POSTE ITALIANE - Conferma la volontà del controllo pubblico di TIM
In un’intervista, il CFO di Poste Italiane, Camillo Greco, ha fornito ulteriori dettagli sull’operazione di OPAS su Telecom Italia

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Fatto
In un’intervista, il CFO di Poste Italiane, Camillo Greco, ha fornito ulteriori dettagli sull’operazione di OPAS su Telecom Italia, ripercorrendo il percorso di progressivo ingresso nel capitale (dallo scambio con Nexi fino all’acquisizione delle quote da Vivendi) e sottolineando come il dossier fosse monitorato dal 2020.
Il management ha evidenziato il potenziale di integrazione industriale tra le due realtà, facendo leva sulla base clienti di Poste (35-45 milioni) e sulla rete distributiva (13 mila uffici) per accelerare il cross-selling dei servizi. Le sinergie stimate restano pari a euro 0,7 miliardi, di cui circa euro 0,5 miliardi legate a costi (incluso il rifinanziamento del debito TIM) e euro 0,2 miliardi a ricavi.
Sul piano finanziario, Greco ha ribadito la sostenibilità della leva combinata (circa 1,5x EBITDA) e una politica di dividendi competitiva, con indicazioni di DPS tra euro 1,25-1,30 post-operazione.
Tra i messaggi chiave, è stato confermato che non è previsto in alcuno scenario un calo della quota pubblica sotto il 50%, mentre TIM Brasil è definita asset strategico, con dividendi annui di circa euro 500 milioni e nessuna intenzione immediata di dismissione.
L’operazione è inoltre inquadrata come leva per consolidare il mercato domestico della telefonia mobile e rafforzare la presenza nel segmento large corporate e Pubblica Amministrazione.
Effetto
L’intervista rafforza i messaggi emersi nella conference call della scorsa settimana, con alcuni elementi chiave di lettura per l’equity story.
In primo luogo, la conferma esplicita del controllo pubblico stabile sopra il 50% chiarisce il framework di governance della combined entity, riducendo l’incertezza su possibili evoluzioni dell’azionariato, ma allo stesso tempo confermando che difficilmente un’eventuale revisione dell’offerta possa avvenire in carta. In secondo luogo, la definizione di TIM Brasil come asset core e non dismettibile nel breve rimuove uno dei principali elementi di optionality lato deleveraging, rafforzando invece la visione di integrazione industriale di lungo periodo.
La partecipazione in TIM Brasil vale circa 7 miliardi di euro ai prezzi correnti e circa 0,35 per azione nel nostro target price su TIM. Dal punto di vista strategico, riteniamo convincente il focus su cross-selling e valorizzazione della base clienti combinata, nonché il beneficio derivante dal refinancing del debito TIM, che rappresenta una componente rilevante delle sinergie. Nel complesso, i messaggi sono coerenti con la narrativa già delineata: operazione strategicamente trasformativa, con creazione di valore guidata da sinergie e integrazione, ma con execution e governance che restano i principali fattori da monitorare.
Azioni menzionate
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