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Certificati su Indici: la strategia a barriera profonda paga 11% annuo
Rendimento annuo dell'11,04%, barriera 50%e scadenza breve (18 mesi): come il nuovo certificato UniCredit sfrutta la correzione dei mercati per offrire un ingresso ottimizzato sui mercati azionari.

In un contesto di mercato incerto, caratterizzato purtroppo da un acuirsi delle tensioni in Medio Oriente, i certificati a barriera profonda su indici si posizionano come un’alternativa all’investimento diretto sull’azionario. L’equity, infatti, presuppone un buon timing d’ingresso ed esposizione direzionale ai titoli o indici scelti. I certificati su indici riducono la volatilità del prodotto avendo come sottostanti panieri di titoli e contemporaneamente permettono di estrarre dal mercato rendimenti anche interessanti grazie al pagamento di premi periodici.
In particolare, oggi ci soffermiamo sul nuovo certificato emesso da UniCredit ISIN DE000UN630G1 che ha come sottostanti quattro indici, di cui uno settoriale europeo e tre indici benchmark, ovvero l’Euro Stoxx Banks, l’Euro Stoxx 50, il Nikkei 225 e l’S&P 500. Il certificato presenta barriere molto profonde al 50%, fissate tra l’altro, insieme agli strike, il 24 marzo 2026 (emesso il 23 marzo), quindi considerando anche la correzione in atto legata allo scontro tra Stati Uniti e Iran. Il certificato paga premi mensili con memoria dello 0,92%, pari ad un premio annuo del 11,04%. Possibilità di rimborso anticipato automatico (autocall) con trigger che parte al 95% degli strike e step down del 1% mensile, a partire da giugno 2026. La scadenza del prodotto è piuttosto breve, prevista per settembre 2027.
Contesto difficile da navigare, ma il mercato scommette sulle trattative
Il mercato in queste ultime settimane è in balia delle notizie che provengono dal Medio Oriente. Wall Street è in rialzo, nonostante le tensioni siano ancora alte. Donald Trump afferma che la trattativa è in corso e l’Iran vuole chiuderla con un accordo al più presto, Teheran nega tutto. I mercati sembrano dare retta al presidente degli Stati Uniti, anche se nei cieli del Medio Oriente continuano a volare missili e il Pentagono, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, sta mandando duemila paracadutisti nel Golfo Persico. Intanto il petrolio scende e la propensione al rischio risale.
L’amministrazione Usa ha tentato di porre fine al conflitto attraverso una proposta di accordo in 15 punti, ma la risposta degli iraniani non è stata positiva. Teheran ha smentito di aver avuto colloqui con gli Usa: "State negoziando con voi stessi", avrebbe riferito un portavoce militare iraniano. Fars, l'agenzia di stampa statale iraniana, ha riportato che una fonte informata ha riferito che l'Iran non intende cessare il fuoco: "In linea di principio, non è logico entrare in un simile processo con coloro che violano gli accordi".
Diciamo che, in queste situazioni, è veramente difficile capire come potrà evolvere lo scenario e di sicuro ancora per un po’ (si spera il meno possibile) i mercati saranno ostaggio delle dichiarazioni delle due parti. A guardare però le performance di Borsa di oggi, sembra che gli operatori stiano scommettendo che in realtà le trattative sono in atto e semplicemente, nel gioco delle parti, Iran e USA stanno facendo la voce grossa. Oppure che, visto che gli Stati Uniti sono disponibili a trattare, avendo in parte raggiunto i loro obiettivi militari, la guerra procederà in maniera più “soft”, magari proseguendo ancora per diverso tempo ma con un ritmo meno accentuato.
In ogni caso è veramente difficile fare previsioni e spesso la soluzione migliore per l’investitore è diversificare al meglio il portafoglio su strumenti che hanno meccanismi diversificati d’investimento.
Low Barrier Cash Collect su indici
Il contesto è purtroppo auto evidente, come dicevamo, difficile fare previsioni, anche se il mercato sta di fatto scommettendo che le trattative siano in atto.
In tale contesto si inserisce questo nuovo certificato ISIN DE000UN630G1 di UniCredit che propone un rendimento mensile con memoria dello 0,92%, pari al 11% annuo lordo a fronte di barriere al 50%, valide sia per i premi che a scadenza per il rimborso del capitale. Oggettivamente livelli molto interessanti di protezione visto che scontano già il calo marcato di alcuni di questi indici. La memoria permette comunque di recuperare eventuali premi persi fino alla scadenza inclusa. Basterà che in una delle date di osservazione successiva l’indice con la peggiore performance dallo strike sia comunque sopra la barriera.
Il certificato sposa poi la versione Fast, ovvero con autocall molto vicina e con step down per aumentare le probabilità di rimborso anticipato. Infatti, il certificato prevede la possibilità di autocall a partire dal 17 maggio (prima data di osservazione) con trigger al 95% e poi decrescente del 1% mensile.
La scadenza invece è prevista tra 18 mesi, a settembre 2027. Qui gli scenari sono due. Se il worst of sarà sopra barriera, il certificato pagherà il 100% del nominale, più l’ultimo premio ed eventuali premi non pagati grazie all’effetto memoria. Altrimenti, se il worst of sarà sotto barriera, il certificato pagherà la performance del peggiore. Quindi, se ad esempio, un indice a scadenza perderà il 60% rispetto allo strike, il certificato rimborserà 40 euro.
Facciamo notare con la tabella sotto anche la correlazione e volatilità di questi indici. La correlazione appare abbastanza buona, nonostante uno degli indici sia settoriale. Considerate che sopra 0,65 la correlazione si considera molto forte. Un indicatore importante perché, più è vicina a 1 e più ci dice che i sottostanti si muovono insieme e dunque il rischio che a scadenza uno dei sottostanti vada per la sua strada inficiando la performance è basso. La volatilità implicita invece ci da un’indicazione di quanto in un anno il mercato stima che il sottostante si possa muovere al rialzo o al ribasso. L’indice più volatile in questo caso è il Nikkei 225.
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