Ovs Group - Focus sulla strategia legata all’acquisizione di Kasanova

Il management ha indicato ulteriori leve operative per sostenere la marginalità

Autore: Redazione
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Fatto

Ieri OVS ha tenuto una conference call con gli analisti per illustrare in dettaglio la logica strategica e i parametri economici dell’acquisizione di Kasanova. L’operazione, descritta dal management come “un’occasione difficilmente ripetibile”, si fonda su un profilo finanziario estremamente leggero e su una forte coerenza industriale con le attività esistenti di Croff e Upim. OVS acquisirà il 100% di Kasanova attraverso un aumento di capitale da Eu15m, nell’ambito di un piano di ristrutturazione che prevede rinunce ai crediti per circa Eu40m da parte di banche e fornitori.

Kasanova chiuderà il 2025 con ricavi poco sotto Eu300m e una PFN prossima allo zero, avviando la nuova gestione con una struttura patrimoniale de-levered e sostenibile. 

Kasanova dispone di una rete di oltre 700 punti vendita, di cui 220 diretti (DOS), 280 in franchising e 200 corner presso catene di bricolage o elettronica. Circa il 65% del fatturato proviene dai negozi diretti, che mostrano rese al metro quadrato di Eu4.800, quasi il doppio rispetto ai Eu2.500 di Croff.

La componente cookware rappresenta circa il 60% del mix di vendita, con il tessile pari a ~Eu70m di ricavi, a fronte dei Eu50m generati complessivamente da Croff e Upim. OVS ha evidenziato la complementarità tra i due business: Kasanova eccelle nel cookware a rotazione elevata, mentre Croff dispone di know-how nel tessile e nell’arredo casa. La combinazione permetterà di offrire un assortimento più completo e competitivo, valorizzando le economie di scala in acquisto, logistica e distribuzione.

Dal punto di vista reddituale, Kasanova presenta oggi un gross margin di circa 55%, penalizzato da costi di fornitura maggiorati per la necessità di operare tramite intermediari. OVS prevede di riportarlo “poco sotto il 60%” grazie al sourcing diretto e al miglioramento del pricing mix, stimando un incremento dell’EBITDA da livelli marginali a Eu20–30m nel giro di tre anni, con store EBITDA in rialzo dall’~11% al ~15%. Gli investimenti saranno limitati a Eu3.5m l’anno per tre anni (totale ~Eu10m), focalizzati su IT e manutenzioni di rete; non sono previsti interventi significativi di restyling nel breve termine. È inoltre atteso un saving di Eu1–1.5m sugli affitti, non incluso nei target, derivante dal miglior potere negoziale di OVS con i landlord.

Il management ha indicato ulteriori leve operative per sostenere la marginalità: razionalizzazione del costo del lavoro in negozio, maggiore automazione nei processi di replenishment, e graduale conversione in franchising di una parte dei punti vendita diretti per ridurre costi fissi e assorbimento di capitale. È stata infine confermata la buona qualità dello stock esistente e la copertura della campagna natalizia, dopo un controllo aggiuntivo su ordini e spedizioni future.

Effetto

Il quadro complessivo rafforza la percezione di un’operazione industrialmente solida e finanziariamente poco rischiosa.

Con un esborso limitato, OVS acquisisce un business ad alta produttività e riconoscibilità nazionale, con margini e sinergie chiaramente identificabili.

L’upside risiede nell’espansione del gross margin di 3–4 pp, nella riduzione dei costi centrali e nella maggiore efficienza della rete. Il modello capital-light (capex limitati, franchising in espansione) consente di preservare il cash flow consolidato, con accretion attesa dal 2027.

L’operazione trasforma OVS in un player integrato dell’homeware, aggiungendo un nuovo pilastro scalabile alla piattaforma retail multiformato del gruppo.



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