Banche&Assicurazioni - La Manovra potrebbe costare 5 miliardi di euro

Ipotizziamo che circa il 30% del contributo 2027 derivi da maggiore tassazione, +2% dell’aliquota IRAP o IRES, e il restante 70% da misure di cassa. Impatto medio sull’utile per azione del -2,7%.

Autore: Redazione
Vista dall’alto di Torino con la cupola della Chiesa di San Massimo, il grattacielo Grattacielo Intesa Sanpaolo e le Alpi innevate sullo sfondo.

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Fatto

Il Documento Programmatico di Bilancio 2027 pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze conferma che la prossima Legge di Bilancio sarà finanziata anche tramite misure a carico del settore finanziario. Il documento non include i dettagli tecnici, rinviati al prossimo disegno di legge di bilancio e all’esito delle interlocuzioni in corso con le autorità europee. Il contributo è però quantificato come entrate strutturali e non una tantum: 0,21% del PIL nel 2027, 0,13% nel 2028 e 0,10% nel 2029. Sulla base delle stime di PIL nominale contenute nel documento, ciò corrisponderebbe a circa 5 miliardi di euro nel 2027 e a circa 11 miliardi di euro cumulati nel triennio 2027-29.

Il documento non indica la ripartizione dell’onere tra banche, assicurazioni e altre istituzioni finanziarie. Non specifica neppure quali misure costituirebbero un effettivo aggravio fiscale, distinguendole da quelle di natura temporale (differimento della deducibilità di DTA, rettifiche su crediti e avviamenti, anticipi d’imposta). Queste ultime sarebbero sostanzialmente neutrali a conto economico e inciderebbero soprattutto sulla liquidità e sui tempi di generazione di capitale.

Effetto

Le ipotesi circolate finora su IRAP, IRES, DTA e tassazione delle polizze RC auto restano quindi non confermate. Nel complesso, il pacchetto appare più ampio e più strutturale rispetto a quanto ipotizzato nelle nostre simulazioni precedenti.

Scenario base. Ipotizziamo che circa il 30% del contributo 2027 derivi da maggiore tassazione a conto economico, pari a un aumento di 2 punti percentuali dell’aliquota IRAP o IRES, e il restante 70% da misure di cassa e di natura temporale. L’impatto medio sull’utile per azione 2027 dei titoli in copertura sarebbe di circa -2,7%.

A livello di singoli titoli, l’impatto sarebbe sostanzialmente omogeneo tra le banche domestiche. Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi (basato sui numeri di consensus), Banco BPM, BPER e Credem registrerebbero un impatto di circa -3,0% sull’utile per azione 2027, mentre UniCredit sarebbe il titolo meno colpito (-1,1%), grazie al minor peso dell’Italia. Tra gli asset gatherer, l’impatto sarebbe di -2,7% per Mediolanum e -3,0% per FinecoBank. Per Unipol, l’impatto sarebbe di -3,2%.

Altri scenari. In uno scenario migliore, con circa il 20% del contributo derivante da maggiori imposte (equivalente a circa 1,5 punti percentuali di aliquota), l’impatto medio sull’utile per azione 2027 sarebbe di circa -2%. Uno scenario interamente basato su maggiore tassazione appare molto improbabile, poiché richiederebbe un aumento dell’aliquota di circa 7 punti percentuali, con un impatto medio sull’utile per azione di circa -9%.

Precedenti. Nelle ultime manovre il costo definitivo per il settore è sempre risultato ben inferiore agli annunci iniziali ed è stato realizzato prevalentemente tramite strumenti tecnici (differimenti di DTA, anticipi d’imposta) anziché con una tassa straordinaria diretta. L’impatto definitivo dipenderà dalla composizione delle misure nel disegno di legge di bilancio. Secondo le nostre stime, dovrebbe restare gestibile per il settore.



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