Speciale Iran e Mercati: la guerra sgretola le obbligazioni
Il petrolio Brent guadagna il 5% a 108 dollari al barile. Indice EuroStoxx 50 -1%. Tasso di rendimento del BTP +15 punti base al 3,98%. Lo spread si allarga a 93 punti base, massimi da giugno

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Iran e Stati Uniti provano a capirsi
Seduta negativa per il mercato azionario, con l’S&P500 in calo dello 0,50%.
Trump ha raccomandato all’Iran di prendere seriamente il piano proposto. L’Iran ha ufficialmente risposto al piano in 15 punti recapitato dai mediatori.
Secondo la fonte Tasnim News Agency, Teheran starebbe aspettando la controproposta di Washington. L’Iran ha puntualizzato alcune condizioni ritenute necessarie per la fine del conflitto: la cessazione degli attacchi su tutti i fronti, garanzie di sicurezza contro futuri attacchi, il completo controllo dello Stretto di Hormuz e risarcimenti per i danni subiti. I punti proposti da entrambe le parti sono molto netti, tant’è che, secondo l’Iran, la proposta di trattativa sarebbe solo un trucco.
Volontà di pace da entrambe le parti
Un alto ufficiale iraniano è stato intervistato da Reuters e ha rilasciato una serie di dichiarazioni. In sintesi, al momento non ci sarebbero ancora le condizioni per avviare negoziati, sebbene Turchia e Pakistan stiano cercando di favorire il dialogo tra le parti. La diplomazia non si è fermata e una soluzione può essere raggiunta, se a Washington prevarrà il buonsenso. Anche Trump ha rilasciato numerose dichiarazioni: incerto sul fatto che gli USA siano in grado di ottenere un accordo, ha elencato i vari obiettivi militari raggiunti e ha nuovamente criticato la NATO per il mancato supporto.
Arriva la fanteria
Nella giornata di domani dovrebbe completarsi l’arrivo delle seguenti unità: 2.200 Marines della 31st Marine Expeditionary Unit a bordo della USS Tripoli; circa 2.500 Marines della 11th MEU (“Pride of the Pacific”), in movimento dalla California con la USS Boxer. E' possibile attivazione della brigata dell’82nd Airborne Division (3.000 soldati pronti al dispiegamento entro 18 ore).
Le truppe non sarebbero sufficienti per un attacco massiccio, ma lo sarebbero per operazioni mirate, ad esempio sull’isola di Kharg, hub essenziale per l’esportazione di petrolio iraniano. Axios cita anche altre possibilità: invadere Larak, un’isola che aiuta l’Iran a consolidare il controllo dello Stretto di Hormuz.
L’avamposto strategico ospita bunker iraniani, mezzi d’attacco in grado di far saltare le navi mercantili e radar che monitorano i movimenti nello stretto.
Gli Stati Uniti puntano anche a prendere il controllo dell’isola strategica di Abu Musa e di due isole più piccole, situate vicino all’ingresso occidentale dello stretto, attualmente controllate dall’Iran ma rivendicate anche dagli Emirati Arabi Uniti. Mirano inoltre a bloccare o sequestrare le navi che esportano petrolio iraniano sul lato orientale dello Stretto di Hormuz.
Meno missili in volo
Il tema centrale è capire se questo forte dispiegamento sia solo a scopo difensivo o anche offensivo. Secondo alcuni analisti militari, il numero di missili lanciati dai due fronti è diminuito sensibilmente da metà marzo. In particolare, il rallentamento dal lato israelo-statunitense sarebbe dovuto alla carenza di nuovi obiettivi strategici, all’elevato costo del conflitto e, soprattutto, alla necessità di non impiegare troppe risorse, necessarie anche alla difesa di Taiwan.
Per gli Stati Uniti è infatti importante non lasciare eccessivamente scoperta l’isola in caso di un possibile attacco o di pressioni da parte della Cina. A questo proposito, è utile ricordare che il presidente Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping terranno il loro atteso vertice a Pechino il 14 e 15 maggio, dopo un rinvio che aveva generato nuova incertezza nelle relazioni tra le due maggiori economie mondiali. Il tema è rilevante perché il possibile intento di Washington è arrivare all’incontro con il fronte iraniano chiuso e in posizione favorevole, così da avere una leva negoziale più forte.
Mercato nervoso
Le borse europee rimangono in territorio negativo. La pressione torna a essere elevata nel mercato obbligazionario, con particolare difficoltà per i titoli decennali italiani, austriaci e olandesi. Negli USA, il Treasury, seppur in rialzo, rimane al di sotto del 4,4%. Rimane molto elevata la correlazione tra oro e borse: il bene rifugio per eccellenza si trova in territorio ampiamente negativo, così come i listini azionari. Il dollaro resta forte, consolidando l’area del livello di 1,15.
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