COMUNICAZIONE DI MARKETING

Tasso misto in euro di Societe Generale: 8,25% nei primi due anni, poi variabile

Societe Generale ha lanciato un nuovo bond in collaborazione con Intermonte che punta a cavalcare le attese del mercato sul futuro dei tassi. Con l’ISIN XS2699558305 l’obbligazione corporate senior dell’emittente francese propone una struttura mista.

Nei primi due anni paga una cedola a tasso fisso e nei successivi otto cedole ad un tasso variabile. Nei primi due anni a tasso fisso il bond premia l’investitore con l’8,25% lordo annuo, pagato in un’unica soluzione al termine dei due anni, per un cedolone pari al 16,5% lordo, pagato a novembre 2025 (13 novembre 2025). A partire dal terzo anno il prodotto paga cedole trimestrali variabili lorde legate al tasso di riferimento Euribor 3 mesi, con valore minimo 0% e valore massimo 5% (floor e cap). Il bond prevede anche, dal termine del secondo anno, la possibilità di richiamo anticipato ogni trimestre con rimborso del 100% del valore nominale a discrezione dell’emittente. In assenza di rimborso anticipato, il bond pagherà a scadenza (14 novembre 2033) il 100% del valore nominale (taglio minimo 1.000 euro). Il prodotto è denominato in euro e il prezzo d’emissione è pari a 1.000 euro (100% del valore nominale). Il bond è regolarmente quotato su EuroTLX di Borsa Italiana. Vi ricordiamo che in caso di vendita anticipata prima dei due anni vi verrà comunque riconosciuto il rateo di interesse accumulato durante il periodo di detenzione del titolo, con riferimento al tasso dell'8,25% annuo lordo.

L’obbligazione è emessa da SG Issuer con la garanzia di Societe Generale che attualmente gode di un rating A1 (Moody's) / A (Standard & Poor's) / A (Fitch). Parliamo quindi di una banca europea a rating elevato e di alto standing.

Ricordiamo che la cedola variabile è calcolata moltiplicando il valore nominale per un tasso variabile così determinato: si considera il tasso di riferimento (Euribor 3 mesi) rilevato due giorni lavorativi prima della data di pagamento della cedola precedente.

Perché una struttura mista: fisso e poi variabile?

La cosa più interessante però è cercare di capire perché è stata scelta questa struttura.

È un’obbligazione che tiene conto del fatto che abbiamo davanti a noi anni almeno un paio di anni d’incertezza su come potrà evolvere l’inflazione, e con essa i tassi. Il Bond punta, infatti, a massimizzare il rendimento nell’immediato. Poi, quando il quadro è atteso stabilizzarsi, lascia al tasso variabile performare.

Sono almeno quattro, infatti, i fattori d’incertezza che favoriscono una struttura ad alto rendimento nei primi due anni: l’esito delle negoziazioni salariali in USA, con possibili risvolti importanti anche per l’Europa, le tensioni geopolitiche, il ritmo della prosecuzione della transizione energetica e l’impatto della demografia.

Sul primo punto, ricordiamo che si stanno chiudendo gli accordi salariali in USA nel comparto automotive e non solo, con rialzi dei salari. Questo potrebbe avere risvolti su un aumento generalizzato dei prezzi dei prodotti di questo settore e anche di altri qualora questa decisione si dovesse allargare anche ad altri comparti industriali. Il tutto con potenziale impatto rialzista sull’inflazione. Sulle tensioni geopolitiche il culmine potrebbe essere proprio tra il 2024 ed il 2025. Il 2024 sarà un anno importante sul fronte elettorale: Taiwan già a gennaio 2024, poi le elezioni europee a giugno e a novembre quelle USA. Un intensificarsi delle tensioni tra blocco occidentale e filocinese potrebbe portare a nuove guerre commerciali tra le parti con impatti anche forti su materie prime e sull’inflazione. Alle elezioni europee e statunitensi rimane anche molto legato il tema della transizione energetica. In funzione di chi vincerà potrebbe esserci un’accelerazione o rallentamento della transizione energetica, con risvolti potenzialmente importanti sull’inflazione.

