Speciale Iran e Mercati: Hormuz, Trump cerca alleati, mercati cauti

Borse in graduale stabilizzazione nonostante le tensioni in Medio Oriente: petrolio volatile dopo il picco da oltre 106 dollari, indici europei e Usa positivi e tassi leggermente in calo

Autore: Team Advisory&Gestione
Bandiera Iran con aerei militari

Photo by Anton Petrus/Getty Images

Tensioni USA-Iran mantengono il petrolio in area 100$

Rimane elevata la tensione dopo il bombardamento delle installazioni militari iraniane nei pressi dell’isola di Kharghub petrolifero essenziale per le esportazioni iraniane. Il presidente Trump starebbe inoltre valutando anche la possibilità di acquisire il controllo delle infrastrutture petrolifere dell’area, per soffocare economicamente il regime iraniano, pur nella consapevolezza che una tale mossa innescherebbe quasi certamente una risposta da parte della Repubblica Islamica a danno delle installazioni petrolifere degli altri paesi del Golfo. Dopo l’apertura in rialzo del petrolio Brent (spintosi oltre i 106 dollari al barile prima di ritornare in giornata in area 100), i mercati sembrano aver ritrovato un equilibrio (precario), con indici europei e USA positivi e tassi in leggero calo rispetto a stamattina.

Trump: coalizione per garantire il traffico a Hormuz

Il Presidente Usa, Donald Trump, sarebbe intenzionato a formare una coalizione di paesi, tra cui Regno Unito, Francia, Cina, Giappone e Corea del Sud, per ripristinare il traffico dello Stretto di Hormuz: fredda, se non gelida, l’accoglienza iniziale, con rifiuti più o meno formali da parte dei paesi interessati. Colpisce tra l’altro la presenza della Cina, a cui Trump avrebbe minacciato lo slittamento della visita prevista per fine mese sul suolo cinese.

Il Segretario del Tesoro americano Bessent, impegnato in questi giorni nelle negoziazioni preliminari con gli omologhi cinesi, ha tuttavia ridimensionato le dichiarazioni del Presidente, scollegando l’eventuale rinvio dei colloqui tra Trump e Xi dall’eventuale rifiuto cinese di intervenire nello Stretto.

Fosche anche le tinte dei riferimenti al futuro della NATO, nel caso in cui gli alleati non dimostrino sufficiente impegno a ripristinare il traffico marittimo, stando al presidente Usa.

Insomma, i mercati sembrano fare i conti con una cronicizzazione della situazione, a ormai oltre tre settimane dall’inizio del conflitto; ed è stata smentita dal ministro degli esteri iraniano la notizia di una richiesta di un cessate il fuoco, che ha ribadito con forza la posizione iraniana e ha affermato di aver fornito già l’autorizzazione a passare per lo Stretto ad un gruppo di navi. Al momento, il passaggio sarebbe stato reso disponibile solo per imbarcazioni indiane e cinesi, ragione che potrebbe spiegare il sostanziale differenziale di performance tra gli indici asiatici per la settimana passata (negativi il Nikkei giapponese ed il Kospi sudcoreano, positivo il CSI 300 di Shanghai), riflesso delle differenti capacità di accesso alle forniture petrolifere.

Impatto delle tensioni sui mercati e stabilizzazione del dollaro

In questa giornata dai tratti maggiormente distensivi, il dollaro prova a ricercare la soglia di 1,15 contro l’euro, in un clima che, se non può essere definito ancora di risk-on, perlomeno offre uno scenario meno scomposto rispetto a quanto visto nelle scorse settimane. In questo contesto, in tendenziale consolidamento lo spread del BTP rispetto al bund tedesco, ritornato in area 77 punti base, con il benchmark europeo che in giornata ha provato a ritrovare una maggior distanza dalla soglia psicologica del 3% assestandosi in area 2,93%. Ancora pochi, tuttavia, i riferimenti più costruttivi necessari per poter sostenere un corale rialzo dei metalli industriali, dall’andamento tendenzialmente laterale.



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