ITALIA - Costi energia: piano Accelerate EU

Il Governo italiano chiede un intervento a livello europeo per contrastare i maggiori costi dell’energia

Autore: Redazione
Bandiera italiana davanti all'Altare della Patria

Photo by Alexander Spatari/Getty Images

Fatto

Il dato definitivo pubblicato ieri dall’Eurostat ha confermato le indicazioni preliminari sul deficit 2025 che si è fermato al 3,1% e quindi sopra la soglia del 3% confermando l’Italia tra i paesi soggetti a procedura di infrazione per deficit eccessivo.

Il Governo italiano chiede un intervento a livello europeo per contrastare i maggiori costi dell’energia.

In assenza di misure rapide europee l’Italia potrebbe introdurre interventi in deficit oppure una tassa sugli extra profitti delle compagnie petrolifere. Il contrasto agli effetti dell’aumento dei costi dell’energia è la priorità del governo in questa fase anche rispetto agli investimenti nella difesa.

L’Italia invoca inoltre una revisione del sistema europeo di tassazione del carbonio (Emissions Trading System) che però sembra rimanere una priorità della Commissione UE. In particolare, il governo stigmatizza le richieste previste dai benchmark EU Emissions Trading System per il periodo 2026/2030 che comporterebbero una marcata riduzione delle assegnazioni di diritti gratuiti con impatti significativi per il comparto industriale.

Il Documento di Finanza Pubblica discusso ieri dal Consiglio dei Ministri prevedrebbe una crescita del PIL 2026 al +0,6% per 2026/2027 e +0,8% per il 2028 ipotizzando una crisi solo temporanea in Medio Oriente. Deficit previsto al 2,9% nel 2026 (da 2,8%) e 2,8% (da 2,6%) nel 2027.

AccelerateEU: presentato ieri a Bruxelles il piano AccelerateEU che contempla alcune misure di flessibilità e contrasto al costo dell’energia mentre non accoglierebbe la richiesta di alcuni paesi come l’Italia di introdurre extra-tassazioni. Riviste al ribasso le stime di crescita anche in Germania con il PIL 2026 atteso a +0,5% dal precedente +1,0%.

Effetto

Gli impatti di una crisi prolungata sul settore industriale potrebbero comportare delle revisioni al ribasso delle stime.

Attualmente i nostri modelli includono uno scenario meno penalizzante e prevedono che le società siano in grado di contrastare parzialmente gli effetti del costo dell’energia con iniziative di efficientamento.


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