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Protezione, cedola e rendimento: tutto con i nuovi cap protetto di GS
Da Goldman Sachs, tre Capitale Protetto al 100% Callable su Eni, Enel e Intesa Sanpaolo. A scadenza performance senza cap e se l’emittente richiama paga premi generosi

Il grafico dell’S&P 500 parla da solo. Dal bear market del 2020 i mercati azionari sono saliti con grande forza, con una pausa subita solo nel 2022. Una crescita molto verticale che chiama ad una certa cautela l’investitore prudente. Diventa veramente difficile fare un buon stock picking su equity, poiché le valutazioni cominciano ad essere elevate. Come orientarsi e come affrontare l’attuale contesto?

Da Goldman Sachs tre Capitale Protetto 100% a partecipazione: ecco i punti di forza
Ce lo dice Goldman Sachs (rating alto standing: S&P’s BBB+ / Moody’s A2 / Fitch A) che, a supporto dell’investitore prudente, lancia sul mercato tre capitale protetto 100% single stock su tre titoli italiani: il certificato ISIN JE00BS6BLL00 che punta su Eni, quello ISIN JE00BS6BLT85 su Enel e il prodotto ISIN JE00BS6BM394 che investe su Intesa Sanpaolo. Tre titoli dagli ottimi fondamentali e tra i più amati dagli italiani. Tre soluzioni d’investimento che pur proteggendo al 100% a scadenza l’investitore (ottobre 2029), promettono di partecipare alla performance senza cap del sottostante se il prodotto non sarà richiamato dall’emittente durante la sua vita. Scenario che però prevede il pagamento, da parte della banca d’affari americana, di premi mensili cumulabili di importo elevato. Vediamo allora le caratteristiche del prodotto:
- Capitale protetto 100% a scadenza: il certificato garantisce a scadenza (salvo evento di credito dell’emittente) il rimborso del 100% del nominale, ovvero 1.000 euro a certificato, qualsiasi cosa succeda al sottostante.
- Partecipazione lineare senza cap: a scadenza, se il sottostante avrà performato positivamente rispetto allo strike (fissato il 26 settembre 2025), il certificato pagherà la performance del sottostante senza cap, ovvero senza limiti alla performance.
- Possibilità di rimborso anticipato callable: l’emittente, a partire dal sesto mese di vita, ovvero da marzo 2026, potrà richiamare il certificato ma dovrà pagare il valore nominale di 1.000 euro, più un premio mensile cumulato. Tale premio mensile sarà pari a: 1,5417% (18,5% annuo) per il prodotto su Eni; 1,4167% (17% annuo) per il certificato su Enel e 0,875% (10,5% annuo) per il prodotto su Intesa Sanpaolo. Quindi, per esempio, se al decimo mese il certificato ISIN JE00BS6BLL00 su Eni dovesse essere richiamato dall’emittente, il prodotto rimborserà 1.154,17 euro, ovvero il 15,417%.

I tre certificati si caratterizzano dunque per un ottimo rapporto rischio rendimento, il capitale è infatti protetto al 100% e il prodotto permette di partecipare alla performance del sottostante senza alcun cap. Anche in caso di rimborso anticipato, il prodotto è altamente remunerativo, pagando premi mensili cumulabili che eguagliano quelli dei prodotti a capitale condizionatamente protetto, ben più rischiosi. Per i profili di rischio basso, il certificato si propone come ottimo strumento di diversificazione e per ridurre la volatilità del portafoglio.
Tre certificati per i tre titoli più amati dagli italiani
Eni, Enel e Intesa Sanpaolo sono abbastanza rappresentativi del mercato italiano. Non solo perché le tre capitalizzazioni sommate mantengono un peso importante sul listino, ma anche perché, come il mercato italiano (FTSE Mib), hanno performato molto bene avviando un solido trend rialzista di lungo corso. È chiaro che per l’investitore diventa difficile ora gestire posizioni in guadagno da diverso tempo. Certo è sempre possibile chiudere e monetizzare, per poi rimanere però col problema di dover decidere dove investire la liquidità. In alternativa, si possono usare i tre certificati di GS per attuare strategie di equity substitution e protezione del capitale, andando a minimizzare la volatilità del portafoglio equity.
