. Una chiusura della settimana sotto quota 84 dollari potrebbe far ripartire la strategia di accumulo. Al contrario, una chiusura della settimana sopra quota 120 dollari proietterà il movimento fino ai massimi di lunghissimo periodo, verso 140/145 dollari.
Indice Commodity (132,40 usd)
L'indice delle materie prime è in rialzo dello 0,2%, dal +1% di ieri, ma potrebbe arrivare la seconda settimana negativa di seguito causata soprattutto dalla debolezza dei metalli preziosi. In Europa il gas ha chiuso a 55,4 euro al MWh. La Commissione europea è pronta a proporre di rendere più flessibile il meccanismo di controllo dell’offerta del proprio mercato dei permessi di emissioni di anidride carbonica, al fine di evitare un’eccessiva volatilità dei prezzi, riportava ieri il Financial Times. Il provvedimento è una “frenata d’emergenza” chiesta a gran voce da una vasta parte del mondo industriale europeo e da alcuni stati: Polonia, Italia, Austria, Repubblica Ceca. La Commissione Europea dovrebbe adottare la prossima settimana una revisione della cosiddetta Riserva di Stabilità del Mercato, l’organo esecutivo dovrebbe eliminare una disposizione relativa all'invalidazione di determinati permessi. Nella pratica, un certo numero di permessi di emissione di anidride carbonica, non saranno cancellati e rimarranno utilizzabili: l’effetto dovrebbe essere quello di calmierare la dinamica dei prezzi. Un gruppo di investitori, tra cui un fornitore olandese di servizi di pagamento, sta sostenendo un progetto di cattura del carbonio a Stoccolma, nell’ambito di quella che rappresenta la prima vendita di crediti di rimozione del carbonio autorizzata dall’Unione Europea. L’iniziativa dell’UE mira a stimolare ulteriori investimenti in un sistema che potrebbe raggiungere un valore di centinaia di miliardi di dollari.
Operatività
L'indice ha avviato un solido uptrend a seguito della violazione convinta di area 110 usd. Lo strappo di lunedì 9 marzo ha spinto il valore fino a 142,60 usd ovvero oltre il nostro attuale obiettivo finale rappresentato dai top del 2022 in area 140 punti. Solo una chiusura di settimana oltre 143-145 aprirà una nuova strategia di accumulo.
Oro (4.440 usd) Argento (69,5 usd)
Il metallo prezioso di riferimento è in rialzo dell'1,5%, ieri -2,8%. La settimana presenta un bilancio leggermente negativo (-0,5%) ed è la quarta consecutiva. La banca centrale turca ha venduto e scambiato circa 60 tonnellate d'oro per un valore superiore a 8 miliardi di dollari nelle ultime due settimane. Le riserve turche hanno registrato il calo maggiore dalla crisi della lira turca dell'agosto 2018, secondo gli ultimi dati pubblicati dall'autorità il 26 marzo.
Operatività
Si può sfruttare la discesa nel range 4.400/4mila usd per costruire una posizione in vista di una reazione. Segnali di ripartenza si vedranno con la riconquista di area 4.700 usd. Attenzione al cedimento della soglia discriminante a 4mila/3.900 usd, che potrebbe provocare un brusco ruzzolone fino a 3.300 usd.
Forex Euro/Usd (1,154)
Euro poco mosso dopo tre sedute di ribasso su dollaro. Dalla fine di febbraio dal momento dei primi attacchi all’Iran, il dollaro statunitense ha guadagnato circa l'1,5% su base ponderata per il commercio, con la maggior parte delle valute in calo rispetto al dollaro. “Le recenti dinamiche valutarie riflettono in larga misura i movimenti nel settore delle materie prime”, dice Claudio Wewel, FX Strategist di J. Safra Sarasin. Che relazione c’è tra petrolio e valute? Wewel risponde che si possono individuare tre ambiti.
1) Le valute dei paesi esportatori di greggio, come il dollaro canadese e la corona norvegese, tendono a beneficiare dell'aumento del prezzo del petrolio. Anche il dollaro australiano tende a guadagnare terreno, data l'importanza dell'Australia come secondo esportatore mondiale di GNL. Nel panorama valutario dei mercati emergenti, le valute latinoamericane sono solitamente quelle che resistono meglio. Tuttavia, l'impatto positivo sul mercato valutario di un aumento del prezzo del petrolio può essere occasionalmente compensato da altri fattori, come dimostra il caso della Norvegia.
2) Paesi importatori netti di energia. Nell'ambito delle valute del G10, l'euro e lo yen giapponese tendono ad essere i più sensibili. Per entrambe le aree valutarie, i prezzi più elevati dell'energia rappresentano uno shock negativo sui termini di scambio che riduce il reddito nazionale reale. All'interno del gruppo degli importatori netti di energia, le valute dei mercati emergenti sono solitamente quelle più colpite. Le economie emergenti tendono ad avere una maggiore intensità energetica (unità di consumo energetico per unità di PIL) e quindi subiscono shock più gravi nei termini di scambio. Le valute asiatiche e dell'Europa orientale si distinguono in questo senso. I deflussi di capitali verso i beni rifugio possono mettere ulteriore pressione sulle valute dei mercati emergenti.
