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Twin Win su Oro e Argento: doppia opportunità dopo la tempesta
Nuovi certificati Twin Win di BNP Paribas su Oro e Argento. Capitale Protetto al 100% e performance in valore assoluto nel range ±25%. Strike il 10 febbraio

Le ultime settimane hanno messo a dura prova anche i nervi degli investitori più esperti. Oro e argento, storici beni rifugio, dopo una lunga fase rialzista, hanno vissuto oscillazioni degne dei mercati azionari più volatili: tra fine gennaio e inizio febbraio entrambi i metalli preziosi hanno messo a segno una delle correzioni più brusche degli ultimi anni.
Ma cosa succederebbe se poteste guadagnare sia dai rialzi che dai ribassi dei metalli preziosi, senza mai rischiare il capitale investito?
È esattamente ciò che offrono i due nuovi Certificati Twin Win di BNP Paribas su oro (ISIN XS3255755731) e argento (ISIN XS3255755228). Due prodotti a Capitale Protetto 100% che permettono di partecipare a scadenza alla performance in valore assoluto dei sottostanti entro un range prestabilito (±25%) e pagare un premio fisso in caso di fuoriuscita del sottostante a scadenza dalle due barriere.
Importante considerare che i prezzi di riferimento iniziali sia per l'oro che per l'argento saranno fissati alla chiusura del 10 febbraio.
Come funzionano i Twin Win
I due nuovi certificati sono stati emessi sul Mercato secondario di Borsa Italiana il 6 febbraio, da BNP Paribas (Rating: S&P's A+ / Moody's A1 / Fitch A+). La struttura scelta per questa doppia emissione è quella dei Twin Win, che si caratterizza per pagare la performance del sottostante a scadenza in valore assoluto entro due barriere, posizionate al ±25% degli strike iniziali. In caso di performance superiori o inferiori rispetto alle barriere up e down il payoff prevede un premio fisso (rebate), in questo caso del 15% per l'argento e del 16% per l'oro.
- Su Oro ISIN XS3255755731:
- Su Argento ISIN XS3255755228:
Il prezzo ufficiale dell’oro dell'argento sono stabiliti ogni giorno dal London Bullion Market Association (LBMA), ovvero il prezzo usato come riferimento ufficiale dalle banche centrali, dall’industria e dagli investitori di tutto il mondo.
L'orizzonte temporale di entrambi i certificati è di quattro anni, con scadenza fissata all'11 febbraio 2030. Quel giorno verrà effettuato il confronto fra le due quotazioni dei sottostanti: quella iniziale (strike) del 10 febbraio 2026, e quella finale. La differenza percentuale fra i due prezzi, in valore assoluto, diventerà il premio in percentuale per l’investitore, indipendentemente che la quotazione sia salita o scesa.
Un esempio aiuterà a capire. Ipotizziamo che alla scadenza risulterà che l’oro è salito del 15%. L’investitore verrà rimborsato con il 100% del capitale investito (100 dollari), più 15 dollari. Se il rialzo sarà del 20%, il premio sarà di 20 dollari.
Gli stessi premi saranno pagati anche se l’oro sarà sceso a scadenza del -15% o del -20%.
Barriere up e down al 25%
Ovviamente, per rendere sostenibile questo tipo di struttura, l’emittente introduce dei limiti, barriere, che in questo caso sono posizionate al ±25% degli strike per entrambi i certificati. In tal caso, se la performance del sottostante sarà superiore al +25% o inferiore al -25%, i certificati pagheranno un premio fisso (rebate), comunque invariato sia in caso di rialzo che di ribasso.
Per il certificato sull'oro (ISIN XS3255755731) il rebate in caso di fuoriuscita dalle barriere up e down al ±25% degli strike è pari al 16%; mentre per il certificato sull'argento (ISIN XS3255755228) il premio fisso è del 15%.
