TIM - FiberCop rinegozia il debito
Le scadenze verrebbero posticipate da giugno 2029 a giugno 2031, con un risparmio stimato di circa 75 milioni

Fatto
Il Messaggero riporta che FiberCop sta rinegoziando il debito da 10,5 miliardi di euro contratto per l’acquisizione della rete TIM, con circa l’80% delle banche del pool (23 istituti) favorevole all’estensione di due anni delle principali linee.
Le scadenze verrebbero posticipate da giugno 2029 a giugno 2031, con un risparmio stimato di circa 75 milioni e una riduzione del costo del debito con uno spread fisso di 225 punti base sul tasso di riferimento, inferiore ai precedenti step-up fino a 350 punti base.
La rinegoziazione avviene mentre la fusione FiberCop/Open Fiber (da cui dipende l’earn-out a favore di TIM) appare al momento improbabile per divergenze tra azionisti e livelli di indebitamento.
Effetto
Nella nostra SOP su TIM che ci porta ad un TP di euro 0,75 per azione attribuiamo una probabilità molto contenuta (5%, pari a circa euro 0,01 per azione) all’incasso dell’earn-out da 2,9 miliardi legato a un’eventuale combinazione societaria o accordo commerciale tra FiberCop e Open Fiber, alla luce della scadenza piuttosto ravvicinata fissata per fine anno.
Ricordiamo che secondo la stampa KKR avrebbe richiesto due pre-condizioni per un eventuale deal: a) un via libera informale preliminare della Commissione Europea, che a nostro avviso potrebbe essere accompagnato da rimedi strutturali (ad esempio la cessione delle aree nere in sovrapposizione) e da una verifica del rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato; b) una ricapitalizzazione di Open Fiber dell’ordine di 1-1,2 miliardi.
Ciò premesso, riteniamo che la rete unica rappresenti una precondizione strategica per una futura quotazione di FiberCop, verosimilmente non prima del 2027.
L’IPO potrebbe rappresentare una exit per i fondi attualmente investiti in FiberCop (KKR 37,8%, ADIA 17,5%, CPP 17,5%), consentendo al contempo alla società di evolvere verso un modello di utility quotata (stile Terna), con lo Stato come azionista di riferimento (attualmente MEF 16,0% e F2i 11,2%).
L’adozione di un framework regolatorio RAB-based potrebbe inoltre supportare un re-rating valutativo in area 15-20x EBITDAaL, rispetto all’entry multiple di 9x EBITDAaL (enterprise value di euro 18,8 miliardi) riconosciuto al closing dell’operazione a luglio 2024.
Azioni menzionate
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