INWIT – Possibile apertura ad un tetto ai canoni per gli operatori

Adeguamento all'inflazione per venire incontro alle difficoltà di costo dei clienti a patto che non si esca dal perimetro dell'MSA. Guidance 2026 prudente. Siti in aumento e nuovi punti di presenza

Autore: Redazione
Interno di un data center con file di rack contenenti server e sistemi di raffreddamento.

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Fatto

Durante la conference call di ieri, INWIT ha aperto alla possibilità di inserire un tetto (cap) ai canoni, adeguandoli all'inflazione, per venire incontro alle difficoltà di costo dei clienti, ponendo però come condizione imprescindibile che ogni eventuale negoziazione avvenga esclusivamente all'interno del perimetro dell'attuale accordo quadro (MSA), respingendo modifiche unilaterali e perseguendo una soluzione condivisa di reciproco beneficio (win-win).

Il management, fiducioso di aver sempre agito in buona fede, ritiene improbabile una rottura drastica. Una rete parallela di TIM e Fastweb è considerata irrealizzabile per ostacoli operativi e vincoli contrattuali, inclusi i diritti di prelazione di INWIT sulle nuove torri della Joint Venture. Il rischio di un abbandono totale da parte di TIM e Fastweb è escluso dalla clausola blindata all-or-nothing: l'eventuale recesso impone lo svuotamento di tutte le torri in una finestra assistita di soli 3 anni. Poiché gli operatori stimano i tempi tecnici di migrazione in 10 anni, si troverebbero scoperti contrattualmente per 7 anni, affrontando rischi legali ed economici insostenibili.

I target per il 2026 restano prudenti e invariati. Il management prevede che, con il passare dei mesi, l'evoluzione dei contenziosi legali e dei tavoli negoziali farà diradare le incertezze restituendo una traiettoria chiara sui flussi di cassa e solo allora comunicherà le nuove linee guida strategiche pluriennali. Il focus attuale è unicamente sul portare a termine i cantieri e i piani di efficienza già avviati.

Nel primo trimestre sono stati consegnati 290 nuovi Punti di Presenza (PoP), ovvero nuovi contratti di ospitalità su torri preesistenti, sui 1.500 stimati per l'anno, e 30 nuovi siti sui 200 previsti a fine 2026 con buone prospettive per effetto del rinnovo delle frequenze. La crescita dei PoP è sempre più guidata da terzi operatori (non anchor), dato che i clienti storici (anchor) hanno frenato gli investimenti per la disputa in corso. I ricavi dagli operatori “non anchor” sono in calo del 6% nel primo trimestre, nonostante la loro centralità nella crescita del gruppo. Il calo, però, non è correlato alla disputa con TIM e Fastweb bensì alla conclusione di alcuni progetti e il difficile contesto generale di mercato.

Per il gruppo, oggi, la crescita aziendale si sta spostando dalle torri tradizionali a infrastrutture digitali avanzate: coperture internet indoor, rete 5G nella metropolitana di Milano e progetti di città intelligente (smart city) a Roma. In prospettiva futura, INWIT ha annunciato l'apertura a nuove opportunità commerciali per trasformarsi in un “ospite neutrale” con installazione e gestione diretta di antenne e piccoli computer per l'elaborazione rapida dei dati (edge computing), affittando poi il servizio a tutti gli operatori. Il gruppo valuta anche l'ingresso nel cloud tramite micro-impianti distribuiti sulle proprie torri, escludendo invece investimenti nei grandi e costosi data center degli hyperscaler.

Il management di INWIT ha, inoltre, confermato di voler gestire i debiti con anticipo. La società pianifica di sostituire il prestito obbligazionario da 750 milioni di euro (in scadenza a ottobre 2028) con un nuovo finanziamento entro la fine del 2027, muovendosi così con oltre un anno e mezzo di margine. Contestualmente i vertici hanno annunciato di aver allungato fino al 2031 la scadenza di altri prestiti bancari, tra mutui tradizionali e linee di credito flessibili, per un valore complessivo di 1 miliardo di euro.

Effetto

Riteniamo che INWIT, nonostante l’apertura all’adeguamento dei canoni all’inflazione, potrebbe essere orientata ad accettare solo una revisione prospettica, non sui canoni già pagati in passato, come forse sperato da TIM e Fastweb.

Ricordiamo che, secondo quanto riportato dalla stampa in passato, la richiesta di TIM e Fastweb sarebbe quella di una riduzione del 15% del canone annuo (un risparmio di circa 60 milioni di euro per ciascun operatore), ovvero la restituzione del beneficio dell'inflazione cumulata dal 2021 al 2023 (1,9% nel 2021, 8,0% nel 2022 e 5,4% nel 2023). A fronte di un'inflazione attesa nei prossimi anni nell'ordine del 2 - 3%, l'introduzione di un adeguamento prospettico, ad esempio del 3% come quello previsto nel Master Service Agreement tra MEDIAFOREUROPE ed EI Towers, avrebbe un impatto economico limitato per INWIT, rendendo un'eventuale concessione sull’adeguamento poco costosa ma potenzialmente utile per sbloccare il dialogo con i clienti.



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