AZIMUT - Buoni dati di raccolta ad aprile
Il dato di aprile conferma che il momentum commerciale di Azimut rimane molto forte

Photo by Qi Yang/Getty Images
Fatto
Azimut ha riportato una raccolta netta pari a 1,5 miliardi di euro ad aprile, portando la raccolta da inizio anno a 6,1 miliardi di euro, già pari al 61% del target 2026 di 10 miliardi di euro. Le masse totali hanno raggiunto un nuovo massimo storico a 150,5 miliardi di euro (+6,8% da inizio anno).
Il mix della raccolta rimane solido, con 988 milioni di euro in soluzioni gestite (66%) e 497 milioni di euro in prodotti amministrati (34%) nel mese, portando il totale da inizio anno a 3,83 miliardi di euro di raccolta gestita e 2,26 miliardi di euro di raccolta amministrata.
A livello geografico, gli inflows sono stati trainati da Italia (847 milioni di euro) ed EMEA (370 milioni di euro), con un contributo delle Strategic Affiliates pari a 436 milioni di euro e dell’Asia-Pacifico a 27 milioni di euro.
Le Americhe hanno registrato deflussi per 195 milioni di euro, impattate dalle pressioni di mercato in Brasile legate alla volatilità nel mercato obbligazionario locale.
Per prodotto, i fondi comuni hanno contribuito per 772 milioni di euro, discretionary & advisory per 173 milioni di euro, fondi alternativi per 56 milioni di euro, life & pension per 48 milioni di euro e Strategic Affiliates per 436 milioni di euro.
Effetto
Il dato di aprile conferma che il momentum commerciale di Azimut rimane molto forte dopo il già solido primo trimestre 2026, con euro 6,1 miliardi raccolti nei primi quattro mesi e un ritmo già ampiamente superiore a quello necessario per raggiungere la guidance 2026.
Anche il mix resta favorevole, grazie a una componente gestita significativa, che continua a sostenere la visibilità sui ricavi ricorrenti.
Riteniamo che il forte contributo dell’Italia continui a riflettere sia la resilienza della rete domestica sia la crescente rilevanza di Nova Investment Management, che rimane un driver strutturale di inflws e supporta la nostra view di graduale riallocazione delle masse UCG precedentemente gestite da Amundi.
Nel complesso, i dati rafforzano la view di una piattaforma sempre più scalabile e diversificata. Il progetto TNB resta un catalyst di medio termine. Dopo la call del primo trimestre 2026, il management ha ribadito che le attività di remediation sono state completate e riviste dall’internal audit, con Banca d’Italia ora impegnata nella fase di follow-up assessment. Il timing rimane il principale elemento di incertezza su questo tema.
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