Guerra in Iran, Fed e BCE agitano i mercati

Tensioni in Iran, verbali Fed più restrittivi e possibili cambi alla BCE. I mercati reagiscono tra rialzo del petrolio, corsa all’oro e crescente cautela sul dollaro.

Macro e Mercati_websim

Rischio guerra in Iran e impatto sui mercati

Secondo indiscrezioni riportate da Axios, la possibilità di un conflitto su vasta scala in Iran sarebbe elevata, con uno scenario di guerra potenzialmente prolungata. I colloqui a Ginevra tra Stati Uniti e Iran non avrebbero ridotto le tensioni.

I mercati hanno reagito con un’impennata dei titoli della difesa e un rialzo del petrolio, segnale di crescente preoccupazione per l’equilibrio geopolitico. Restano inoltre irrisolti i negoziati tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, con posizioni ancora distanti sul tema dei territori.

Fed: inflazione al centro, ipotesi rialzo tassi

Dalle minute della Federal Reserve emerge che alcuni membri avrebbero valutato un possibile rialzo dei tassi nei prossimi mesi. L’attenzione si sposta sempre più sull’inflazione, ancora sopra il target del 2%, mentre il mercato del lavoro viene considerato in fase di stabilizzazione.

Il CPI si attesta al 2,4% nell’ultima rilevazione. I riflettori sono ora puntati sul dato PCE e sulla prossima pubblicazione del PIL statunitense. Al momento, lo scenario prevalente resta quello di tassi invariati per diversi mesi.

Possibile addio anticipato di Lagarde

Nell’area euro si parla di un’uscita anticipata di Christine Lagarde dalla presidenza della BCE prima della scadenza del mandato nell’ottobre 2027. L’ipotesi di un addio prima di aprile 2027, in vista delle elezioni francesi, alimenta le speculazioni sui possibili successori.

Tra i nomi citati figurano Villeroy de Galhau, Schnabel e Kazaks, secondo quanto riportato dalla stampa internazionale.

Sondaggio BofA: oro in cima alle preferenze

Nel sondaggio di febbraio condotto da Bank of America tra i gestori, l’oro risulta l’investimento preferito dal 50% degli intervistati, pur con timori di una possibile bolla. Al secondo posto resta il posizionamento lungo sulle “Magnifiche Sette”.

Permane inoltre un diffuso pessimismo sul dollaro. Tra i rischi percepiti, l’arrivo di nuove politiche economiche potrebbe tradursi in rendimenti dei Treasury più elevati e in un ulteriore indebolimento della valuta statunitense.

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Gli analisti e i gestori di Advisory&Gestione di Intermonte