Campari - Il Ceo Simon Hunt: "Possibile razionalizzazione dei brand"
Eventuali sviluppi potrebbero emergere già nel 2026. L'ad ha poi indicato che il Medio Oriente rappresenta meno dell’1% dei ricavi del gruppo

Fatto
Secondo un’intervista al Ceo di Campari Simon Hunt pubblicata oggi dal Corriere della Sera, il management sta incontrando circa 80 investitori in un roadshow avviato a Milano e in programma questa settimana a Londra, New York e Toronto.
Hunt ha indicato che il gruppo sta valutando la possibile cessione di alcuni marchi nell’ambito della razionalizzazione del portafoglio: su circa 70 brand complessivi, fino a una trentina potrebbero essere oggetto di valutazione per una potenziale dismissione, pur senza urgenza di vendita.
Eventuali sviluppi potrebbero emergere già nel 2026. La strategia prevede una maggiore focalizzazione su dieci marchi chiave, che rappresentano circa il 60% dei ricavi: cinque global brands (Aperol, Campari, Wild Turkey, Courvoisier ed Espolòn) e cinque marchi con potenziale di sviluppo, tra cui Lallier e Sarti Rosa.
Il Ceo ha inoltre indicato che il gruppo è in anticipo sul percorso di riduzione della leva finanziaria rispetto ai target fissati dopo l’acquisizione di Courvoisier nel 2024, con l’obiettivo di portare il rapporto debito/margine tra 2x e 2,5x dal picco di 3,6x registrato nel 2024.
Effetto
Sul fronte degli investimenti, il piano da 600 milioni di euro sarà completato entro il 2026 con la conclusione dei lavori della nuova distilleria in Kentucky. Tra le priorità strategiche figurano inoltre la crescita negli Stati Uniti, che rappresentano circa il 30% de i ricavi, e il lancio di nuovi prodotti ready-to-drink come Aperol ready-to-drink e Campari Spritz in bottiglia. Il Ceo ha infine indicato che il Medio Oriente rappresenta meno dell’1% dei ricavi del gruppo.
L’intervista conferma la strategia di razionalizzazione del portafoglio marchi già avviata negli ultimi mesi e coerente con il focus sui brand globali a maggiore potenziale. La possibilità di ulteriori dismissioni — fino a circa 30 marchi — suggerisce un processo di semplificazione del portafoglio che potrebbe contribuire alla generazione di cassa e al percorso di riduzione della leva finanziaria già intrapreso. Positiva la non esposizione di Campari alle geografie interessate dagli attuali conflitti.
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