Fibercop perde utenze a migliaia e bisticcia con Telecom Italia

Il Financal Times riporta che FiberCop, la società della rete di accesso,  è molto lontanda dai target previsti dal piano di sviluppo. Ci sono anche tensioni con il suo principale cliente, TIM.

Autore: Redazione

Fatto

Il Financial Times del weekend dedica un approfondimento a FiberCop, evidenziando come, a due anni dal closing dell’acquisizione della rete di accesso di TIM, alcune delle principali assunzioni industriali risultino inferiori alle attese. In particolare, FiberCop ha perso circa 800.000 linee attive nell’ultimo anno (-5% della base clienti) e, a giugno 2026, risultava 1,6 milioni di linee al di sotto del target originariamente previsto da KKR (maggiore azionista in FiberCop con una quota del 37,8%), con un impatto stimato di circa 230 milioni di euro di ricavi annui.

Il FT sottolinea inoltre le crescenti tensioni con TIM, che contesta gli aumenti tariffari introdotti da FiberCop, ha segnalato presunti problemi di qualità del servizio e sta cercando di rinegoziare al ribasso il contratto di lungo termine per l’accesso alla rete.

Sul fronte del consolidamento, il Governo starebbe ora privilegiando un accordo commerciale tra FiberCop e Open Fiber, mentre una fusione appare complessa per le persistenti divergenze sulle valutazioni, sugli obblighi di investimento e sulla struttura futura delle reti. L’articolo ricorda inoltre che l’eventuale integrazione tra FiberCop e Open Fiber entro fine 2026 potrebbe attivare un earn-out fino a 2,5 miliardi di euro a favore di TIM, ipotesi che appare sempre più difficile da realizzare.

Effetto

L'articolo evidenzia come alcune delle principali assunzioni alla base dell'investimento in FiberCop di KKR da 22 miliardi di euro (18,8 miliardi di euro + earn-out) non si siano finora materializzate, con una dinamica dei volumi significativamente inferiore alle attese iniziali. Il confronto in corso con TIM, principale cliente di FiberCop (circa l'80% dei ricavi), rappresenta un ulteriore elemento di rischio in una fase in cui la Società continua a registrare una contrazione delle linee attive nonostante gli aumenti tariffari introdotti negli ultimi anni e un take up rate FTTH ancora relativamente contenuto (23% a fine giugno, sostanzialmente in linea con quello di Open Fiber). Inoltre, per il raggiungimento della guidance 2026 (EBITDAaL organico +10% a circa 1,9 miliardi di euro) è necessaria una marcata accelerazione nel secondo semestre (circa +19%) dopo il calo dell’1,7% nel primo semestre.

Sul fronte strategico, riteniamo più probabile un’evoluzione verso forme di collaborazione di tipo commerciale o industriale tra FiberCop e Open Fiber. Una fusione societaria, pur potendo favorire la creazione di un’infrastruttura nazionale regolata, con maggiore visibilità dei ritorni attraverso un modello assimilabile alla RAB e quindi potenzialmente più attrattiva in vista di una futura IPO, ci sembra difficilmente perseguibile nel breve termine alla luce delle divergenze sulle valutazioni dei due asset e delle complessità antitrust legate alla sovrapposizione delle reti nelle aree nere, che potrebbero richiedere significativi remedies. In questo contesto, riteniamo sempre meno probabile l’attivazione dell’earn-out da 2,5 miliardi di euro previsto a favore di TIM entro fine 2026, che incorporiamo per circa il 5% nella nostra SOP di TIM.


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