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La coppia sul petrolio vanta un rendimento a doppia cifra (12%)
Il certificate ISIN CH1300970659 di EFG International su WTI e Brent paga premi mensili con memoria dell’1%. Barriera al 60% per premi e capitale. Durata tre anni.

Da fine settembre ai primi di dicembre le quotazioni del petrolio americano Wti sono scese in due mesi quasi del 20%. Venerdì scorso si è chiusa la sesta settimana negativa consecutiva. A dominare il mercato sono le previsioni di un calo della domanda di energia a causa dei timori di rallentamento dell’attività manifatturiera in Europa e in Cina.
Chi si aspettava una risposta efficace da parte dell’ultimo vertice dell’Opec+ di venerdì 30 novembre è rimasto deluso. Il cartello dei Paesi produttori non è stato in grado di varare una nuova politica di tagli alla produzione per sostenere i prezzi. Al contrario, si sono sentiti tanti scricchiolii che denunciano una certa fragilità della struttura, con il malessere dei Paesi africani, Angola in testa, che vorrebbero aumentare e non diminuire la loro produzione.
La riunione si è conclusa con i singoli Paesi che hanno annunciato riduzioni volontarie per un totale di 2,2 milioni di barili al giorno per il primo trimestre del 2024. Ma più della metà di questi tagli sono già operativi da questa estate. Quindi, dal vertice sono usciti ben pochi nuovi impegni a ridurre la produzione, e nessuno vincolante.
Goldman Sachs vede il petrolio nel 2024 fra 80 e 100 dollari
Eppure, i grandi trader di materie prime, quelli che fanno il mercato, non si scompongono. La settimana scorsa, alla fine del tormentato vertice dell’Opec+, Goldman Sachs ha emesso una nota per confermare la sua previsione di un aumento dei prezzi: la banca si aspetta che il cartello dei produttori “possa mantenere i prezzi del petrolio Brent nell'intervallo 80-100 dollari nel 2024”.
Anche Ubs ha commentato il vertice dicendo che se i Paesi membri rispetteranno i tagli promessi, i prezzi del greggio sono destinati a salire. Quando i tagli scadranno alla fine del primo trimestre – è la tesi della banca svizzera - i barili rimossi torneranno solo gradualmente, “il che dovrebbe contribuire a mantenere il mercato petrolifero in deficit nel primo semestre del 2024”. Ubs si aspetta un aumento dei prezzi in un mercato petrolifero sotto-alimentato.
Investire sul petrolio resta una scommessa molto attraente, anche se il quadro è oggettivamente complicato. Pochi mercati come quello del greggio sono così potentemente influenzati dalla geopolitica, con tensioni regionali e conflitti che possono scuotere il mondo dell’energia. E’ in situazioni di questo tipo che si apprezzano le caratteristiche dei certificate, strumenti che riescono a offrire contemporaneamente rendimenti molto interessanti e livelli insperati di protezione del capitale.
Rendimento annuo del 12%. Barriera al 60%
Prendiamo il certificate “Softcallable” emesso lo scorso 17 novembre da EFG International Finance con codice Isin CH1300970659 e sottostanti i future sul Wti e sul Brent. Questo certificate, della durata di tre anni, paga ogni mese premi con memoria dell’1% (rendimento potenziale annuo del 12%) condizionati al rispetto di una barriera posta al 60% dei Valori iniziali.
La stessa barriera al 60% gioca a protezione del capitale, che alla scadenza finale, nel novembre 2026, sarà rimborsato al 100% del valore nominale del certificate (1.000 euro) anche se nel frattempo le quotazioni di Brent e Wti saranno scese rispetto ai Valori iniziali.
La barriera garantisce fino a un calo delle quotazioni del 40%. Nel caso di un ribasso maggiore, l’investitore verrà rimborsato in proporzione alla performance del peggiore dei due sottostanti, e quindi subirà una perdita.
Cedole con effetto memoria
I premi mensili godono dell’effetto memoria, il che vuole dire che se a una determinata data di osservazione non ci saranno le condizioni per pagare il bonus, la cedola non andrà persa ma resterà nella memoria del certificate e verrà corrisposta alla prima scadenza successiva in cui tutti e due i sottostanti torneranno a quotare sopra la barriera.
Con questo meccanismo è evidente che la scadenza cruciale diventa l’ultima data di osservazione, il 10 novembre 2026. Se quel giorno sia il Wti che il Brent quoteranno sopra la barriera, l’investitore avrà la certezza di incassare tutti i premi previsti, ottenendo un rendimento annuo del 12%.
Prodotto richiamabile a discrezione dell’emittente
Ma non è detto che il certificate arrivi fino al novembre 2026, perché il prodotto potrebbe venire rimborsato anticipatamente dall’emittente. E’ una facoltà che EFG International Finance, partner di Leonteq, ha voluto tenersi e che non è soggetta a nessuna condizione: a partire da marzo 2024 e in tutte le successive date di osservazione il prodotto potrà essere richiamato. In questo caso l’investitore riceverà il 100% del valore nominale (1.000 euro) più le eventuali cedole dovute.
I livelli del certificate CH1300970659. Chi è EFG International
Nella tabella qui sotto riportiamo gli elementi riassuntivi del certificate Isin CH1300970659. Ricordiamo che EFG International è un gruppo internazionale con sede a Zurigo che offre servizi di private banking e asset management. Le azioni di EFG sono quotate alla SIX Swiss Exchange. La società ha una market cap di 3 miliardi di franchi svizzeri e rating elevati da parte di Fitch (A) e Moody’s (A3). EFG è un partner storico di Leonteq, con cui l’emittente ha un accordo per poter strutturare prodotti di investimento con carta loro.