3) Le valute rifugio. Il franco svizzero spesso si apprezza nei periodi in cui l'aumento dei prezzi dell'energia è dovuto a una maggiore incertezza geopolitica, anche se il rincaro è negativo per l'economia elvetica. Lo stesso vale per il dollaro statunitense, che storicamente ha mostrato una relazione inversa con il petrolio. Sebbene la correlazione tra dollaro e petrolio fosse inversa negli anni successivi alla crisi finanziaria globale, tale relazione si è notevolmente indebolita dopo il 2019 e recentemente è diventata positiva, riflettendo probabilmente il fatto che l'economia statunitense ha raggiunto l'autosufficienza energetica alla fine degli anni 2010. Negli ultimi anni gli Stati Uniti sono persino diventati un esportatore netto di energia.
Operatività
Tassi più elevati del previsto e ricerca di asset rifugio rendono attraente il dollaro in ottica di diversificazione. Area 1,17/1,20 si è confermata una soglia di acquisto interessante. Segnali di inversione del trend negativo sono emersi con la discesa confermata a fine settimana sotto 1,15. Scattati gli acquisti sulla forza con la recente discesa sotto 1,15 per target in area 1,10.
Bitcoin (68.500 usd)
Bitcoin prova a stabilizzarsi dopo il -3% di giovedì. Coinbase ha chiuso ieri in ribasso del -5% a 175 dollari. Goldman Sachs ha tagliato il target price a 235 dollari, da 270 dollari. L'analista James Yaro conferma però il giudizio Buy e dice nella nota che questi prezzi sono un buon punto di ingresso. Da inizio anno il titolo è in ribasso del 23%.
Operatività
L'impostazione è ribassista a partire dal picco record di ottobre, con una soglia discriminante nel range 60mila/57mila usd, il cui cedimento potrebbe provocare un drastico sell-off con obiettivi finali in area 38mila usd. Suggeriamo di sfruttare discese verso area 60mila usd per comprare sulla debolezza per prendere profitto in area 74mila usd.
Bond
Mercato obbligazionario in forte tensione. Treasury Note Decennale a 4,42% di rendimento, sui massimi da luglio. BTP a 4,02%, sui massimi da marzo. Bund al 3,07%, massimi dal 2009. Lo Spread è a 95 punti base.
Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il future del Bund decennale è in ribasso di circa il 4% e il future del Treasury del 3%. I mercati si sono rapidamente posizionati su ritorno dell’inflazione e sull’arrivo di una serie di rialzi dei tassi. Le banche centrali, a parte quella dell’Australia, hanno segnalato di essere pronte ad agire, ma non subito, anzi, meglio in questo momento aspettare e vedere che piega prende la guerra, perché l’inflazione generata dalle crisi dell’energia va e viene, spesso senza lasciare traccia duratura. Sulla base di questo scenario, Schroeders prende una posizione in parte diversa rispetto a quella espressa dal mercato obbligazionario.
In riferimento agli Stati Uniti. “Sia il “dot plot” del FOMC sia il mercato continuano a prevedere un taglio dei tassi quest'anno – in linea con la nostra ipotesi di base secondo cui Kevin Warsh, che assumerà la presidenza della Fed nel corso dell'anno, attuerà una certa politica di allentamento. Tuttavia, esiste un rischio evidente che uno shock dei prezzi prolungato possa vanificare i tentativi di allentare la politica monetaria, mentre una riaccelerazione dell'inflazione di fondo riporterebbe all'ordine del giorno gli aumenti dei tassi. Dal punto di vista dei fondamentali, l'economia statunitense sembra essere quella più a rischio che un'inflazione più elevata diventi radicata”, afferma David Rees, Head of Global Economics di Schroeders.
Per quanto riguarda l’Europa invece, “sembra meno probabile che si verifichi uno shock prolungato e di ampia portata sui prezzi delle materie prime con un impatto minimo o nullo sulla crescita. Mentre la nostra previsione di base prevede un'accelerazione della crescita nei prossimi due anni, il che preparerebbe il terreno per un aumento dei tassi nel 2027, esiste un'elevata vulnerabilità alle interruzioni delle forniture di petrolio e di gas. Sebbene una crisi prolungata avrebbe un impatto significativo sull'inflazione, la contrazione delle forniture energetiche potrebbe anche soffocare la ripresa del settore manifatturiero che prevediamo comprimere i redditi reali e annullare il rischio di effetti di secondo ordine. Ciò rende improbabile che la Banca centrale europea proceda agli aumenti dei tassi che i mercati hanno scontato per quest'anno, e qualsiasi accenno di recessione potrebbe indurre i policymaker a virare rapidamente verso tagli dei tassi”.
Operatività
Siamo su livelli di allerta, una conferma di questi livelli in chiusura di settimana potrebbe aprire le porte ad un movimento di risalita del tasso del Treasury decennale anche verso quota 5%. Lo stesso per il BTP, quota 4% è una soglia discriminante.
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