TIM - Cessione Sparkle entro il 26 novembre, poi riparte il buyback

La vendita di Sparkle genererebbe 700 milioni di euro. Il buy-back residuo, pari a circa 241 milioni, insieme all’annullamento delle azioni, avvicinerebbero Poste al 90% del capitale di TIM.

Autore: Redazione
Stand promozionale TIM all’interno di un centro commerciale, con logo e materiali informativi visibili.

Fatto

Secondo MF, TIM attende ancora l’autorizzazione della Federal Communications Commission per la cessione di Sparkle a MEF-Retelit: il via libera è atteso  entro il 26 novembre, dopo l’ok senza condizioni di un altro ente degli Stati Uniti.

Il closing genererebbe circa 700 milioni di euro di cassa, parte dei quali destinati al buy-back da 350 milioni di euro, già parzialmente avviato nel primo semestre 2026. Un ulteriore buy-back, con successivo annullamento delle azioni, potrebbe portare Poste, attualmente all’86,9% di TIM, a ridosso della soglia del 90%.

Effetto

La cessione di Sparkle per 700 milioni di euro al consorzio MEF (70%)/Retelit (30%) manterrebbe di fatto l’asset sotto controllo pubblico, così come TIM, oggi indirettamente sotto l’egida pubblica attraverso Poste. La cessione non dovrebbe generare plusvalenze significative per TIM, ma consentirebbe al Gruppo di uscire da un asset altamente capital intensive, caratterizzato da bassa profittabilità e risultati storicamente volatili. Sul buy-back, a luglio TIM aveva già completato una prima tranche da circa 109 milioni di euro, acquistando 14 milioni di azioni (0,66% del capitale). Rispetto ai circa 350 milioni di euro previsti, resterebbero quindi circa 241 milioni di euro potenzialmente disponibili, equivalenti a circa il 2% del capitale ai prezzi correnti. In caso di utilizzo del residuo e successivo annullamento delle azioni acquistate, la quota di Poste, oggi all’86,9%, salirebbe meccanicamente verso il 90%, pur rimanendo al di sotto della soglia.



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