Asia in ribasso mentre si intensifica la guerra in Medio Oriente

Gli investitori temono che prezzi del petrolio persistentemente più alti possano alimentare l’inflazione e complicare il lavoro delle banche centrali

Autore: Redazione
Veduta aerea di un impianto chimico al crepuscolo.

Photo by very good/Getty Images

I mercati azionari asiatici scendono dopo due giorni di rialzi, mentre i prezzi del petrolio tornano a salire vicino ai 100 dollari al barile, a causa di nuove interruzioni dell’offerta nel contesto dell’intensificarsi della guerra in Medio Oriente.

Petrolio 

Due petroliere internazionali sono state attaccate nel Golfo Persico settentrionale, vicino a Iraq e Kuwait. I media iracheni hanno attribuito l’attacco all’Iran, alimentando i timori che il conflitto possa espandersi e compromettere a lungo le rotte energetiche.

I prezzi del greggio sono sostenuti anche da notizie di ulteriori attacchi contro navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz.

Al momento non sembrano sufficienti gli sforzi dei governi e delle istituzioni globali per stabilizzare i mercati. L’Iran ha avvertito che il mondo dovrebbe prepararsi alla possibilità che il petrolio raggiunga i 200 dollari al barile se il conflitto dovesse ulteriormente intensificarsi.

Gli investitori temono che prezzi del petrolio persistentemente più alti possano alimentare l’inflazione e complicare il lavoro delle banche centrali, che stanno già cercando di bilanciare il controllo dei prezzi con il sostegno alla crescita economica.

Listini asiatici

L’indice giapponese Nikkei 225 cala dell'1,5%

Il KOSPI della Corea del Sud cala dell’1%, mentre l’indice australiano S&P/ASX 200 scende dell’1,3%.

L’indice Shanghai Composite della Cina perde lo 0,2%, mentre lo Shanghai Shenzhen CSI 300 cede lo 0,3%. L’indice Hang Seng di Hong Kong va giù dell’1,2%.



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