Andiamo allora ad analizzare i tre sottostanti e le tre strutture proposte da Goldman Sachs.
Eni: sovraperforma il settore grazie alle capacità di monetizzare le scoperte di giacimenti
Eni negli ultimi anni è riuscito a recuperare quanto perso nel 2020, una delle peggiori crisi di sempre per il comparto. Il titolo rimane attraente per gli investitori per due ragioni: le politiche di payout, tra dividendi elevati e buyback generosi; uno scenario base che vede le quotazioni del petrolio rimanere su livelli interessanti nei prossimi anni, mentre sembra più improbabile, con scenari di tensione a livello geopolitico, l’abbassarsi del prezzo del greggio. Secondo la maggior parte degli analisti, il petrolio infatti dovrebbe mantenersi intorno ai 65 dollari, dunque sui livelli attuali. Uno scenario che permette una buona generazione di cassa per Eni. Recentemente, infatti, anche su spinta di Trump, c’è stato una spinta sulla produzione di petrolio, ma i prezzi hanno comunque tenuto perché c’è un tema geopolitico di rischio sanzioni ulteriori verso la Russia, guerra in Medio Oriente e di supply disruption in alcune aree geografiche. Sul titolo gli analisti sono posizionati su una posizione neutrale, con 11 buy, 17 hold e 1 sell. Target price a 15 euro, di fatto sui livelli attuali. Eni dunque appare ben prezzata, ma potrebbe giocare un asso nella manica. Ovvero stupire il mercato grazie alla capacità di scoprire nuovi giacimenti. Eni, infatti, è fortissima nell’exploration per poi valorizzare le quote, lì dove ne possiede la maggioranza, vendendole e monetizzando. Questa politica di generare extra cassa sulla parte E&P e torna molto utile. Anche grazie a questa strategia riesce a sovraperformare i peers in Borsa.
Proprio per gli investitori che vogliono puntare o mantenere la posizione su Eni proteggendo però il portafoglio dal morso della volatilità, Goldman Sachs propone il certificato ISIN JE00BS6BLL00, la cui performance a scadenza è agganciata al titolo Eni. Lo strike per Eni, fissato alla chiusura del 26 settembre 2025, è pari a 15,346 euro. Dunque, a scadenza sono possibili solo due scenari. Se le quotazioni di Eni saranno al di sotto dello strike, il certificato rimborserà 1.000 euro, ovvero il valore nominale. Se il titolo avrà performato positivamente rispetto al livello iniziale, il certificato pagherà la performance senza cap. Facciamo un esempio. Se a scadenza Eni avrà guadagnato dallo strike il 30%, il certificato rimborserà 1.300 euro. Il prodotto prevede però la possibilità di rimborso anticipato discrezionale (callability) mensile a partire dal 6° mese di vita (prima data di osservazione 26 marzo 2026). In tal caso, Goldman Sachs dovrà pagare all’investitore un premio cumulabile del 1,5417% mensile (18,5% annuo). Dunque, se per esempio dovesse richiamare al decimo mese il certificato, GS dovrà pagare 1.000 euro, più 154,17 euro di premi cumulati, per un totale di 1.154,17 euro.
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Enel: meno rinnovabili e più business regolato
Il punto di forza di Enel rispetto ad Eni è che ha meno rischi di volatilità legati allo scenario di riferimento. La dividend policy è comunque molto semplice e generosa (6,2% quest’anno e 6,5% il prossimo), a cui l’utility aggiunge anche un buyback di 1 mld nel secondo semestre 2025, all’interno di un piano di 3,5 mld. Quella di Enel oggi è una storia molto safe. Con il piano di disposal intrapreso dall’Ad Cattaneo, la società ha ridotto gli investimenti in rinnovabili, riducendo visibilmente il debito, a favore delle reti, dunque della distribuzione elettrica. Il business di Enel, dunque, incrementa la sua visibilità avendo incrementato la parte di business regolato. Inoltre, i tassi bassi aiutano a non far lievitare il costo del debito con beneficio per gli utili. Scenari di forte rialzo dei tassi non sono previsti, dunque anche da questo punto di vista la visibilità per Enel rimane alta. Per Enel, c’è spazio per un re-rating sui multipli e dunque crescita in Borsa. Lo si vede anche dalle stime degli analisti. Sono ben 20 gli analisti che consigliano di comprare e solo 9 consigliano di tenere. Nessuno di vendere. Target price a 8,6 euro con un up side del 7%.
