DHH - L'Italia del cloud che guarda ai mercati emergenti

Dhh vuole essere ancora più forte nei mercati emergenti dell’Europa e stare in allerta su India, Africa del Nord e Sud America, aree poco presidiare dai big del web hosting e del cloud computing. La società quotata su Euronext Growth Milan è alla  ricerca di realtà forti a livello locale che la possano aiutare ad espandersi con maggiore velocità. 

"Alla fine del 2021 abbiamo concluso l’acquisizione del 60% di Evolink, un cloud provider in Bulgaria con più tre milioni di euro di fatturato insieme a due operazioni più piccole in Italia e Croazia", rammenta a websim.it Giandomenico Sica, presidente di Dhh, mentre ricostruisce le principali attività dell’anno appena concluso. "In contemporanea, abbiamo completato la business combination tra lo special purpose vehicle Errera Technology e Icona, una scaleup milanese specializzata in assistenza da remoto in realtà aumentata. L’abbiamo quotata alla Borsa di Vienna e questo ha costituito per noi un ritorno molto interessante". 

Gli ultimi dati disponibili di DHH parlano di ricavi operativi a quota 9,6 milioni di euro nei primi sei mesi del 2021, contro i 3,7 dello stesso periodo dell’anno precedente. L’ebitda è stato di 3,5 milioni e il risultato netto si è attestato a 2,1 milioni. La politica di acquisizioni del gruppo andrà ad alimentare questa dinamica di crescita, favorita anche dalla leadership acquisita nel cloud hosting and computing nella zona del Sud Est europeo. Il business è caratterizzato da ricavi ricorrenti, provenienti piccole e micro imprese, e vive una fase espansiva sull’onda della digitalizzazione. 

"Dhh nasce nel 2015, quando l’ho fondata insieme ad Antonio Baldassarra", prosegue Sica, "la nostra idea era mettere insieme campioni locali del mondo del cloud computing a partire dalle geografie emergenti europee. La nostra prima acquisizione è stata in Slovenia, dove abbiamo rilevato il principale operatore di hosting coinvolgendo gli imprenditori nel progetto imprenditoriale di DHH. Dopodiché abbiamo fatto altre due operazioni tra Croazia e Serbia, per arrivare a quotarci in Borsa in piena Brexit nel 2016". 

Un’altra svolta importante per l’azienda è arrivata con il 2019, con l’idea di espandere il business anche al cloud computing. Oggi il modello di business di Dhh fa leva su un ecosistema di servizi, forniti da otto società autonome acquisite negli anni per effetto dell’attività di M&A. Il gruppo conta su un portafoglio di oltre 100mila clienti, con un balzo dimensionale che si è concretizzato nel maggio del 2020. In quella data, infatti, è arrivata l’ufficializzazione della fusione con Seeweb, uno dei principali cloud provider indipendenti italiani. "Nell’arco di quasi sette anni, la nostra azienda è passata dall’essere un’idea a un gruppo da più di 20 milioni di fatturato sparsi tra Croazia, Svizzera italiana, Bulgaria e Slovenia. Oggi, se qualcuno vuole entrare nel Sud Est Europa nel mondo del cloud, non può non passare da noi e contiamo di crescere in altri mercati emergenti, anche extra europei".

Il top management dell’azienda ora guarda verso l’Asia: "Sul fronte dell’M&A punteremo non solo agli operatori del Sud Est Europa, ma guarderemo a mercati interessanti come l’India, dove ci sono società con tecnologie enormi che parlano tutte l’inglese, a differenza della Cina. Ma ci sono altre possibilità interessanti in ambito nordafricano, che per molti aspetti è vicino a quello sudeuropeo, così come il mondo latinoamericano". 

In futuro, inoltre, l’azienda punterà forte sul settore cloud (che, ad oggi, pesa per circa la metà dei ricavi complessivi) e sulla migrazione dei dati su queste infrastrutture. "È un mercato in forte crescita, noi dal canto nostro ci siamo consolidati nella parte di public cloud e stiamo approcciando il mondo dell’hybrid cloud, ovvero l’utilizzo congiunto di piattaforme di private e public cloud".

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