Speciale Iran e Mercati: Trump riaccende la tensione e zavorra le borse
Nel suo discorso alla nazione di mercoledì, il Presidente USA non ha dato messaggi distensivi, ma ha riaffermato propositi bellicosi

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Oggi è stata una giornata pessima per i mercati, rimasti in attesa di ricevere indicazioni di de-escalation da parte del Presidente Trump, che invece non sono arrivate.
Le dichiarazioni di Trump
Nel suo discorso alla nazione di mercoledì, il Presidente USA non ha dato messaggi distensivi, al contrario ha riaffermato propositi bellicosi.
Il riferimento alla durata dei principali conflitti dell’ultimo secolo (dalla Seconda Guerra Mondiale alla Guerra del Vietnam, come la logorante esperienza irachena), motivato ufficialmente dal contrasto con i "soli" trentadue giorni dell’operazione in Medio Oriente, non ha fatto altro che riportare alla memoria il ricordo di interventi prolungatisi più del previsto.
L’impressione dei mercati è stata quindi negativa e diretta verso un prolungamento del conflitto oltre le scadenze finora dichiarate (attualmente, ancora "due o tre settimane").
Il WTI supera il Brent
Trump ha delegato la riapertura dello Stretto di Hormuz agli alleati direttamente dipendenti dalle importazioni mediorientali. Torna quindi a spaventare il petrolio, con il benchmark statunitense WTI che ha sorpassato l’omologo europeo (il Brent) sfiorando i 114 dollari al barile. Sale a 200 dollari il prezzo di un barile di diesel in Europa (record dal 2022), con il mercato che inizia a prezzare una riduzione delle forniture nelle prossime settimane.
Poco convincente è stata anche la riunione virtuale tenuta dal Regno Unito con altri 35 paesi, che ha rimandato alla prossima settimana un incontro tra gli strateghi militari dei paesi coinvolti per elaborare una soluzione concreta per la riapertura dello Stretto.
I paesi dell’Unione Europea hanno comunque sottolineato come l’invio di qualsiasi mezzo militare sarà in primis subordinato alla cessazione delle ostilità, in quanto lo scopo primario è lo sminamento dello Stretto e l’aumento della fiducia degli operatori marittimi. Macron ha sostenuto proprio questo punto, riferendo come sia "non realistico" provare a riaprire lo Stretto con la forza.
Oman e Iran
A dare (sebbene poco) ossigeno alla seduta odierna, è stata la notizia di un accordo congiunto a cui starebbero lavorando Oman e Iran per il monitoraggio del traffico nello Stretto. E' quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro iraniano Kazem Gharibabadi, secondo il quale anche in tempo di pace il traffico dell’area dovrebbe rimanere sotto la supervisione dei due paesi. Un segnale minore di distensione, in quanto evidenzia il mantenimento di canali diplomatici con i paesi dell’area (pur nel contesto dei molteplici attacchi, soprattutto agli Emirati).
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