Per quanto riguarda la demografia invece, ricordiamo che nel decennio pre-pandemia l’invecchiamento della popolazione ha impattato in termini di contenimento dell’inflazione. L’invecchiamento della popolazione in prima battuta si traduce infatti in un calo dei consumi a vantaggio dei risparmi. La pandemia ha mescolato le carte, andando ad intaccare il tasso di partecipazione al lavoro. Ad esempio, negli USA nella fase post pandemica, posto pari a 100 il numero di persone oltre i 55 anni che possono andare a lavorare, sono tornati a lavorare meno di quelli ricompresi nella forza lavoro. La carenza di offerta di lavoro rispetto alla domanda ha contribuito all’aumento dei salari. Questo è un fenomeno molto legato anche alle politiche di sussidio e bonus lanciate durante e dopo la pandemia, ed è probabile che almeno parzialmente possa rientrare visto che, poco alla volta, i Governi stanno eliminando questi sussidi. Quale sarà il nuovo livello di equilibrio? Difficile dirlo, ma probabilmente siamo di fronte ad alcuni fattori strutturali. Nel breve ad ottobre l’inflazione Euro ha registrato un netto calo perché il confronto anno su anno è stato molto favorevole. Questa dinamica potrebbe durare ancora per qualche mese e dalla seconda parte del 2024 in avanti si vedrà quale sarà il vero punto di equilibrio. Considerazioni in merito all’impatto della transizione energetica, alla geopolitica e alla progressiva minore offerta di lavoratori a causa del citato invecchiamento, lasciano ipotizzare un’inflazione di equilibrio nei prossimi 5 anni ed oltre, superiore al 2% attualmente target di BCE e Fed. Il livello ipotizzabile potrebbe essere almeno 1% sopra tale livello, ossia intorno al 3%, ma come precisato, molto dipenderà dalla velocità ed intensità di alcuni dei trend citati tra cui, in primis, l’implementazione della transizione energetica oltre che l’evoluzione del quadro geopolitico.

Se a tutto ciò aggiungiamo che le banche centrali hanno chiaramente detto e confermato le intenzioni di mantenere tassi alti a lungo, appare chiaro che i prossimi due anni saranno ricchi d’incertezza.

Sottolineiamo infine che la scelta di mettere il cap al 5% per la gamba variabile (inferiore rispetto ad alcune emissioni recenti) è servita ad alzare il rendimento il più possibile nei primi due anni. Come si evince dal grafico sotto, effettivamente, negli ultimi 23 anni, l’Euribor 3 mesi è andato solo due volte poco oltre il 5%, con la crisi dot.com e con quella di Lehman Brothers (vedi grafico sotto). Due casi estremi di stress del mercato.

Immagine1

Disclaimer

Il Bond è soggetto ad un livello di rischio pari a 1 su una scala da 1 a 7. L’investimento in questa tipologia di Bond espone il risparmiatore al rischio default dell’emittente. Tutti i rendimenti espressi sono al lordo delle imposte.

La presente comunicazione non integra in alcun modo consulenza nemmeno generica o ricerca in materia di investimenti, non è stata preparata conformemente ai requisiti giuridici volti a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e non è soggetta ad alcun divieto che proibisca le negoziazioni prima della diffusione della ricerca in materia di investimenti.

Ricordiamo, prima dell’adesione, di leggere attentamente il prospetto di base, ogni eventuale supplemento, la nota di sintesi, le condizioni definitive e il documento contenente le informazioni chiave (KID) e, in particolare, le sezioni dedicate ai fattori di rischio connessi all’investimento, ai costi e al trattamento fiscale relativi ai prodotti finanziari ivi menzionati reperibili sul sito dell’emittente: clicca qui.

Per maggiori informazioni, leggere attentamente la pagina relativa alle avvertenze. Clicca qui.

 

COMUNICAZIONE DI MARKETING

Responsabile Soluzioni di Investimento ed Analista Tecnico