Trump fa marcia indietro: mercati in rialzo, oro resiste

Trump ritira dazi e minacce sulla Groenlandia. Le Borse reagiscono positivamente, ma oro e argento restano forti tra geopolitica, Cina, AI e attese su Fed e banche centrali.

Caffè con Cesarano ristretto cover

Nuova retromarcia di Trump su dazi e Groenlandia

Ennesimo cambio di rotta di Donald Trump. Dopo le minacce di dazi dal 1° febbraio su otto Paesi europei e l’ipotesi di un’azione militare sulla Groenlandia, il presidente statunitense ha fatto marcia indietro. Dal palco di Davos sono arrivate parole più concilianti, seguite in serata dalla cancellazione ufficiale dei dazi del 10% che avrebbero colpito, tra gli altri, Germania, Francia e Danimarca.

Mercati finanziari pronti alla reazione

Una dinamica già vista: minacce, tensione e successiva ritirata. I mercati azionari statunitensi, penalizzati nelle fasi di incertezza, hanno reagito con un recupero, confermando che gli investitori conoscono ormai bene questo schema.

Oro e argento non cedono terreno

Diverso il comportamento dei metalli preziosi. Nonostante la distensione politica, oro e argento non hanno perso forza. L’oro è sceso solo temporaneamente sotto i 4.800 dollari l’oncia, per poi tornare sopra quel livello. L’argento, dopo un calo verso i 91 dollari, è risalito intorno ai 94.

Geopolitica, Cina e ruolo strategico dell’argento

La domanda resta sostenuta da più fattori: acquisti delle banche centrali, tensioni geopolitiche e il ruolo della Cina, che controlla gran parte delle esportazioni di argento raffinato. Un metallo chiave anche per la produzione di chip, soprattutto in un contesto di sviluppo dell’intelligenza artificiale a minore impatto energetico.

Intelligenza artificiale e big tech sotto i riflettori

Da Davos arrivano segnali incoraggianti anche per il settore tecnologico. Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha parlato di migliaia di miliardi di dollari di investimenti ancora da destinare all’intelligenza artificiale, rafforzando l’ottimismo sul comparto.

Attesa per le trimestrali USA

Il mercato guarda ora alle trimestrali dei big tech: Microsoft e Meta, poi Apple, Google e Amazon, fino ai conti di Nvidia a febbraio. Un passaggio chiave per capire la tenuta del rally tecnologico.

Fed, Bank of Japan e indipendenza delle banche centrali

Sul fronte macro, maggiore tranquillità sui bond giapponesi in vista della riunione della Bank of Japan. Negli Stati Uniti, attenzione all’indipendenza della Fed: la Corte Suprema sembra orientata a non assecondare le pressioni di Trump, un segnale positivo per i mercati.

Inflazione e prossime decisioni

In arrivo anche il dato sul PCE, l’indicatore d’inflazione più seguito dalla Fed. Le attese indicano una conferma della moderazione delle pressioni inflattive, mentre gli investitori si preparano alle prossime riunioni di politica monetaria.

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Antonio  Cesarano

Macroeconomista e Responsabile Strategia Finanziaria