Speciale Iran e mercati - La fragilità della tregua spaventa le borse
Greggio di nuovo in rialzo, lo Stretto di Hormuz rimane chiuso. Le parti sono in disaccordo sulla questione del Libano

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Dopo l’entusiasmo di mercoledì, i mercati tornano a mostrarsi guardinghi a causa dell’instabilità del cessate il fuoco, che ha fatto di nuovo alzare il petrolio, con il WTI nuovamente in area 100 dollari al barile.
Lo scontro tra le parti si concentra principalmente sul Libano. Israele e Stati Uniti sostengono che la tregua non riguardi questo Paese. Lo speaker del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, afferma invece che il cessate il fuoco si estenda a tutti gli alleati di Teheran, Libano compreso. Un messaggio ribadito anche dal presidente Masoud Pezeshkian, che ha sottolineato l’inutilità dei colloqui se il Libano continua a essere bersagliato.
Per ritorsione, Teheran ha colpito alcune infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo, seppur con intensità inferiore, ma soprattutto ha nuovamente chiuso lo Stretto di Hormuz, rimasto aperto solo per poche ore.
Nel frattempo, le due delegazioni si preparano ai colloqui di sabato a Islamabad, in Pakistan: da un lato quella statunitense, guidata da JD Vance e affiancata da Kushner e Witkoff; dall’altro la squadra iraniana, con Ghalibaf nel ruolo di capo negoziatore. L’arrivo di quest’ultima è previsto per questa sera.
Sono inoltre emerse altre indiscrezioni da fonti iraniane su ulteriori richieste avanzate da Teheran: l’apertura dello Stretto durante il cessate il fuoco sarebbe limitata a 12-15 navi al giorno (contro una media pre-conflitto di circa 130), insieme alla richiesta di sblocco degli asset iraniani da parte degli Stati Uniti. Infine, non mancano le minacce da parte degli Houthi yemeniti, che potrebbero colpire lo stretto di Bab el-Mandeb, un altro snodo strategico fondamentale dell’area.
Nonostante il nuovo rimbalzo del petrolio, i mercati restano attendisti: listini sostanzialmente piatti tra S&P, Nasdaq e FTSE MIB, con il DAX di Francoforte che si qualifica come il peggiore della giornata a -1%.
I metalli preziosi vedono un andamento contrastato, con l’oro in positivo (+1%) e l’argento in calo.
Più negativa la reazione dell’obbligazionario: il Bund decennale è tornato al 3% e il BTP al 3,80%, mentre il Treasury decennale resta nel suo range tra il 4,2% e il 4,4%.
Il dollaro si indebolisce, probabilmente influenzato dalla ultima lettura del PIL statunitense, mentre l'inflazione PCE è rimasta in linea con le attese.
In questo articolo
Prova gratuita