Per chi vuole puntare su Enel, con la protezione totale del capitale ecco che il certificato ISIN JE00BS6BLT85 rappresenta una soluzione interessante. La performance a scadenza di questo certificato è infatti agganciata al titolo Enel. Lo strike del sottostante, fissato alla chiusura del 26 settembre, è pari a 7,974 euro. Dunque, a scadenza sono possibili solo due scenari. Se le quotazioni di Enel saranno al di sotto dello strike, il certificato rimborserà 1.000 euro, ovvero il valore nominale. Se il titolo avrà performato positivamente rispetto al livello iniziale, il certificato pagherà la performance senza cap. Facciamo un esempio. Se a scadenza Enel avrà guadagnato dallo strike il 30%, il certificato rimborserà 1.300 euro. Il prodotto prevede però la possibilità di rimborso anticipato discrezionale (callability) mensile a partire dal 6° mese di vita (prima data di osservazione 26 marzo 2026). In tal caso, Goldman Sachs dovrà pagare all’investitore un premio cumulabile del 1,4167% mensile (17% annuo). Dunque, se per esempio dovesse richiamare al decimo mese il certificato, GS dovrà pagare 1.000 euro, più 141,67 euro di premi cumulati, per un totale di 1.141,67 euro.
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Intesa Sanpaolo: la banca italiana meglio impostata per far correre gli utili
Intesa Sanpaolo è molto ben posizionata da un punto di vista industriale per fare business. In Italia, è uno dei titoli preferiti dagli analisti perché ha una sana diversificazione del business, avendo mezza top line legata alla parte commissionale, che come noto non è legata all’andamento dei tassi. Molto solida anche la situazione patrimoniale, oltre ad un focus fortissimo sui costi. Sulla bottom line, dunque, il rischio è veramente scarso. Nonostante la corsa realizzata negli ultimi anni, il titolo sembra avere ancora appeal. Intesa Sanpaolo, infatti, è una delle poche banche che può avere nei prossimi anni un utile crescente. Molte banche italiane hanno infatti fatto il top l’anno scorso. La differenza sta nell’ottima diversificazione del business, con un buon posizionamento sul business a base commissionale, rispetto ai competitor. Intesa vanta infatti un asset manager interno, Eurizon e le rete di promotori, quindi il wealth management e in ultimo la parte assicurativa. Tutto ciò porta gli analisti a vedere un utile in crescita nei prossimi anni intorno al 10% all’anno.
Per puntare su Intesa Sanpaolo con protezione totale del capitale, in evidenza il certificato ISIN JE00BS6BM394, la cui performance a scadenza è agganciata al titolo Intesa Sanpaolo. Lo strike, fissato alla chiusura del 26 settembre, è pari a 5,56 euro. Dunque, a scadenza sono possibili solo due scenari. Se le quotazioni di Intesa Sanpaolo saranno al di sotto dello strike, il certificato rimborserà 1.000 euro, ovvero il valore nominale. Se il titolo avrà performato positivamente rispetto al livello iniziale, il certificato pagherà la performance senza cap. Facciamo un esempio. Se a scadenza Intesa Sanpaolo avrà guadagnato dallo strike il 30%, il certificato rimborserà 1.300 euro. Il prodotto prevede però la possibilità di rimborso anticipato discrezionale (callability) mensile a partire dal 6° mese di vita (prima data di osservazione 26 marzo 2026). In tal caso, Goldman Sachs dovrà pagare all’investitore un premio cumulabile dello 0,875% mensile (10,5% annuo). Dunque, se per esempio dovesse richiamare al decimo mese il certificato, GS dovrà pagare 1.000 euro, più 87,5 euro di premi cumulati. Per un totale di 1.087,5 euro.
Si ricorda che, come tutti i certificati a capitale protetto, questi prodotti durante la loro vita saranno influenzati in maniera significativa anche dall’andamento dei tassi e dunque, l’andamento del prezzo del certificato, potrebbe non essere lineare con l’andamento del sottostante.
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