Petrolio: tre motivi per cui nel 2024 le quotazioni potrebbero salire
Come mostra la tabella, le quotazioni del greggio sono scese di poco più del 5% dal lancio del certificate, dopo una caduta del 10% nel mese di ottobre. Il 2023 è sulla buona strada per essere dichiarato il peggior anno dal 2020, quando la pandemia di Covid-19 paralizzò la domanda di energia. Tuttavia, è improbabile che i prezzi rimangano bassi a lungo.
- INGRESSO DEL BRASILE NELL’OPEC+
A favore di un possibile recupero delle quotazioni del greggio gioca la principale novità dal vertice Opec+ di settimana scorsa, ovvero l’ingresso del Brasile nell’organizzazione. Il Paese sudamericano vanta già adesso una produzione di greggio di 3,7 milioni di barili al giorno, che lo piazza al quarto posto fra i Paesi del cartello alle spalle di Arabia Saudita, Russia e Iraq. Inoltre, grazie a importanti investimenti (effettuati con diversi partner stranieri) l’output brasiliano sta crescendo a ritmi velocissimi, in linea con l’obiettivo di arrivare a ben 5,4 milioni di barili di capacità a fine decennio. L’ingresso del Brasile nell’Opec+ andrà ad aumentare notevolmente il peso politico dell’organizzazione, oggi guidata da Arabia Saudita e Russia, rispetttivamente secondo e terzo produttore di greggio.
- POSSIBILE DISCESA DEI TASSI DI INTERESSE
Inoltre, se i prossimi dati confermeranno il forte rallentamento dell’inflazione in Europa e negli Stati Uniti, le autorità monetarie non mancheranno di reagire. Già oggi la maggioranza degli economisti si aspetta che entro giugno la Fed proceda con il primo taglio dei tassi. L’inversione della politica monetaria, se avverrà, potrà contrastare il rischio di recessione negli Usa e in Europa, ridando nuovo fiato alla domanda globale di greggio.
- STATI UNITI AL LIMITE DI UTILIZZO DELLA CAPACITA’
Con 13,2 milioni di barili al giorno, gli Usa sono attualmente il primo produttore e il primo esportatore al mondo di petrolio. Nonostante i propositi ambientalisti, il presidente Biden ha incoraggiato l’industria nazionale ad aumentare la produzione nel tentativo di fare scendere il prezzo internazionale del greggio e raffreddare così l’inflazione. Ma gli Usa, che nell’ultimo anno hanno drasticamente ridotto anche le riserve strategiche, oggi sono arrivati al limite nell’utilizzo della loro capacità produttiva. Per cui, se la domanda mondiale di idrocarburi dovesse improvvisamente rivitalizzarsi, diventerà inevitabile un rimbalzo delle quotazioni.

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