Borse dell'Asia in calo, a WallStreet è sempre festa per i tech

La borsa di Hong Kong ha riaperto con un ribasso del 3%. Torna agli scambi Evergrande: +15%. Ieri il Nasdaq ha chiuso in rialzo dello 0,7%.

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La chiusura contrastata di Wall Street non fornisce indicazioni chiare e stamattina in Asia Pacifico, la borsa del Giappone si avvia a chiudere in ribasso la quarta seduta consecutiva: Nikkei -1,5% a 31.300, minimo dell’ultimo mese e mezzo.

Ha riaperto dopo la festività il mercato azionario di Hong Kong, l’Hang Seng perde il 3%. Il titolo Evergrande Group è tornato ad essere negoziato dopo la sospensione, inizialmente in rialzo di oltre il 40%, stamattina segna +15%.

Restano chiuse le borse della Cina e della Corea del Sud.

L’indice S&P ASX200 di Sidney perde l’1,2% dopo l’annuncio della banca centrale. La Reserve Bank dell’Australia ha confermato i tassi di interessi al 4,1% per il quarto meeting consecutivo. Il consensus si aspettava tassi invariati. Il governatore Michele Bullock avverte nel comunicato che la politica monetaria resta restrittiva.

Le borse dell’Europa dovrebbero aprire in ribasso, future EuroStoxx50 -0,3%. Ieri l’indice Ftse Mib di Milano ha chiuso in ribasso dell’1,4%.

La prima giornata del collocamento del secondo BTP Valore si è chiusa con richieste per 4,77 miliardi di euro da 162.000 soggetti. 

Il BTP decennale ha tenuto le posizioni in un’altra seduta di pressione sulle scadenze a lunga. Lo spread con il Bund si è ristretto a 187 punti base.

Intanto, per quanto riguarda il negoziato sul nuovo patto di stabilità, emerge che la settimana scorsa la presidenza spagnola ha inviato agli Stati Ue una bozza di compromesso sui punti critici. L’obiettivo è arrivare a un’intesa entro fine anno. Il documento raccoglie le richieste emerse durante l’Ecofin di Santiago de Compostela. Madrid ha cercato di non lasciare fuori niente, perlomeno per quel che riguarda i principi: sui numeri ci sarà confronto duro nelle prossime settimane. Trovano posto nella bozza le salvaguardie comuni; lo spazio fiscale per gli investimenti e gli incentivi alle riforme; l’equilibrio istituzionale (ruolo di Commissione e Parlamento Ue, rafforzamento del Consiglio); l’applicazione in modo credibile delle nuove regole e la titolarità nazionale. La Germania sembra però già non essere soddisfatta del testo. 

Vengono ipotizzate nel testo due salvaguardie: una riduzione media annua minima del debito, per un periodo di 14-17 anni, se il rapporto debito/Pil non viene portato o mantenuto al di sotto del 60% entro la fine dell’orizzonte di proiezione (ma non viene indicata la percentuale che andrà negoziata); una clausola che prevede che lo sforzo fiscale sia distribuito lungo l’intero periodo di aggiustamento per evitare che i governi concentrino le misure solo alla fine, scaricando gli oneri sulla legislatura successiva. Non cambia invece la riduzione di mezzo punto di Pil all’anno se un Paese supera la soglia del 3% di deficit annuale.

Ieri a Wall Street il Nasdaq è salito dello 0,7%, S&P500 invariato. Dow Jones -0,3%.

Macrovariabili

Treasury note a dieci anni a 4,67%, da 4,60% di ieri. Poco mosso il biennale, a 5,10%.

Bund a 2,92%, da 2,84% del giorno prima.

Euro dollaro alle corde, il cross scende per la settima seduta consecutiva, stamattina a 1,047, sui minimi da dicembre.

L’aumento dei tassi delle obbligazioni penalizza l’oro , stamattina a 1.823 dollari l’oncia, minimo da marzo, ieri -1%.

Le aspettative di una frenata dell’economia, non confermata dall’andamento dell’indice ISM manifatturiero diffuso ieri pomeriggio, penalizzano il petrolio. WTI del Texas a 88 dollari il barile, in calo dell’1% stamattina, ieri -2%. Brent a 90 dollari il barile.

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Marino Masotti

Caporedattore