Inwit - Replica a Fastweb su cessazione anticipata MSA
Un accordo potrebbe essere nell’interesse di entrambe le parti, sostiene l'analista

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Fatto
In relazione alle indicazioni di Swisscom sui risultati del terzo trimestre 2026 circa la cessazione anticipata dell’MSA con Fastweb a marzo 2028, INWIT ha precisato ieri che:
- La cessazione “non costituisce un fatto certo e condiviso”, con la disdetta unilaterale oggetto di un giudizio pendente.
- In caso di disdetta anticipata, l’MSA prevede una riconsegna dei siti nella loro unitarietà, “all-or-nothing”, liberi da persone o cose, entro marzo 2031, secondo un piano di almeno 3 anni da concordare tra le parti. Tale disciplina non attribuisce a Fastweb il diritto di determinare unilateralmente tempi e modalità di liberazione degli asset, né consente di trasformare la riconsegna in una migrazione arbitraria, frammentaria e di durata indeterminata.
- Se anche la disdetta fosse ritenuta valida, ipotesi “integralmente contestata”, INWIT avrebbe diritto a ricollocare gli asset sul mercato e richiedere un programma completo e vincolante di liberazione.
- Al momento non esiste alcun accordo sulla permanenza di Fastweb+Vodafone oltre marzo 2031; INWIT ritiene quindi “fuorviante” ipotizzare l’accesso alle torri durante una migrazione fino al 2040.
- Il rinnovo delle frequenze dovrebbe essere subordinato alla disponibilità dei diritti d’uso delle infrastrutture passive.
- La Towers joint venture TIM/Fastweb+Vodafone resta “allo stato embrionale”, soggetta alle necessarie autorizzazioni e, secondo INWIT, potrebbe avere effetti escludenti sulla concorrenza; non risultano inoltre definiti accordi con altre tower company idonei a sostituire le infrastrutture INWIT.
Effetto
Il parere degli analisti di Intermonte
Il tono molto fermo di INWIT ci sembra soprattutto volto a ribadire la solidità della propria posizione legale sull’MSA.
La clausola “all-or-nothing” rappresenta a nostro avviso l’elemento chiave, lasciando poco spazio a interpretazioni alternative: finché anche un solo apparato di rete Fastweb resterà ospitato su una torre INWIT, l’operatore sarebbe tenuto a corrispondere integralmente il canone previsto dall’MSA (circa 450 milioni di euro annui), rendendo poco conveniente una migrazione lunga e frammentaria.
Considerando la complessità del quadro legale e il rischio di un contenzioso dagli esiti incerti e dai tempi potenzialmente lunghi, vediamo spazio per una soluzione stragiudiziale di compromesso, che possa ribilanciare le condizioni economiche dell’MSA in cambio di una maggiore durata o di maggiori attività sulla rete INWIT.
Un accordo potrebbe essere nell’interesse di entrambe le parti, considerando da un lato la necessità di Fastweb di continuare a investire sulla rete, anche in vista del rinnovo dello spettro, e dall’altro l’interesse di INWIT a preservare il valore di lungo periodo dell’MSA.
Per quanto riguarda la Tower joint venture per la realizzazione di 6.000 nuovi siti, il progetto resta un’opzione strategica percorribile per TIM e Fastweb, ma a nostro avviso complementare, più che sostitutiva, al portafoglio torri di INWIT, anche considerando i tempi di realizzazione e migrazione siti, i numerosi execution risk e le necessarie autorizzazioni.
Qualora la joint venture procedesse con una logica industriale e near break-even, vediamo un potenziale downside per INWIT: l’eventuale esercizio della prelazione potrebbe offrire ritorni inferiori a quelli tipicamente richiesti da una tower company indipendente.
