Petrolio, surplus e geopolitica: cosa sta succedendo nel 2026
Il mercato petrolifero entra nel 2026 con un eccesso di offerta, ma le mosse degli Stati Uniti, il ruolo della Cina e il caso Venezuela rendono lo scenario energetico instabile.
Un nuovo scossone nell’ordine energetico mondiale
Dopo il 2025 segnato dalla revisione degli equilibri geostrategici globali, anche il 2026 si apre senza segnali di stabilità. Gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, continuano a influenzare l’ordine mondiale puntando su una leva chiave: il controllo dell’energia. Il petrolio resta al centro delle dinamiche economiche e politiche globali.
Surplus di offerta nel mercato petrolifero
Il mercato del petrolio arriva al 2026 con un chiaro eccesso di offerta. Dopo i tagli degli anni precedenti, l’OPEC Plus ha iniziato a rilasciare parte delle restrizioni produttive. Allo stesso tempo, la produzione nordamericana continua a mantenersi su livelli record.
A fronte di una domanda globale in crescita di circa un milione di barili al giorno, l’offerta potrebbe aumentare di circa tre milioni di barili. Questo squilibrio crea un surplus significativo, soprattutto nella prima parte dell’anno, contribuendo a una pressione ribassista sui prezzi del petrolio.
Il ruolo strategico della Cina
La Cina si conferma un attore centrale nel mercato energetico globale. Nonostante una crescita economica più moderata rispetto al passato, Pechino ha sorpreso con importazioni di petrolio superiori alle attese.
Scorte strategiche e acquisti scontati
L’aumento della domanda cinese non è legato solo ai consumi finali, ma soprattutto alla scelta di accumulare scorte strategiche. La Cina ha sfruttato il calo dei prezzi per fare magazzino, arrivando a stoccare fino a un milione di barili al giorno.
A favorire questa strategia sono stati anche gli sconti applicati su greggi provenienti da Russia, Venezuela e Iran, oggi tra i principali fornitori di Pechino. Tuttavia, le recenti mosse degli Stati Uniti contro questi Paesi potrebbero ridurre l’offerta disponibile verso la Cina nel corso del 2026.
Venezuela: riserve enormi, produzione limitata
Il Venezuela resta uno dei Paesi chiave del mercato petrolifero mondiale grazie alle sue immense riserve, paragonabili a quelle dell’Arabia Saudita. Tuttavia, la produzione è crollata negli ultimi decenni: dai picchi di tre milioni di barili al giorno si è scesi prima a un milione, poi fino a circa settecentomila barili.
Le recenti restrizioni imposte dall’amministrazione statunitense hanno ulteriormente limitato l’export venezuelano, rendendo il contributo del Paese all’offerta globale attualmente marginale.
Investimenti, qualità del greggio e raffinerie
Un ritorno ai livelli produttivi storici richiederebbe investimenti enormi, stimati tra i 100 e i 180 miliardi di dollari. Il costo di produzione è elevato, con un breakeven tra 70 e 80 dollari al barile, anche a causa della bassa qualità del greggio venezuelano, molto pesante e ad alto contenuto di zolfo.
Proprio per questo, le principali beneficiarie di un eventuale aumento della produzione sarebbero le raffinerie statunitensi, storicamente attrezzate per trattare questo tipo di petrolio.
Prezzi del petrolio e colli di bottiglia nella raffinazione
Nonostante l’eccesso di offerta sul lato della produzione, il settore della raffinazione presenta forti limiti. Gli scarsi investimenti degli ultimi anni hanno ridotto la capacità disponibile, creando colli di bottiglia.
Questo squilibrio ha già portato a margini di raffinazione molto elevati nel 2025 e potrebbe ripetersi anche nel 2026. Di conseguenza, il calo del prezzo del greggio non si riflette automaticamente sui prezzi alla pompa.
Shale oil, OPEC Plus e prospettive per il 2026
I prezzi più bassi stanno iniziando a influenzare la produzione, in particolare negli Stati Uniti. Il settore dello shale oil, noto per la sua elevata reattività, mostra già segnali di rallentamento.
Con il petrolio americano intorno ai 50 dollari al barile, potrebbero arrivare ulteriori riduzioni produttive. Anche l’OPEC Plus potrebbe riconsiderare l’aumento dell’offerta, favorendo un riequilibrio del mercato nella seconda metà del 2026.
Il petrolio resta una risorsa strategica
Le curve dei prezzi indicano una possibile ripresa graduale entro la metà del 2026. Nonostante surplus, tensioni geopolitiche e transizioni energetiche, il petrolio continua a essere un elemento strategico centrale negli equilibri economici e politici globali.