- In sostanza, se l'oro o l'argento avranno messo a segno a scadenza un rialzo superiore al +25% o un crollo più profondo del -25%, allora i certificati non pagheranno più la performance in valore assoluto ma un premio fisso del 16% per quello in oro e del 15% per quello sull'argento.
Il tutto beneficiando della protezione a scadenza del 100%, che fa si che il rimborso minimo a scadenza sarà di 100 dollari, qualsiasi cosa accada.
Una struttura ideale per chi ha avvertito i recenti scossoni e vuole rimettere oro e argento in portafoglio senza esporsi alla loro volatilità: Capitale Protetto e partecipazione in valore assoluto ai futuri movimenti dei metalli.
Oro: il re dei beni rifugio cerca il suo equilibrio
L’oro entra nel 2026 reduce da un anno eccezionale: nel 2025 ha segnato oltre 60% di rialzo e più di cinquanta nuovi massimi storici, sospinto da dollaro debole, tensioni geopolitiche e flussi record da ETF e banche centrali.
A fine gennaio ha toccato area 5.600 $/oncia prima di subire una violenta correzione, innescata dalla nomina di Kevin Warsh alla Fed e dal conseguente rafforzamento del dollaro, con un calo vicino al 15% in 48 ore. Il rimbalzo immediato sopra 4.800–5.000 $/oncia conferma però che la domanda di copertura resta solida. Sul medio periodo il quadro rimane costruttivo: la domanda ufficiale e quella d’investimento continuano a fornire un forte supporto strutturale, mentre il 2026 si preannuncia ancora dominato dagli stessi driver che hanno sostenuto il rally del 2025: un quadro macro/geopolitico incerto e domanda delle banche centrali su livelli storicamente elevati.
Argento ritraccia dai massimi assoluti
L’argento ha vissuto un 2025 straordinario, mettendo a segno una delle migliori performance degli ultimi decenni, con un rialzo annuale superiore al 150% e un nuovo picco sopra i 120 $/oncia, alimentato dalla combinazione di domanda industriale robusta e forte interesse d’investimento in scia al rally dell’oro.
Come per il metallo giallo, anche per il silver il punto di svolta è arrivato a fine gennaio 2026: la nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed ha provocato un violento repricing del dollaro e una liquidazione immediata delle posizioni speculative, generando un “flash crash” che ha trascinato il prezzo da circa 120 $ a meno di 85 $ in poche ore, con un ribasso superiore al 30%. Nonostante l’intensità della correzione, il metallo ha mostrato capacità di stabilizzazione nei giorni successivi, segnale che gli acquisti strutturali, legati sia alla componente industriale (fotovoltaico, elettronica, batterie) sia a quella di hedging, non si sono esauriti ma sono semplicemente rientrati dopo un eccesso speculativo.
Le prospettive per il 2026 restano quindi dinamiche: l’argento continuerà a risentire della volatilità globale legata a tassi, dollaro e sentiment di mercato, ma la combinazione tra domanda industriale in espansione e interesse degli investitori potrebbe fungere da supporto fondamentale anche dopo gli scossoni di inizio anno.
In un momento in cui oro e argento restano al centro dell’attenzione dopo settimane di scosse violente, i Twin Win offrono una via d’ingresso più equilibrata: non chiedono di indovinare la direzione, perché trasformano sia i rialzi sia i ribassi entro il range in rendimento a scadenza. Con lo strike fissato il 10 febbraio, i certificati si agganciano a prezzi già corretti rispetto ai massimi ma ancora sostenuti da domanda reale – industriale per l’argento, d’investimento e ufficiale per l’oro.
In altre parole, ci si posiziona dopo una fase di scarico, con capitale protetto e la possibilità di catturare valore in entrambe le direzioni del mercato.
Ed è proprio questa combinazione – protezione, timing e partecipazione assoluta ai movimenti dei metalli – a rendere oggi i Twin Win un’opzione particolarmente sensata per chi vuole rientrare su oro e argento senza subirne la volatilità.
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